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Cronaca, aggredito un pakistano… Ah sì?!

Posted by emionirico on Apr 16 2009 | Società, News, Sfoghi, Opinioni, Italia, Notizie, Cronaca



Ciao a tutti, quest’oggi vorrei portare alla vostra attenzione un fatto di cronaca gravissimo, accaduto un paio di settimane fa, accompagnato da un caso di disinformazione altretttanto gravissimo da parte dei nostri organi di stampa e di informazione nazionali. Premetto che questo gravissimo episodio, per essere compreso appieno, deve essere osservato mettendo da parte per un attimo, ma del tutto, le proprio simpatie e/o inclinazioni ideologiche relative alla politica che possano tradursi nello schierarsi dall’una o dall’altra parte, cosa che non porterebbe a nulla se non al solito scontro verbale a colpi di paroloni come “libertà“, “democrazia” e “diritto alla vita” col risultato di allontanarsi sempre più dai fatti. Per questo ci sono già Lupi, Gasparri, Cicchitto, solo per citarne alcuni. Torniamo ai fatti: lunedì 23 Marzo un Pakistano di 35 anni, Mohammad Basharat è il suo nome, lavoratore ed immigrato regolare in Italia, è stato aggredito a Tor Bella Monaca (Roma), mentre era fermo al semaforo sul suo furgone, da un gruppo di ragazzi, molto probabilmente italiani. Il malcapitato è finito in coma e versa in condizioni gravissime, tanto che a causa dell’emorragia cerebrale è stato operato al cervello ma le sue condizioni restano sostanzialmente disperate. La moglie, incinta di 3 mesi, ha abortito a causa del forte stress emotivo. In due parole, una vita ed una famiglia distrutte. L’ipotesi più accreditata, anche l’unica plausibile, è quella di un attacco xenofobo perpetrato sostanzialmente “a caso” su un immigrato per punirlo della sua “grande colpa” di essere straniero. Questa notizia francamente mi ha sconvolto. Ma non finisce qui. L’altro aspetto davvero inquietante è sul come, dove e quando sono venuto a conoscenza di questo gravissimo caso di cronaca. L’ho saputo infatti per caso, facendo zapping, e da TG4 (Rete 4), che non guardo assolutamente mai e che è quanto di più lontano ci possa essere relativamente ad una buona informazione. E quando? Domenica 29 Marzo, ovvero 6 giorni dopo che questo episodio orrendo è avvenuto. Vi dico che lo stesso giorno (29 Marzo) ho visto altri 2 telegiornali nazionali sulla Rai ed entrambi hanno dato ampio spazio ai morti accoltellati durante risse varie avvenute tra pregudicati e mezzi criminali a Roma, Milano ed Arezzo, ma nessuno ha speso neanche 5 secondi per riportare la vicenda del povero Pakistano di Tor Bella Monaca. Ma non finisce qui: io guardo il TG1 delle 20.00 tutti i giorni perché, nonostante il dazio di vedere tutti i giorni Italo Bocchino, ritenevo che almeno per i fatti gravi di cronaca fosse abbastanza equo. Ebbene, non c’è stata traccia alcuna di questo fatto gravissimo né il 23, ovvero quando il fatto è successo, né tantomeno nei giorni successivi. Potrebbe bastare, ed invece c’è dell’altro, purtroppo. Passiamo alla carta stampata nazionale, ovvero Corriere e Repubblica (entrambi online). Anche in questo caso non c’è traccia del fatto che qui ho riportato. Se andate a guardare il database dei fatti di cronana avvenuti nelle settimane precedenti non troverete nulla a questo riguardo. Al seguente link trovate, ad esempio, i fatti di cronaca del 23 Marzo de La Repubblica:

http://www.repubblica.it/cronaca/indici/index_9.html

L’unico spazio al gravissimo attacco xenofobo lo trovate sul Messaggero di Roma (a distanza di 6 giorni dal fatto):

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=52593&sez=HOME_ROMA

Altri trafiletti che riportano il fatto li trovate su siti minori di informazione locale o forum. Di seguito ne riporto un paio:

http://www.romatoday.it/cronaca/aggredito-pakistano-a-tor-bella-monaca.html

http://roma.indymedia.org/node/9068

Io mi auguro che qualcuno che leggerà questo mio intervento possa smentirni, possa dimostrarmi che forse dormivo mentre i TG nazionali, il Corriere e la Repubblica davano questa notizia gravissima e che quindi il dramma di una persona e di una famiglia dovuta alla demenza xenofoba, ottusa ed ignorante di un gruppo di lobotomizzati, non si accompagni ad un’informazione altrettanto ottusa e tendenziosa. Altrimenti a me vengono in mente pensieri strani. Ad esempio che una notizia del genere, in cui la vittima è un extracomunitario regolare e non un italiano, è in controtendenza con l’iniezione quotidiana di paura, diffidenza ed odio xenofobo verso gli stranieri (preferibilmente romeni), che le televisioni ed i giornali nazionali ci sparano in vena ogni giorno (pensate alla Caffarella ad esempio). A questo proposito concludo chiedendovi un piccolo sforzo: per un attimo, concentratevi sui fatti di stupro e di violenza che hanno avuto uno spazio spropositato su telegiornali e giornali ultimamente in questo “democraticissimo” paese. Bene, adesso provate ad immaginare cosa sarebbe successo se il fatto gravissimo che ho riportato fosse stato perpetrato da un gruppo di romeni ai danni di un nostro connazionale…

Ciao, Jacopo

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Terzani, Kapuscinski, Politkovskaja: viaggio nella vecchia e nuova Russia

Posted by kinski on Mar 16 2009 | Società, Recensioni, Politica, Libri, Letteratura

Sono le 13.40 di lunedì 19 agosto 1991 a Mosca, simbolo indiscusso e granitico dello strapotere sovietico c’è un colpo di stato, i neostalinisti cercano di far fuori Gorbacev. E’ l’inizio della fine. Il golpe dura tre giorni, i neostalinisti non hanno l’appoggio di nessuno, Gorbacev torna al potere ma solo per dimettersi poco dopo; Elsin, presidente della Russia, destituisce il partito comunista al potere e lo rende illegale. L’U.R.S.S. è morta, il comunismo finito, Lenin definitivamente sepolto.
Tiziano Terzani si trova sul lunghissimo fiume siberiano dell’Amur in quei giorni, sopra un barcone chiamato emblematicamente “Propagandist”. L’U.R.S.S. non era assolutamente una terra unica, ma un’unione neppure troppo unita, anzi spesso nemica, di razze e di popoli, di vecchi stati sovrani e potenti e di culture millenarie. Terzani freme, vuole andare a Mosca, sente di trovarsi nel preciso istante di un cambiamento epocale, eppure intorno a lui è tutto silenzioso, sull’Amur tutto è fermo, tutto è riamsto come ieri e come è da 70 anni. Pensa che forse è a Mosca che bisogna essere ora, pensa che laggiù a migliaia di chilometri di distanza dall’Amur nel cuore e nel cervello di questo infinito impero qualcosa stia succedendo lungo le strade, che anche il popolo stia parteciapando al radicale cambiamento della sua storia. Muoversi in Russia non è facile e il golpe dura troppo poco. Terzani arriverà a Mosca solo un mese e mezzo dopo quel 19 agosto a comunismo caduto. In quel mese e mezzo attraverserà tutta l’Asia centrale ascoltando le testimonianze di popoli per lo più sconosciuti o peggio dimenticati come i Tagiki, gli Uzbechi, i Kazaki, i Chirghisi e gli Armeni, passando per città cariche di storia come Samarcanda, Baku, Bukhara. Il suo è un viaggio affascinante che lo porta a stretto contatto con la povertà, la paura e il sospetto verso il prossimo che i 70 anni di comunismo sovietico hanno lasciato in quei paesi. Parallelamente risorgono il senso di rivalsa, il nazionalismo e il fondamentalismo religioso che trasformano l’Asia centrale in una polveriera pronta ad esplodere. In ogni città piccola o grande che sia vengono tirate giù le statue di Lenin con ogni mezzo a disposizione, tutte le statue, migliaia di Lenin fino alla Piazza Rossa di Mosca dove Terzani sussurra sotto gli occhi delle guardie del KGB “Buonanotte, signor Lenin” in quello stesso mese d’ottobre simbolo della rivoluzione.

Non è facile per chi, come me, ha comunque un profondo rispetto per l’ideologia comunista leggere attraverso le parole di Terzani il degrado sociale e l’apatia spirituale che gli anni del comunismo sovietico hanno consegnato ai popoli dell’Unione; ed è ancora più difficile per chi ha vissuto durante la guerra fredda nella convinzione che il comunismo sovietico fosse l’unica possibilità di riscatto sociale. Era tutto falso. L’ateicissima Unione Sovietica di Stalin era un cimitero a cielo aperto dove nel nome di una nuova religione terrena si potevano commettere eccidi, stermini e genocidi di massa. Kapuscinski giornalista freelance come Terzani , da polacco vittima del dominio sovietico, ripercorre nel suo Imperium un viaggio tra ricordi, racconti ed esperienze attraverso tutta l’Unione Sovietica dal 1939 al 1992. La sua penna è meno affascinante di quella di Terzani, grazie alla quale il paesaggio, i sapori e l’aspetto delle terre dall’Asia centrale fanno da contrappeso alla realtà sociale che in esse vive e si muove. Kapuscinski si sofferma sulla storia, sui tragici eventi che colpiscono, talvolta agnentando, il tessuto sociale russo e panrusso; la sua scrittura è più fredda, diretta ed inesorabile. “Imperium”  è una costellazione di fatti e situazioni che descrivono il tragico e drammatico fallimento del sistema sovietico, eppure nessuno, neppure in Russia, si aspettava che quel monolitico sistema sociale e amministrativo si potesse sgretolare con tale rapidità:
” (…) proprio prima del disfacimento dell’U.R.S.S., nella sovietologia occidentale in genere e tra i politologi americani in particolare, s’era diffusa la teoria che l’U.R.S.S. rappresentasse il modello del sistema più duraturo al mondo. (…), tra i politologi americani non ce n’era uno che avesse previsto la caduta dell’U.R.S.S.”. (TESTO INTEGRALE)
Come dire, il grande potere che può avere l’informazione e la propaganda sull’immagine e la forza del potere politico. Ed è proprio nell’informazione, o meglio, nei “viaggi collettivi della società russa nel mondo dell’informazione” che Kapuscinski vede uno dei due processi che hanno portato al crollo dell’U.R.S.S.(l’altro lo lascio scoprire alla vostra lettura). Lo stato sovietico teneva fortemente sotto controllo l’informazione e l’opinione pubblica a tal punto che era pericoloso anche solo esprimere un parere critico o contrario al sistema; ecco perchè la “Glasnost” introdotta da Gorbacev fu una vera e propria rivoluzione sociale e culturale. La fase di transizione che si vive non soltanto in Russia, ma in tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica ha portato grande scompiglio e indirizzi politici diversi in ogni nazione. Col grido morte al comunismo e viva la democrazia nei molti stati indipendenti nati dal crollo del ‘91 si può vedere di tutto; nella Russia federale c’è Putin che forse non è tanto diverso da uno Zar o da un segretario generale del vecchio partito comunista. Proprio come in passato si scopre che la maggior preoccupazione di Putin è quella di tenere sotto controllo l’opinione pubblica e quindi l’informazione. Tutti, o quasi, conoscono la giornalista Anna Politkovkaja uccisa “misteriosamente” nell’atrio del palazzo di casa sua a Mosca più di due anni fa. Lei raccontava le verità scomode, la tragica guerra cecena, i crimini commessi dall’esercito russo contro la popolazione, l’attentato al teatro Dubrovka dove fu instancabile mediatrica. Tutte verità che minano il buon nome di Putin che sulla lotta al terrorismo islamico e internazionale ha costruito la sua immagine e il suo potere. E’ stata uccisa da un sicario a faccia scoperta … “misteriosamente” … e non è stata l’unica. Dal 2000 la redazione del “Novaja Gazeta” il giornale dove Anna scriveva, nato nel ‘93 e da subito dichiaratosi indipendente, conta 5 vittime “misteriosamente” uccise oltre alle minaccie di morte ricevute da altri due giornalisti per le inchieste sul Caucaso e sull’uccisione della Politkovskaja stessa. Significative le parole del caporedattore Muratov che al rifiuto da parte della redazione di chiudere il giornale ha raccomandato di agire con cautela e di avere più rigardo per la propria vita. Proibito parlaresi intitola la raccolta di scritti della Politkovskaja uscita in Italia nel gennaio del 2007, edita da Mondadori: al suo interno un’interessante prefazione di Adriano Sofri e un insieme di articoli schietti e drammatici che ripercorrono le tragedie di una guerra che continua.
Non è tutto. Non figurano solo giornalisti nella lista di omicidi “misteriosi” della nuova Russia Federale, ma anche politici, e una in particolare una deputata e dirigente del partito “Russia Democratica” che si batteva per i diritti delle minoranze, soprattutto del Caucaso, e che già avevo incontrato nel libro di Kapuscinski; si chiamava Galina Starovoitova. Coraggiosamente aveva aiutato il giornalista ad entrare nel Nagorno Karabach, exclave armena in territorio azerbajgiano occupato dall’armata rossa e dalle milizie azerbajgiane. L’intento di Kapuscinski, far conoscere al mondo la situazione di quelle terre e il calvario del popolo armeno, l’intento della Starovoitova, fare in modo che Kapuscinski potesse vedere e parlare. Era il 1990, sarà uccisa “misteriosamente” otto anni dopo. Putin dichiarerà che non ci sono prove certe che si tratti di omicidio politico.
Venti anni fa crollava il muro di Berlino, la Russia federale compie 18 anni, ma il diritto all’informazione è un qualcosa che ancora non appartiene al popolo russo e panrusso.
Dovrebbe far riflettere la grande amiciazia che lega Putin a Berlusconi, dovrebbe far riflettere la considerazione che hanno questi due grandi amici dell’opinione pubblica.

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Prove di inciucio Rai-Mediaset e Tg a senso unico. Non sarà ancora dittatura, ma qualcosa non quadra

Posted by alexkc on Feb 23 2009 | Società, Televisione, Berlusconi, Sfoghi, Politica, Italia, Opinioni, Cultura

Dubbi ne avevo già: è da qualche mese che l’Italia gira in maniera strana - strana per chi non segue le vicende con attenzione, per chi invece si dimostra un po’ più sveglio semplicemente le cose non quadrano. Un esempio lampante c’è stato a Sanremo. La presenza di Maria De Filippi e la vittoria del suo protetto mai è potuta sembrare più scontata. A livello televisivo vuol dire: non dobbiamo più preoccuparci del dualismo Rai-Mediaset - ormai è tutta una grande Endemol-Famiglia che lavora per il bene (?) del Paese.

Ma risulta invece sempre più evidente come tutta l’informazione spinga verso una sola direzione, quella di chi è al potere: lo stesso secondo posto di Povia lo vedo come una grossa provocazione, come a dire:non avevamo il coraggio di farlo vincere, ma ricordatevi che queste parole un po’ reazionario-nazional-popolari devono rimanervi impresse nella mente.

Poi mi guardo la fine del Tg1 di oggi (domenica) e nella rubrica libri si presentano due libri - uno a favore del ponte sullo stretto e un altro che ripercorreva la storia di un fascista del ventennio.

Passando poi ai programmi trash, Domenica In versione Sanremo era tutta una riabilitazione di Povia e una specie di demonizzazione politica dell’intervento di Benigni, con Sgarbi che diceva che la posizione della Chiesa riguardo all’omosessualità è un sacrosanto diritto. Certo che dare del malato a una persona solo per le sue scelte sessuali non mi pare poi così legittimo.

Saranno casi isolati e non collegabili tra di loro, ma a me pare che qualcosa nell’informazione non vada più. Io ho sempre più  l’impressione che nelle stanze di chi conta abbiano già deciso per i prossimi quattro anni che l’idea migliore è quella di spegnere una volta per tutte il cervello di noi esseri semi-pensanti. Auguri a tutti!

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Michelle e l’insostenibile fascino della bruttezza

Posted by Alessandra on Gen 26 2009 | Società, Politica, Opinioni, Estero

Mentre il mondo acclama la speranza del nuovo millennio, Barak-sono-molto-abbronzato-Obama, mi soffermo un attimo a considerare l’attenzione come sempre spropositata che i media dedicano alla consorte. Puntare sulla moglie per accalappiarsi le simpatie popolari è tradizione antica e universale, non c’è stata first lady che sia sfuggita all’analisi minuziosa della sua persona, e in genere la temperatura sale quanto più colei è bella, giovane o simil-tale, o al centro di tormentate vicende personali.

Non è questo il caso in questione: qui abbiamo una madre di famiglia, che dimostra esattamente l’età che ha, può sembrar tutto fuorchè una modella, e se ci capitasse di incontrarla al supermercato con addosso il maglioncino comprato all’upim e la stanchezza della giornata segnata sul viso, non esiteremmo a definirla brutta. Eppure.

Eppure gli americani sono impazziti per lei, è sotto i riflettori come poche, e soprattutto piace: motissimi commenti, poche critiche. Non è stata bistrattata nemmeno quando si è presentata all’insediamento del marito vestita di giallo canarino. Perché? L’elezione di suo marito è un evento storico, è la prima afroamericana a diventare first lady, ma  tutto questo non basta a giustificare la sua personale acclamazione popolare: e se il suo segreto fosse proprio il non esser bella?

Mi spiego: nella patinata immagine che ci viene ormai offerta del mondo dei potenti, quanto spesso succede che l’uomo del momento, giovane e aitante,  abbia al suo fianco una donna che non ha le misure giuste, né il naso all’insù, né le immancabili meches?

Michelle Obama (…ma non ci tengono al proprio cognome queste prime mogli americane?) è un modello raggiungibile per milioni di donne in tutto il mondo. I suoi fianchi grossi, l’andatura in fondo poco aggraziata, il volto dai lineamenti pesanti: quante donne riescono senza nemmeno rendersene conto a sentirsi simili a lei? Quante donne stanno oggi sognando che anche una bruttina sorridente può essere la regina incontrastata del palcoscenico?

Non è saggio fare pronostici quando si tratta di umori popolari, ma azzarderò: a meno di clamorosi passi falsi, Michelle rischia di essere la first lady più amata degli Stati Uniti d’America degli ultimi decenni. E il neo presidente rischia ben più di Clinton, se inciampa in una qualche stagista nella stanza ovale: credo che la solidarietà nei confronti della goffa e vivace Michelle supererebbe di gran lunga quella per Hillary, bionda e inamidata figlia dell’America bene.

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Gobierno ladrón e le prove generali di fascismo

Posted by sreckojurisic on Gen 23 2009 | Società, Televisione, Sfoghi, Politica, Opinioni, Italia

   La caratteristica di ogni Regime che si rispetti è la mancanza di stile che si palesa attraverso quotidiani esempi di comicità scadente da parte dei capi politici, pessime scuse, anch’esse quotidiane, per i crimini di stato.

   Quando tutto questo non basta il regime si avvale dei servigi di chi sempre gli è fedele: le forze armate, la polizia e simili. Gente di cui bisogna diffidare perché va in giro vestita sempre allo stesso modo, pericoloso esempio di servile omologazione.

   In Italia succede proprio questo: si sgomberano centri sociali, si sgombera la munnezza, si proibiscono manifestazioni. Il tutto con poderoso dispiegamento di forze in uniforme.

   Alemanno ha marciato su Roma, città in cui è praticamente impossibile commemorare l’antifascismo. La Gelmini propone di introdurre nelle scuole sempre più esercizio fisico. Il governo (rigorosamente con la minuscola) ha varato alcune leggi di segno lievemente razziale.

   Attendo trepidante il momento in cui Berlusconi si metterà, come il Duce, a sciare a petto nudo.

   Se gli dei ci sono, l’ultima trasmissione di Rete 4 prima di essere oscurata deve essere la diretta della lapidazione di Berlusconi con il suo sguardo vaccino, il fondotinta imperfetto e il grido che gli muore in gola.           

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Ma il Papa che ne saprà mai dei preservativi… e dei soldi?

Posted by alexkc on Ott 07 2008 | Società, Religione

M’hanno insegnato sin da piccolo a parlare delle materie che conosco. M’hanno insegnato che quando ci sono materie che non abbiamo toccato con mano è meglio farci i fatti nostri. Per questo io che quando prendo in mano un pennello c’ho ‘na tremarella terribile non mi lancerei mai a criticare questo o quel Picasso.

Ma il fedele Benedetto pare che invece se ne intenda di profilattici dato che ci ha sconsigliato di utilizzarli. Chi se ne frega delle varie malattie, AIDS compreso, se Benedetto 1punto6 ci dice che non sono da usare. In efffetti avevo già qualche dubbio… se fossero una cosa innocua non ci metterebbero quelle pericolosissime istruzioni su come infilarli.

Io mi chiedo: ma lui che dovrebbe non averli mai usati come fa a sapere che non va bene indossarli durante un rapporto sessuale. Escludendo che sulla Bibbia l’abbia potuto leggere, questa cosa resta un mistero fitto fitto.

Ma Benedetto 1.6 si lancia a parlare anche di soldi… dice che non hanno alcuna importanza… suona strano da chi come lui ha da una parte tutto pagato e dall’altra è colui che indirettamente è a capo della Banca Vaticana, la più ricca al mondo.

Ah… il belpaese delle contraddizioni!

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La taglia 36 vi sembra quella giusta?

Posted by alexkc on Set 30 2008 | Società, Sfoghi

Ho sempre avuto un brutto rapporto con le taglie dei vestiti. Con la camicia ad esempio non ci siamo mai capiti: perché dovrei capire dal collo se mi va bene? E se sono un culturista col collo taurino, ma un’altezza che sfiora il metro e cinquanta? Le donne però invece sembrano saperci fare molto più di me in fatto di abiti. Loro possono comprendere misteriosamente come dei colori possano accoppiarsi con altri colori senza far stridere gli occhi.

Ma qui non si vuole discutere dei meriti indiscussi delle donne, quanto di una qualcosa che proprio non va nella questione delle taglie. Anche tenendo conto delle mie scarse conoscenze delle taglie, facendo un bel giro con la mia ragazza in un negozio, ho potuto constatare come le misure dei vestiti, soprattutto per donne siano a dir poco senza senso: taglia unica - 36! Dico, ma 36 tra le ragazze chi riesce a indossarlo?

Il sapore dell’ipocrisia m’ha riempito acidamente la bocca. Parliamo tanto dell’anoressia, di come sia sbagliato lanciare messaggi fuorvianti e poi permettiamo che nei negozi la 36 sia una sorta di taglia unica?

E’ una cosa che mi ha dato da pensare molto e mi ha amareggiato: siamo vittime di un circolo vizioso in questo come in tanti altri casi. C’è poco da fare purtroppo e ciò che ci rimane in questo mondo fatto di immagine è parlarne e lamentarci sperando che il tempo porti un pizzico di saggezza dove ce n’è bisogno.

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“Rialzati Alitalia!”, tuonò il Cavaliere sorridendo

Posted by sreckojurisic on Set 25 2008 | Lavoro, Berlusconi, Società, Politica, Opinioni, Italia

La telenovela Alitalia sta prendendo le pieghe più inattese. Berlusconi ha scacciato il fantasma Air France e sta cercando di far acquistare la compagnia di bandiera a un gruppo di amici prestanome. Incontra, però, degli ostacoli che lo mandano in bestia. E ha ragione ad arrabbiarsi. Forse per la prima volta nella storia economica d’Italia i sindacati stanno facendo opposizione decente e non mera dietrologia. “Perché proprio a me?”, si chiederà il premier pseudocalvo. Sarebbe prematuro e da illusi parlare di atteggiamento rivoluzionario e di protesta riuscita ma godiamoci questo momento. Se l’ennesimo tentativo di mandare in rovina una compagnia nazionale per poterla svendere a prezzi da mercatino ad amici e parenti sta incontrando delle difficoltà (pure la Fiat si è salvata, e la scalata di Riccucci ha fallito), può essere che l’Italia si sia davvero rotta le palle di contruibuire alla creazione di un oligarchia di straricchi. Almeno si spera.  

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Noi occidentali come in una riserva indiana

Posted by xamav on Set 24 2008 | Economia, Società, Politica

Noi stiamo qui, nel nostro bell’occidente, che poi vorrei capire da che punto del globo terrestre devo partire per dire che quella è la partenza e che quindi da lì in poi io sto ad est e tutto il resto quindi sta a ovest… ma a parte queste elucubrazioni da libero spensatore… dicevo che noi stiamo nell’occidente che è come dire che stiamo nella bambagia, che abbiamo i soldi che escono dalle orecchie, che siamo più evoluti, più civili, più in gamba, più bravi, più giusti. Noi stiamo qui chiusi nelle nostre scatole al plasma o tft ricoperte in pvc a fare “cicciccì” davanti a ogni pseudoprogramma trasmesso. Trasmesso come lo direi per una malattia, trasmessa, che contamina, che mina la salute mentale. Entrando nel sottobosco della ragione e infilando i propri omini verdi pieni di pignatte, che poi dopo un po’ cambiano in mignotte.

Prostituzione: attività principale degli occidentali=noi.

Ultimamente ci sono piombate addosso le immagini delle Olimpiadi della falsità, nel frattempo si smazzava alla radice un po’ di umanità, qualche centinaia di persone lì, qualche altra centinaia da quell’altra parte del mondo, un raid a destra e uno a sinistra e così via… ci sono guerre che vanno avanti da mesi (guerre fresche) e guerre mai finite, guerre fatte di armi e guerre fatte di disperazione e politica e fame e necessità e… e noi? Ci siamo mai chiesti che forse ci cibano con tutte le varie stronzate, che spendiamo, che stiamo qui come in una riserva indiana perché dobbiamo esistere noi affinché esista la guerra? Che c’è bisogno di chi consuma, affinché ci sia chi si spara? Perché tanto ciò che portiamo addosso, in un certo senso, viene da lì.

Come un immenso gorgo che si autoalimenta.

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Cidade de deus

Posted by kinski on Set 17 2008 | Società, Libri, Letteratura, Cinema

Durante questa lunga e calda estate mi sono buttato nella lettura di un libro del quale non conoscevo l’esistenza fino al giorno in cui mi è capitato sotto mano mentre etichettavo un gruppo di libri in biblioteca (questa è una delle grandi fortune di lavorare in un posto pieno di libri). Il libro in questione è Cidade de Deus di Paulo Lins, titolo che è diventato famoso grazie al film omonimo, ma misteriosamente uscito in italia col titolo tradotto in inglese City of God di Fernando Meirelles. Due parole sul brutto viziaccio italico di cambiare titolo ai film stranieri: è pressoché incomprensibile il perchè in Italia il film debba essere conosciuto col titolo inglese, penso che non ci voglia un traduttore universale per capire che Cidade de Deus significa Città di Dio, anzi penso che sia molto più comprensibile che City of God visto che il portoghese è molto più simile all’italiano di quanto non lo sia l’inglese… ma tant’è noi ci teniamo il titolo inglese in nome dell’anglofonizzazione assoluta che gradualmente invade il pensar comune. 

Il film lo conoscevo già molto bene ed è per questo che ho comincato a leggere il libro. Presentato al festival di Cannes nel 2002 fece subito discutere per la crudezza con la quale metteva a nudo la realtà delle favelas di Rio, garantendosi così un buon successo di pubblico, ma non l’amata palma d’oro.  

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