Archive for the 'Recensioni' Category

MADRI DI BICICLETTE di Massimo Fagioli

Posted by kinski on Giu 04 2009 | Firenze, Recensioni, Libri, Letteratura

Scendo le scale di casa mia, chiavi pronte per slucchettare la bicicletta legata al palo (ebbene sì, proprio ad un palo visto che non ci sono rastrelliere per le biciclette) e trovo sul sellino un volantino che pubblicizza un libro, un romanzo di un certo Massimo Fagioli che scopro vivere nel quartiere di Santo Spirito a Firenze, lo stesso dove abito io. Il titolo del libro è “Madri di biciclette”, la frase dell’introduzione recita così :
” … mentre le Amministrazioni gestiscono con affanno i problemi di mobilità e di inquinamento, la resistenza quotidiana è affidata all’impegno di pochi volonterosi pedalatori” … dovevo leggerlo!

Il libro è piacevole e a tratti divertente. Tutto il racconto, che oscilla tra episodi sovversivisi più o meno leciti di un associazione di ciclisti chiamata “Nouvelle Velò″ al cui interno operano segretamente le “Madri di biciclette”, è sapientemente condito da una costellazione di personaggi disegnati in modo macchiettistico che talvolta ricordano i ben più coloriti e profondi personaggi della saga Malaussene di Pennac. Proprio a questi personaggi e soprattutto al protagonista-presidente soprannominato simbolicamente Asfalto sono affidate le idee e le parole più ideologiche (qualche volta narrativamente sconnese suppur valide a mio parere, come se in puzzle incastri un pezzo a forza) su ecologia, viabilità alternativa, uso sconsiderato dell’auto e inefficienza delle istituzioni. C’è da dire che molte cose possono sfuggire ad un lettore non fiorentino, perchè oltre ad essere ambientato in una Firenze intasata dai problemi della viabilità tocca problematiche cittadine che per chi non è del posto può trovare difficoltà a comprendere. Resta comunque molto spassoso immaginarsi l’occupazione del “Palazzo Antico” da parte di un gruppo di ciclisti offesi e incazzati per aver assistito all’ennesimo sgombero delle biciclette legate al palo da parte dei carroattrezzi del comune o l’invasione di un tratto di autostrada operata da un centanio di biciclette scampanellanti. Insomma è un libro da leggere, soprattutto per chi è amante della bicicletta come mezzo di trasporto cittadino; aggiungo inoltre un invito a comprarlo per incentivare un autore nuovo come Fagioli (leggete una sua intervista qui) al suo secondo romanzo e una editoria che cerca di trovare nuove penne soprattutto nell’ambito locale come la Società Editrice Fiorentina.  

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Maristella Lippolis, Adele né bella né brutta

Posted by Biba on Mar 19 2009 | Recensioni, Libri

Maristella Lippolis, Adele né bella né brutta (Piemme, 2008). Pagine: 235. Prezzo: € 14,50.
Adele è una donna normale, né bella né brutta, come ce ne sono tante. Conduce una vita apparentemente tranquilla. Abita in un paesino del centro Italia, ha quarantacinque anni ed è sposata con Antonio, uomo dalle idee fortemente maschiliste e razziste. Non hanno figli e la loro vita scorre in un equilibrio precario ma comunque in equilibrio. Ha deciso di lasciare il lavoro nel momento in cui si è sposata, conducendo così un’esistenza da casalinga, occupata nella cura della sua abitazione e di suo marito, rinunciando per sempre al sogno più grande: diventare un famoso chef.
Questo va avanti fino a quando la vita della protagonista cambia radicalmente nel giro di pochissimo, appena nell’arco di un paio di mesi per un lasso che va da aprile a giugno. Tutto comincia nel momento in cui Adele scopre qualcosa di Antonio, che sembra avere un’amante. In questa sua scoperta, che porterà ad altro, si rivela di grande aiuto la moglie di suo cognato, Irina. Fino a questo momento il loro rapporto è stato solo superficiale, mai andato oltre i convenevoli, ma è nell’istante in cui Irina le chiede qualche suggerimento per migliorare le sue capacità in cucina che l’affinità muta di colpo portandole a una complicità e a una affinità notevoli. Quando poi Antonio decide di partire con suo fratello per qualche giorno, Adele e Irina affrontano invece un viaggio nel passato, iniziandolo con la visita a una vecchia zia di Adele, Clelia, padrona di un ristorante in un paese molto distante.
Nei giorni trascorsi insieme Adele affronta diverse esperienze dimenticate, sepolte per paura delle conseguenze, che hanno segnato però il cammino della stessa compreso il matrimonio. Riaffiorano dunque tutti gli errori, le occasioni perse, le riflessioni su ciò che è stato e ciò che è.
Al termine della breve ma intensa vacanza tornano a casa, qualcosa è cambiato ma Adele non si sente ancora pronta ad apportare grosse modifiche alla sua attuale vita, forse anche perché ha ancora bisogno di tempo per poter capire al meglio cosa fare e come comportarsi. Tutto questo fino a quando Antonio non le chiede di organizzare una cena in onore della sua candidatura alle elezioni provinciali, con una lista razzista di sua invenzione. Ed è proprio in occasione dell’evento la donna metterà darà forma alle proprie idee, al suo essere, nell’impresa di riprendersi una vita sua e più vera.
“Adele né bella né brutta” è romanzo piacevole, a volte ironico, a volte anche commovente, da leggere tutto d’un fiato.

Maristella Lippolis è nata a Ventimiglia ma vive a Pescara. È laureata in Giurisprudenza e lavora per la Provincia. A parte il suo lavoro, organizza anche laboratori di scrittura autobiografica e di storia orale. Ha pubblicato “La storia di un’altra”, che ha vinto il “Premio Chiara” nel 1999, e “Il tempo dell’isola”, entrambe con le edizioni Tracce.

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Terzani, Kapuscinski, Politkovskaja: viaggio nella vecchia e nuova Russia

Posted by kinski on Mar 16 2009 | Società, Recensioni, Politica, Libri, Letteratura

Sono le 13.40 di lunedì 19 agosto 1991 a Mosca, simbolo indiscusso e granitico dello strapotere sovietico c’è un colpo di stato, i neostalinisti cercano di far fuori Gorbacev. E’ l’inizio della fine. Il golpe dura tre giorni, i neostalinisti non hanno l’appoggio di nessuno, Gorbacev torna al potere ma solo per dimettersi poco dopo; Elsin, presidente della Russia, destituisce il partito comunista al potere e lo rende illegale. L’U.R.S.S. è morta, il comunismo finito, Lenin definitivamente sepolto.
Tiziano Terzani si trova sul lunghissimo fiume siberiano dell’Amur in quei giorni, sopra un barcone chiamato emblematicamente “Propagandist”. L’U.R.S.S. non era assolutamente una terra unica, ma un’unione neppure troppo unita, anzi spesso nemica, di razze e di popoli, di vecchi stati sovrani e potenti e di culture millenarie. Terzani freme, vuole andare a Mosca, sente di trovarsi nel preciso istante di un cambiamento epocale, eppure intorno a lui è tutto silenzioso, sull’Amur tutto è fermo, tutto è riamsto come ieri e come è da 70 anni. Pensa che forse è a Mosca che bisogna essere ora, pensa che laggiù a migliaia di chilometri di distanza dall’Amur nel cuore e nel cervello di questo infinito impero qualcosa stia succedendo lungo le strade, che anche il popolo stia parteciapando al radicale cambiamento della sua storia. Muoversi in Russia non è facile e il golpe dura troppo poco. Terzani arriverà a Mosca solo un mese e mezzo dopo quel 19 agosto a comunismo caduto. In quel mese e mezzo attraverserà tutta l’Asia centrale ascoltando le testimonianze di popoli per lo più sconosciuti o peggio dimenticati come i Tagiki, gli Uzbechi, i Kazaki, i Chirghisi e gli Armeni, passando per città cariche di storia come Samarcanda, Baku, Bukhara. Il suo è un viaggio affascinante che lo porta a stretto contatto con la povertà, la paura e il sospetto verso il prossimo che i 70 anni di comunismo sovietico hanno lasciato in quei paesi. Parallelamente risorgono il senso di rivalsa, il nazionalismo e il fondamentalismo religioso che trasformano l’Asia centrale in una polveriera pronta ad esplodere. In ogni città piccola o grande che sia vengono tirate giù le statue di Lenin con ogni mezzo a disposizione, tutte le statue, migliaia di Lenin fino alla Piazza Rossa di Mosca dove Terzani sussurra sotto gli occhi delle guardie del KGB “Buonanotte, signor Lenin” in quello stesso mese d’ottobre simbolo della rivoluzione.

Non è facile per chi, come me, ha comunque un profondo rispetto per l’ideologia comunista leggere attraverso le parole di Terzani il degrado sociale e l’apatia spirituale che gli anni del comunismo sovietico hanno consegnato ai popoli dell’Unione; ed è ancora più difficile per chi ha vissuto durante la guerra fredda nella convinzione che il comunismo sovietico fosse l’unica possibilità di riscatto sociale. Era tutto falso. L’ateicissima Unione Sovietica di Stalin era un cimitero a cielo aperto dove nel nome di una nuova religione terrena si potevano commettere eccidi, stermini e genocidi di massa. Kapuscinski giornalista freelance come Terzani , da polacco vittima del dominio sovietico, ripercorre nel suo Imperium un viaggio tra ricordi, racconti ed esperienze attraverso tutta l’Unione Sovietica dal 1939 al 1992. La sua penna è meno affascinante di quella di Terzani, grazie alla quale il paesaggio, i sapori e l’aspetto delle terre dall’Asia centrale fanno da contrappeso alla realtà sociale che in esse vive e si muove. Kapuscinski si sofferma sulla storia, sui tragici eventi che colpiscono, talvolta agnentando, il tessuto sociale russo e panrusso; la sua scrittura è più fredda, diretta ed inesorabile. “Imperium”  è una costellazione di fatti e situazioni che descrivono il tragico e drammatico fallimento del sistema sovietico, eppure nessuno, neppure in Russia, si aspettava che quel monolitico sistema sociale e amministrativo si potesse sgretolare con tale rapidità:
” (…) proprio prima del disfacimento dell’U.R.S.S., nella sovietologia occidentale in genere e tra i politologi americani in particolare, s’era diffusa la teoria che l’U.R.S.S. rappresentasse il modello del sistema più duraturo al mondo. (…), tra i politologi americani non ce n’era uno che avesse previsto la caduta dell’U.R.S.S.”. (TESTO INTEGRALE)
Come dire, il grande potere che può avere l’informazione e la propaganda sull’immagine e la forza del potere politico. Ed è proprio nell’informazione, o meglio, nei “viaggi collettivi della società russa nel mondo dell’informazione” che Kapuscinski vede uno dei due processi che hanno portato al crollo dell’U.R.S.S.(l’altro lo lascio scoprire alla vostra lettura). Lo stato sovietico teneva fortemente sotto controllo l’informazione e l’opinione pubblica a tal punto che era pericoloso anche solo esprimere un parere critico o contrario al sistema; ecco perchè la “Glasnost” introdotta da Gorbacev fu una vera e propria rivoluzione sociale e culturale. La fase di transizione che si vive non soltanto in Russia, ma in tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica ha portato grande scompiglio e indirizzi politici diversi in ogni nazione. Col grido morte al comunismo e viva la democrazia nei molti stati indipendenti nati dal crollo del ‘91 si può vedere di tutto; nella Russia federale c’è Putin che forse non è tanto diverso da uno Zar o da un segretario generale del vecchio partito comunista. Proprio come in passato si scopre che la maggior preoccupazione di Putin è quella di tenere sotto controllo l’opinione pubblica e quindi l’informazione. Tutti, o quasi, conoscono la giornalista Anna Politkovkaja uccisa “misteriosamente” nell’atrio del palazzo di casa sua a Mosca più di due anni fa. Lei raccontava le verità scomode, la tragica guerra cecena, i crimini commessi dall’esercito russo contro la popolazione, l’attentato al teatro Dubrovka dove fu instancabile mediatrica. Tutte verità che minano il buon nome di Putin che sulla lotta al terrorismo islamico e internazionale ha costruito la sua immagine e il suo potere. E’ stata uccisa da un sicario a faccia scoperta … “misteriosamente” … e non è stata l’unica. Dal 2000 la redazione del “Novaja Gazeta” il giornale dove Anna scriveva, nato nel ‘93 e da subito dichiaratosi indipendente, conta 5 vittime “misteriosamente” uccise oltre alle minaccie di morte ricevute da altri due giornalisti per le inchieste sul Caucaso e sull’uccisione della Politkovskaja stessa. Significative le parole del caporedattore Muratov che al rifiuto da parte della redazione di chiudere il giornale ha raccomandato di agire con cautela e di avere più rigardo per la propria vita. Proibito parlaresi intitola la raccolta di scritti della Politkovskaja uscita in Italia nel gennaio del 2007, edita da Mondadori: al suo interno un’interessante prefazione di Adriano Sofri e un insieme di articoli schietti e drammatici che ripercorrono le tragedie di una guerra che continua.
Non è tutto. Non figurano solo giornalisti nella lista di omicidi “misteriosi” della nuova Russia Federale, ma anche politici, e una in particolare una deputata e dirigente del partito “Russia Democratica” che si batteva per i diritti delle minoranze, soprattutto del Caucaso, e che già avevo incontrato nel libro di Kapuscinski; si chiamava Galina Starovoitova. Coraggiosamente aveva aiutato il giornalista ad entrare nel Nagorno Karabach, exclave armena in territorio azerbajgiano occupato dall’armata rossa e dalle milizie azerbajgiane. L’intento di Kapuscinski, far conoscere al mondo la situazione di quelle terre e il calvario del popolo armeno, l’intento della Starovoitova, fare in modo che Kapuscinski potesse vedere e parlare. Era il 1990, sarà uccisa “misteriosamente” otto anni dopo. Putin dichiarerà che non ci sono prove certe che si tratti di omicidio politico.
Venti anni fa crollava il muro di Berlino, la Russia federale compie 18 anni, ma il diritto all’informazione è un qualcosa che ancora non appartiene al popolo russo e panrusso.
Dovrebbe far riflettere la grande amiciazia che lega Putin a Berlusconi, dovrebbe far riflettere la considerazione che hanno questi due grandi amici dell’opinione pubblica.

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The Wrestler

Posted by sreckojurisic on Feb 06 2009 | Recensioni, Cultura, Cinema, Arte

Un attore, si sa, può recitare per tutta la carriera “se stesso” (Roberto Benigni) oppure può fare ruoli diversi allo stesso modo (Kevin Costner). Ma un attore non può fare tutti i ruoli e farli bene. Ci sono, pertanto, dei ruoli che solo un attore (e solo quello) può interpretare. È il caso di The Wrestler di Darren Aronofsky e del suo protagonista Mickey Rourke (Randy The Ram). Al di là del fatto che Rourke sia stato l’enfant prodige prima e terrible poi, di Hollywood e che abbia tirato professionisticamente di boxe, tirato più coca e leccato più fiche di tutti. Rourke è probabilmente il solo attore che alla fisicità un tempo rigogliosa e ora in decadenza poteva unire la recitazione genuina necessaria alla riuscita del progetto. Rourke è perfetto. Rourke sguazza tra le fialette di steroidi, Rourke ha il labbro pendulo, a Rourke scricchiolano le ginocchia quando fa stretching, Rourke ha il naso tappato (e la voce conseguente) di chi ha tirato su con le narici un elefante in polvere. Da vedere.

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Andrew Davidson, Gargoyle

Posted by Biba on Feb 05 2009 | Recensioni, Libri

Andrew Davidson, Gargoyle (Mondadori, 2008). Pagine: 478. Prezzo: € 20,00.
Una storia, un narratore che è lo stesso protagonista del romanzo. Così si mostra da principio “Gargoyle”. Lui è un uomo bellissimo, fisico scultoreo, viso perfetto, che nella vita fa l’attore e il produttore di film pornografici. La sua vita fin dalla nascita non è stata rosea così come dovrebbe essere l’infanzia di qualunque bambino.
Sua madre è morta alla sua nascita. Il padre non ha mai saputo chi fosse. È cresciuto con la nonna fino alla sua morte. Dopo aver perso anche lei, si ritrova a vivere con gli zii tossicodipendenti e che non hanno mai provveduto a lui nella maniera più adeguata. Finisce per questo motivo in un istituto fino alla maggiore età.
A questo punto della sua vita, gli unici interessi che ha sono la lettura e la curiosità per qualunque cosa lo circondi, ma soprattutto il suo interesse per il sesso. È allora che decide di fare del suo maggiore interesse la propria carriera. Questo prosegue fino a quando non ha un tragico incidente in macchina, dal quale ne esce vivo per miracolo, ma completamente ustionato in ogni parte del corpo. Viene quindi ricoverato in ospedale, dove rimane per diverso tempo. La sua vita è interamente distrutta, la sua carriera così come la sua casa di produzione, è solo, non ha più nessuno al suo fianco, neanche un amico, tanto che il suo pensiero è quello di farla finita.
Saranno le figure che incontra in ospedale le persone che diventeranno più importanti nella sua vita. Tra queste una in particolare, Marianne Engels, la quale arriva un giorno in maniera del tutto inaspettata e inizia a prendersi cura di lui.
Lei è una scultrice di gargoyle, una donna molto particolare e bella. È stata una paziente del reparto psichiatrico dello stesso ospedale, probabilmente affetta da schizofrenia. Nasce così questo rapporto che diventa sempre più intenso. Marianne lo cura standogli vicina e raccontandogli incredibili storie, mettendolo al corrente anche della sua convinzione di essere nata ben settecento anni prima.
Gli narra innumerevoli situazioni, stati, eventi, gli dice che loro stessi erano già stati amanti in Germania, quando lei era una suora amanuense e lui un mercenario gravemente ferito di cui si era presa cura e che aveva aiutato a guarire. Nasce allora un vero idillio, che sfocia in un sentimento d’amore che il protagonista non aveva mai provato. Ma con il passare del tempo giunge anche il giorno in cui può uscire dall’ospedale e andare a vivere con la sua Marianne, in cui tutto dovrebbe soltanto proseguire nel migliore dei modi…
Questo romanzo è stato definito un caso letterario internazionale, un Inferno dantesco ambientato nei nostri giorni, tanto da riuscire a tenere legato il lettore e a fargli credere l’impossibile.

Andrew Davidson è nato in Canada. Laureato in letteratura inglese, ha insegnato per diversi anni in Giappone, per poi tornare a Winnipeg (Canada) dove tutt’ora vive. “Gargoyle” è il suo primo romanzo.

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Paulo Coelho, Brida

Posted by Biba on Gen 20 2009 | Recensioni, Libri

Paulo Coelho, Brida (Bompiani, 2008). Pagine: 263. Prezzo: € 18,00.
“Voglio apprendere la magia”, è questa una delle prime frasi di questo splendido romanzo. La protagonista Brida è una giovane donna irlandese che vive a Dublino. Una delle sue passioni è sempre stato l’interesse per il mondo del soprannaturale e di tutto quello che può appartenere al mondo magico. È per questa ragione che inizia a frequentare vari tipi di corsi riguardanti questo campo particolare e accattivante. È per questo motivo che decide di incontrare un vecchio saggio che vive non molto lontano dalla sua città, nella speranza profonda di trovare in lui il maestro tanto cercato.
Da subito comunica all’uomo di voler apprendere la magia per poter capire i poteri dell’occulto e per rispondere ad alcune domande che riguardano la sua vita. Non sa ancora che da quell’incontro molte cose cambieranno, dentro e fuori sé stessa.
Il maestro la instrada quindi sul percorso per il quale lei lo ha cercato, ma in un modo tanto particolare, inaspettato, che deve servire proprio a fortificarla, a dare certezze a entrambi su quel che deve essere fatto.
Da quell’incontro Brida farà molta strada, cambierà, si aprirà a nuove conoscenze. Incontrerà un’altra figura, ovvero la sua maestra ufficiale, che la porterà alla piena consapevolezza di quel mondo che ha tanto ricercato, fino a farla arrivare alla cerimonia di iniziazione che le spalancherà completamente le porte del mondo magico e che la porteranno alla scoperta e alla risposta così intensamente attesa.
Tema di fondo, ma non meno principale, è l’amore e la ricerca di quella pienezza assoluta che soltanto questo sentimento è in grado di dare e di cui ogni essere umano vorrebbe essere protagonista. Per il quale ogni individuo vorrebbe perdersi almeno una volta nella propria esistenza.
Come sempre Paulo Coelho sa catturare il lettore e attrarlo fino all’ultima parola. È un romanzo appassionante e assolutamente coinvolgente, che butta il lettore in un magico capace di far dimenticare la realtà almeno per qualche istante.
Questo romanzo è il terzo lavoro dopo il grande successo de “L’Alchimista”.

Paulo Coelho è nato a Rio de Janeiro nel 1947 ed è considerato uno dei più grandi scrittore sulla scena mondiale. Le sue opere hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo, tra cui ricordiamo “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto” (1996), “Monte Cinque” (1998), “Veronica decide di morire” (1999), “Il Cammino di Santiago” (2001), “Undici minuti” (2003).

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Andrew Davidson, Gargoyle

Posted by Biba on Nov 11 2008 | Recensioni, Libri

Andrew Davidson, Gargoyle (Mondadori, 2008). Pagine: 478. Prezzo: € 20,00.

Una storia, un narratore che è lo stesso protagonista del romanzo. Così si mostra da principio “Gargoyle”. Lui è un uomo bellissimo, fisico scultoreo, viso perfetto, che nella vita fa l’attore e il produttore di film pornografici. La sua vita fin dalla nascita non è stata rosea così come dovrebbe essere l’infanzia di qualunque bambino.
Sua madre è morta alla sua nascita. Il padre non ha mai saputo chi fosse. È cresciuto con la nonna fino alla sua morte. Dopo aver perso anche lei, si ritrova a vivere con gli zii tossicodipendenti che non hanno mai provveduto a lui nella maniera più adeguata. Finisce per questo motivo in un istituto fino alla maggiore età.
A questo punto della sua vita, gli unici interessi che ha sono la lettura e la curiosità per qualunque cosa lo circondi, ma soprattutto il suo interesse per il sesso. È allora che decide di fare del suo maggiore interesse la propria carriera. Questo prosegue fino a quando non ha un tragico incidente in macchina, dal quale ne esce vivo per miracolo, ma completamente ustionato in ogni parte del corpo. Viene quindi ricoverato in ospedale, dove rimane per diverso tempo. La sua vita è interamente distrutta, la sua carriera così come la sua casa di produzione, è solo, non ha più nessuno al suo fianco, neanche un amico, tanto che il suo pensiero è quello di farla finita.
Saranno le figure che incontra in ospedale le persone che diventeranno più importanti nella sua vita. Tra queste una in particolare, Marianne Engels, la quale arriva un giorno in maniera del tutto inaspettata e inizia a prendersi cura di lui.
Lei è una scultrice di gargoyle, una donna molto particolare e bella. È stata una paziente del reparto psichiatrico dello stesso ospedale, probabilmente affetta da schizofrenia. Nasce così questo rapporto che diventa sempre più intenso. Marianne lo cura standogli vicina e raccontandogli incredibili storie, mettendolo al corrente anche della sua convinzione di essere nata ben settecento anni prima.
Gli narra innumerevoli situazioni, stati, eventi, gli dice che loro stessi erano già stati amanti in Germania, quando lei era una suora amanuense e lui un mercenario gravemente ferito di cui si era presa cura e che aveva aiutato a guarire. Nasce allora un vero idillio, che sfocia in un sentimento d’amore che il protagonista non aveva mai provato. Ma con il passare del tempo giunge anche il giorno in cui può uscire dall’ospedale e andare a vivere con la sua Marianne, in cui tutto dovrebbe soltanto proseguire nel migliore dei modi…
Questo romanzo è stato definito un caso letterario internazionale, un Inferno dantesco ambientato nei nostri giorni, tanto da riuscire a tenere legato il lettore e a fargli credere l’impossibile. Andrew Davidson è nato in Canada. Laureato in letteratura inglese, ha insegnato per diversi anni in Giappone, per poi tornare a Winnipeg (Canada) dove tutt’ora vive. “Gargoyle” è il suo primo romanzo.

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Vicki, Crsitina, Barcelona e Javier Bardem che sta lavorando per vincere il secondo Oscar

Posted by sreckojurisic on Ott 17 2008 | Recensioni, Cinema

Dopo aver appurato con compiacimento che il 87,9 % delle persone di mia conoscenza avevano molto amato Mar adentro con Javier Bardem, lo vidi anch’io, l’anno scorso. Mi piacque e poi vidi praticamente tutto ciò che Javier Bardem ha girato. Fino a Vicky, Cristina, Barcelona. No country for old men lo catalogai come un capolavoro, L’amore ai tempi del colera, no. La sua apparizione nell’ultimo film di Woody Allen (discreto svolgimento di un tema poco originale, Morandi direbbe «Si può dare di più») è sicura, pacata ed efficace anche se indubbiamente coadiuvata dall’ottima Pelenope Cruz e dalla città di Barcellona, la cui agenzia per la promozione turistica deve aver preso parte nei finanziamenti. Il film dimostra che dopo aver impersonato il killer dall’acconciatura improbabile, armato di un’ammazzavacche ad aria compressa, l’attore spagnolo è diventato quel tipo di attore la cui sola presenza garantisce la qualità del film e vale il costo del biglietto. Per intenderci, è quello stesso smalto, con un quid di europeo in più, che una volta possedevano Bob De Niro e Al Pacino. Ora ce l’ha lui e loro no, nemmeno se fanno un film insieme (come di recente hanno pur fatto). Pare che non basti più la faccia da stitico attempato del primo e gli occhi semistrabuzzati del secondo. ¡Qué te vaya bien, Javier! ¼br>

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The Mist

Posted by kinski on Ott 13 2008 | Recensioni, Cultura, Cinema

Sabato sera al cinema, scegliendo il film a caso tra le pagine di internet, stando attento più all’orario di inizio che al titolo da vedere , ho visto The Mist. Non sapevo assolutamente niente del film e solo durante l’intervallo, andando a prendere i pop-corn (come ogni buon spettatore medio del sabato sera) ho scoperto essere tratto da un racconto di Stephen King. Alla fine del film ero combattuto, non sapevo giudicare con precisione se mi era piaciuto oppure no. La trama, il contenitore se vogliamo, è quello dei più classici film dell’orrore: un gruppo di abitanti di una piccola cittadina del Maine rimane intrappolata all’interno di un piccolo supermercato da una fitta nebbia che al suo interno nasconde strane e mostruose creature. Ciò che distanzia il film dalla miriade di “grottesci” film dell’orrore che invadono le sale cinematografche è la messa a fuoco dell’occhio della cinepresa. Messa a fuoco sia a livello di trattazione della storia sia a livello tecnico - registico. Le mostruose creature, la nebbia misteriosa e il soprannaturale, diciamo così, sono e rimangono il contenitore che serve a trattare i più profondi rapporti interpersonali e sociali di una piccola comunità statunitense. Così l’uso accurato sia di primi piani che della camera a spalla servono a farci entrare nell’intimo di ogni personaggio scrutandone sentimenti, paure e violenza. La sentenza è inesorabile: più pericoloso della nebbia è il supermercato, più mostruosa delle crature sanguinarie è la piccola comunità che in preda alla paura scatena tutta la violenza e la follia di cui è capace. In una escalation terrificante invidia, gelosia, superstizione, follia mistico-religiosa distruggono quella apparente e falsa solidarietà che sembrava legarli.
Insomma, se si riesce a guardare oltre la semplice trama, per certe cose è sicuramente un film da vedere, forse non al cinema, ma sicuramente incuriosisce il mix tra genere horror, a tratti anche splatter, e analisi psicologica. Stupisce anche l’epilogo che risulta essere altro rispetto ai classici finali epici e risolutivi americani. Molto buona la regia di
Frank Darabont che riesce ad alimentare il pathos con un sapiente uso della macchina da presa.  

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Diane Setterfield, La tredicesima storia

Posted by Biba on Set 09 2008 | Recensioni, Libri

 

Diane Setterfield, La tredicesima storia (Mondatori, 2007). Pagine: 420. Prezzo: € 18,00.

In effetti, la tredicesima storia nel libro di racconti di Vida Winter non era mai esistita. Vida Winter è una famosa scrittrice che, nel corso della sua vita, nessuno è mai riuscito a conoscere. Niente circa la verità sulle sue origini, sulla sua famiglia, sul suo passato. In ogni intervista ha sempre inventato una storia diversa. «Tutti i bambini mitizzano la loro nascita. È un tratto universale. Volete conoscere qualcuno? Mente, anima e cuore? Chiedetegli di raccontarvi quando è nato. Ciò che ne ricaverete non sarà la verità; sarà una storia. E niente è più rivelatore di una storia». Fino a quando decide un giorno di raccontare la verità. Decide allora di contattare la giovane Margaret Lea. Margaret Lea è una libraia antiquaria, cresciuta dentro la libreria del padre, dove ha coltivato la passione per le biografie letterarie in cui di tanto in tanto si cimenta. Un giorno viene contattata, con una lettera, dalla famosa scrittrice Vida Winter, di cui lei conosceva appena l’esistenza, interessandosi solo di scrittori antichi e non più in vita. L’arrivo di questa lettera giunge, quindi, a sconvolgere il suo equilibrio. Dopo numerose esitazioni, decide di partire per raggiungere l’anziana scrittrice nelle campagne dello Yorkshire. Superate la freddezza e la durezza iniziali della sua interlocutrice, Margaret inizia a scrivere la sua biografia, ritrovandosi subito stregata dalla storia della famiglia Angelfield, arrivando poi al misterioso racconto che Vida Winter non ha mai voluto pubblicare.

Diane Setterfield è nata a Reading. È una studiosa di letteratura francese del ventesimo secolo. Vive nello Yorkshire e questo è il suo primo romanzo.

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