Archive for the 'Firenze' Category

MADRI DI BICICLETTE di Massimo Fagioli

Posted by kinski on Giu 04 2009 | Firenze, Recensioni, Libri, Letteratura

Scendo le scale di casa mia, chiavi pronte per slucchettare la bicicletta legata al palo (ebbene sì, proprio ad un palo visto che non ci sono rastrelliere per le biciclette) e trovo sul sellino un volantino che pubblicizza un libro, un romanzo di un certo Massimo Fagioli che scopro vivere nel quartiere di Santo Spirito a Firenze, lo stesso dove abito io. Il titolo del libro è “Madri di biciclette”, la frase dell’introduzione recita così :
” … mentre le Amministrazioni gestiscono con affanno i problemi di mobilità e di inquinamento, la resistenza quotidiana è affidata all’impegno di pochi volonterosi pedalatori” … dovevo leggerlo!

Il libro è piacevole e a tratti divertente. Tutto il racconto, che oscilla tra episodi sovversivisi più o meno leciti di un associazione di ciclisti chiamata “Nouvelle Velò″ al cui interno operano segretamente le “Madri di biciclette”, è sapientemente condito da una costellazione di personaggi disegnati in modo macchiettistico che talvolta ricordano i ben più coloriti e profondi personaggi della saga Malaussene di Pennac. Proprio a questi personaggi e soprattutto al protagonista-presidente soprannominato simbolicamente Asfalto sono affidate le idee e le parole più ideologiche (qualche volta narrativamente sconnese suppur valide a mio parere, come se in puzzle incastri un pezzo a forza) su ecologia, viabilità alternativa, uso sconsiderato dell’auto e inefficienza delle istituzioni. C’è da dire che molte cose possono sfuggire ad un lettore non fiorentino, perchè oltre ad essere ambientato in una Firenze intasata dai problemi della viabilità tocca problematiche cittadine che per chi non è del posto può trovare difficoltà a comprendere. Resta comunque molto spassoso immaginarsi l’occupazione del “Palazzo Antico” da parte di un gruppo di ciclisti offesi e incazzati per aver assistito all’ennesimo sgombero delle biciclette legate al palo da parte dei carroattrezzi del comune o l’invasione di un tratto di autostrada operata da un centanio di biciclette scampanellanti. Insomma è un libro da leggere, soprattutto per chi è amante della bicicletta come mezzo di trasporto cittadino; aggiungo inoltre un invito a comprarlo per incentivare un autore nuovo come Fagioli (leggete una sua intervista qui) al suo secondo romanzo e una editoria che cerca di trovare nuove penne soprattutto nell’ambito locale come la Società Editrice Fiorentina.  

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Vietato andare in bicicletta, è indecoroso!

Posted by kinski on Mag 17 2009 | Firenze, Sfoghi, Opinioni

Qualche giorno fa su Repubblica.it è uscito un articolo che riportava gli allarmanti dati sulla mortalità stradale di chi va in bicicletta, ne risulta che la bicicletta è il mezzo più pericoloso. Calcolando come valore medio 1, per i ciclisti il rischio mortalità è 2,18 contro, ad esempio, lo 0,78 degli automobilisti. Cosa significa? Significa intanto che c’è più gente che va in bicicletta rispetto al passato (come si può constatare anche da qui) che nella tragicità del dato è l’unica cosa positiva (a mio parere), ma significa soprattutto che non c’è il minimo rispetto per chi ci va visto che dubito fortemente che un ciclista si schianti a 100 all’ora su un palo lungo la tangenziale. Ora l’articolo di Repubblica.it chiedeva nel suo blog di chi fosse la colpa secondo chi legge, se dei ciclisti irrispettosi delle regole stradali o degli automobilisti irrispettosi dei ciclisti; alcune risposte sono estremamente esilaranti, c’è chi dice che i ciclisti andrebbero eliminati perchè sono un pericolo pubblico o chi, geloso di pagare la sua tassa sull’automobile, ipotizza di dotare le biciclette di targa e bollo in quanto utilizzano le strade! Forse nessuno gli ha spiegato che sono nate prima le strade delle automobili e che sono state pensate per far muovere tutti gratuitamente principalemente a piedi. A me fa incazzare solo il fatto che si metta in discussione l’uso della bicicletta e che se la mortalità è alta la colpa è di che ci va; certo non posso negare che i ciclisti rispettano meno il codice stradale, ma la realtà è che per la mentalità comune le strade sono fatte per le macchine e una bicicletta è un impaccio e un fastidio senza che esista alcun rispetto per chi ha fatto una scelta giusta. Questo è inconcepibile! Il principio di base è che le città sono invivibile perchè inquinate, caotiche e imbottigliate da migliaia di macchine che paralizzano il traffico e che bisogna trovare mezzi alternativi sia privati che di massa a basso inquinamento ambientale, basso ingombro e basso inquinamento acustico e la biciletta è la principale risposta che abbiamo oggi per cominciare a risolvere il problema. Eppure che succede? Succede che i comuni non investono su infrastrutture per le biciclette come piste ciclabili, parcheggi per biciclette, possibilità di trasporto sui mezzi pubblici, sistemi di bike sharing e altro. Succede che le biciclette sono viste come un mezzo inferiore e di ingombro; succede che le persone non usano la bicicletta per paura di finire sotto una macchiana; succede che andando in bicicletta si muore non solo sotto una macchina, ma anche per colpa dello smog dei tubi di scappamento. Succede, come sta succedendo a Firenze, che, grazie al nuovo regolamento nel nostro grande “amico” e assessore alla Giunta Comunale Cioni, la polizia municipale porti via le biciclete legate ai pali perche in “divieto di sosta” con conseguente multa e rimozione forzata pari a 80 € circa più il deposito giornaliero (una bicicletta può costare molto meno!). Lo stanno facendo! Peccato che non stiano facendo i parcheggi per le biciclette. La motivazione è semplice, DECORO CITTADINO! Una bicicletta legata ad un palo fa schifo, un ingorgo in piazza Duomo è arte contemporanea.      

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Ask a librarian

Posted by kinski on Apr 15 2008 | Toscana, Firenze, Libri, Italia, Cultura, Internet, Aneddoti

La settimana scorsa ho parteciapto per lavoro ad un corso di aggiornamento sul reference in biblioteca, ovvero su quello che è il lavoro che svolgo io in quanto, pur lavorando dentro una biblioteca, non posso chiamarmi propriamente bibliotecario. Il reference non è altro che quell’insieme di strumenti, risorse e attività che la biblioteca offre all’utente per l’accesso alle informazione e alla conoscenza… e anche così rimane alquanto vago il ruolo che posso avere io in biblioteca. Può essere tutto e niente, posso limitarmi a stare seduto sulla mia sedia da ufficio e, come un commesso del supermercato, fare prestiti e restituzioni in modo meccanico e inespressivo, oppure, essere un punto di riferimento per l’utenza che ha bisogno di cercare e entrare in contatto con un tipo più o meno specifico di informazione. La seconda ipotesi mi sembra l’unica valida, penso, altrimenti che cosa lavoro a fare? Ma questo nell’Italia delle biblioteche non è certo il pensar comune, anzi per molti il solo azzardarsi ad accendere il cervello per aiutare l’utenza è un paradosso talmente grosso che richiede l’intervento di un qualche sindacato! 

Succede così che l’idea che abbiamo della biblioteca e di chi ci lavora dentro è un qualcosa di grigio, noioso, di gente che si parcheggia con un lavoro garantito e sicuro che ti da la possibilità di lavorare il meno possibile avendo la pensione garantita. La biblioteca pubblica è per la maggioranza degli italiani un posto da frequentare qualche volta quando sei studente e poco più, perchè in Italia la biblioteca tradizionale e di conservazione è l’unica realtà che conosciamo. La biblioteca pubblica, comunale o di quartiere, è tutta un’altra cosa e le sue potenzialità sono infinite. L’insieme dei servizi che si possono trovare al suo interno, da internet gratis alla possibilità di ascoltare musica e vedere film, il bar al interno, le iniziative per grandi e piccini che periodicamente possono essere organizzate la rendono un posto estremamete gradevole dove passare due ottime ore in compagnia o da soli a fare ciò che più ci piace. Perchè la cosa funzioni, tuttavia, è necessario che l’attività di chi ci lavora tutti i giorni sia costante e organizzata, che implichi, oltre alla naturale gentilezza e predisposizione verso l’utenza (cosa nient’altro che scontata nel nostro bel paese), una volontà progettuale che abbracci le piccole iniziative come l’assecondare le tendenze culturali del momento mettendo in evidenza il materiale presente in biblioteca con scaffali tematici e vetrine delle novità, fino ai grandi servizi di reference.

Grazie ad internet ed al corso al quale ho partecipato ho potuto fare un giro nel resto d’europa e del mondo scoprendo che le principali biblioteche hanno un servizio di reference digitale estremamente efficace e interessante. Il reference digitale non è altro che il servizio di un bibliotecario a distanza, via telefono o, appunto internet. Oltre al Question point, che consiste nello scrivere una mail alla biblioteca chiedendo l’informazione necessaria e in due o tre giorni un bibliotecario risponde dandoti le informazioni che cercavil, altro servizio veramente interessante è la chat in tempo reale; un bibliotecario è disponibile in chat per ogni informazione e in pochi minuti riesce ad indirizzarti sui siti che ti possono interessare per la tua ricerca se non riesce lui stesso a risponderti accuratamente. Ho provato e subito sono stato accontentato. Ovviamente è tutto in inglese, perchè un servizio del genere in Italia non esiste ancora.

Ecco la conversazione che ho avuto io (notate il mio superbo inglese!)

[Simone] Hi, i would like to know how many peaple make a vote in USA at the last presidental election. Thanks and sorry for my english
[Librarian 13:58:24]: Librarian ‘Jen (24/7 Librarian)’ has joined the session.
[Librarian 13:58:31]: My name is Jen, and I’m a reference librarian with the QuestionPoint chat service. Your librarians have asked our librarians to staff this service when they are unavailable. I’m reading your question right now to see how I can help you…
[Librarian 13:58:59]: Hi Simone
[Librarian 13:59:09]: you need to know how many people voted in the last presidential election?
[Simone 13:59:33]: Yes i need it.
[Librarian 13:59:59]: ok
[Librarian 14:00:01]: I am going to look
[Librarian 14:00:02]: please hold
[Librarian 14:02:14]:
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A10492-2005Jan14.html
[Librarian 14:02:21]: here is an article from the Washington Post
[Librarian 14:02:23]: can you see it?
[Simone 14:03:46]: Yes, thanks so munch, i’m going to see it.
[Librarian 14:03:57]: ok
[Librarian 14:04:02]: please let me know if that helps
[Simone 14:04:43]: ok thanks for a moment … buy
[Librarian 14:06:12]: ok
[Librarian 14:10:52]: It looks like we were disconnected
[Librarian 14:10:58]: I am going to send this to your local librarians for more help. They will respond to your email address.
[Librarian 14:10:59]: Librarian ended chat session.

Tale servizio si chiama Ask a Librarian e può essere molto molto comodo.
Vi immaginete voi il classico bibliotecario italiano che sta al computer a rispondere alle vostre domande? Già è tanto se sa usare il computer, figuriamoci se è disposto a fare questo tipo di servizio. Quello che voglio dire è che la biblioteca pubblica è un luogo estremante utile per tutti e chi ci lavora dentro deve conoscere le potenzialità e l’utilità del proprio lavoro. Pertanto spingo tutti, oltre a recarsi in biblioteca per qualunque necessità, a pretendere che le persone che ci lavorano dentro siano in grado oltre a darvi le informazioni di base e a svolgere il normale servizio che siano per voi dei veri e propri consulenti delle vostre ricerche, che vi sappiano guidare nel trovare tutte le informazioni che cercate.

Di seguito riporto alcuni siti di biblioteche che svolgono questi servizi. C’è anche la Sala Borse di Bologna nata, come la biblioteca delle Oblate a Firenze, come biblioteca moderna e all’avanguardia in Italia.

www.bibliotecasalaborsa.it
www.cultura.toscana.it/biblioteche/servizi_web/chiedi_biblioteca/index.shtml
www.nypl.org  (biblioteca di New York)
www.peaplesnetwork.gov.uk/
www.lib.hel.fi/ (servizio nazionale fillandese)

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Tramvia… portami via

Posted by kinski on Feb 04 2008 | Firenze, Toscana, Sfoghi, Opinioni, Notizie

Ormai da anni il traffico cittadino di Firenze è congestionato (già lo era di suo, ma adesso lo è di più) dai faraonici lavori per la realizzazione della Tramvia (LINK); il nuovo e tecnologicissimo servizio pubblico fiorentino, quello che risolverà tutti i problemi di traffico in città. Inutile dire che la questione è da anni sulle bocche di tutti e non è passato giorno senza un qualche articolo o commento sui lavori in atto e sulla convenienza o meno di un tal titanico progetto. Tutto è cominciato agli inizi degli anni ‘90 quando si è reso indispensabile trovare una soluzione al crescente e caotico ingorgo quotidiano di macchine che rendevano e rendono invivibile la culla del rinascimento (… il pupo c’ha l’asma!!!). C’è un servizio, l’ataf, che alla fine degli anni ‘60 ebbe la geniale idea di togliere i tram da Firenze per passare definitivamente e totalmente alla gomma… e alla benzina. Sì, perchè al tempo costava di più l’elettricità della benzina e non c’era poi troppo traffico, Il problema principale era che nei binari del tram si incastravano le ruote delle biciclette e i tacchi delle signorine creando enormi disagi alla cittadinanza; quindi via tutto e andiamo tutti in autobus! Chi poteva immaginare che la benzina aumentasse così tanto e, soprattutto, chi si poteva aspettare l’aumento esponenziale del traffico delle autovetture e dell’inquinamento?! Addio, non è che bisognasse essere Nostradamus per prevedere una cosa del genere, ma comunque è così che andò.

Fino ad oggi siamo andati avanti con grandi autobus, iper inquinanti, arancioni e anche alquanto scomodi e stretti, soprattutto, paradossale a dirsi, quelli nuovi. Immaginatevi cosa non deve essere il servizio pubblico fiorentino con le strade iper congenstionate dalle automobili, poche corsie preferenziali e autobus che alimentano la congestione infilandosi tra le macchine. Lunghe attese alla fermata, autobus super affollati nelle ore di punta e ore intere sprecate quotidianamente per strada. Il servizio pubblico fiorentiono è un dramma e un problema. Cosa molto interessante, oltretutto, è che un biglietto dell’autobus da 70 minuti (praticamente una corsa semplice visti i tempi di percorrenza) costa la bellezza di 1,20 €, fra i più alti d’Italia che io sappia. Un aneddoto veramente divertente risale all’inizio del 2002, lo storico anno dell’arrivo dell’euro: dopo i primi tre mesi nei quali i prezzi dovevano obbligatoriamente rimanere stabili al centesimo con le vecchie lire, si iniziò ad arrotondare… ovviamente per eccesso… e i prezzi salirono, tutti! Tranne il fantastico biglietto dell’autobus che da 1,03 € (costava 2000 lire!!!) passò ad 1 €! Che gente onesta quella dall’Ataf, peccato che non sottolineassero mai il fatto che nell’agosto del 2001, quando tutti erano in vacanza, il biglietto era passato da 1500 lire a 2000 lire (un aumento del 33%!). Come dire, prevenire è meglio che curare.     

Qualcosa va detto anche riguardo al benpensante cittadino fiorentino che per andare a lavorare non si sprecherebbe mai a prendere un autobus o a usare una bicicletta (penso che il dislivello del territorio fiorentino non superi il 2%!), troppo proletario il primo e troppa fatica la seconda perchè il nobile e orgoglioso fiorentino si abbassi a tanto … tutti in macchina, e più grossa è la macchina meglio è così ci facciamo vedere di più! Continue Reading »

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Pasticceri

Posted by kinski on Gen 16 2008 | Firenze, Toscana, Teatro, Recensioni, Cultura

Pasticceri - io e mio fratello Roberto” ha sicuramente allietato la mia domenica mezzo-febbricitante e befanesca; e, del resto, cosa meglio di uno spettacolo teatrale che come scenografia ha un vero e proprio laboratorio di pasticceria per la festa dei dolci e della befana?!

Il teatro era il solito Fabbricone di Prato, loro sono Roberto Abbiati e Leonardo Capuano, attori e registi di un allegro spettacolo dalla giusta durata (60 minuti circa). Il gioco è quello dei due fratelli che si odiano e amano… in realtà quasi si amano e basta… che fanno lo stesso mestiere perchè cresciuti insieme nella stessa pasticceria del padre defunto dove il primo (Capuano) è pasticcere dentro, i dolci li ha nel sangue, con loro ci parla, soffre nel doverli abbandonare, li bacia e vede la vita coma una grande metafora dolciaria; mentre l’altro (Abbiati) è quello “lento”, balbuziente, più timido nei confronti della vita che fa il pasticcere perchè quello ha sempre fatto, che sogna il mare, una vacanza e ama la poesia. Il gioco è anche ritmo e questo spettacolo è una danza comica; sono le musiche di Lou Reed, Rolling Stones e Prince che ne scandiscono i tempi e loro, gli attori pasticceri, sono dei bravi giullari-danzatori che si muovono girando creme e farcendo meringhe.
Cosa fanno due pasticceri per un’ora dentro un laboratorio? Dolci, ovviamente, e si raccontano e ci raccontano chi sono, i loro pensieri, il loro modo di essere e,  soprattutto, il loro amore, quella per cui, in fondo, stanno preparando i dolci, quella che aspettano con ansia che arrivi al negozio per chiedergli le bigné, lei … Rossana! Ed ecco l’altro gioco del doppio, lui (Capuano) è  il bello e spavaldo, ma ignorante Cristiano e  l’altro (Abbiati) è Cyrano, l’amante segreto, il poeta che aiuta il fratello-rivale Cristiano a trovare le parole giuste per fare innamorare l’amata Rossana.
 

Poi… colpo di scena… improvviasamente appaiono Capuano e Abbiati! Ma non i pasticceri! Gli attori, quelli veri, quelli in carne e ossa che escono dal personaggio fingendo qualche imperfezione nella scena, come una luce che non si accende o un monologo dimenticato. Altro gioco scenico, altro doppio, personggio-attore questa volta, altra comicità che scatena il riso del pubblico, prima di continuare ad aspettare Rossana, prima di continuare a creare sotto i nostri occhi una decina di deliziosi dolci.

Ma Rossana come Godot non arriverà mai, forse non è mai esistita e, in fondo, neanche l’aspettiamo con troppa ansia questa Rossana; piuttosto ci chiediamo che fine faranno tutti quei dolci, che quelli sono veri, li abbiamo osservati e pregustati per tutto lo spettacolo nella speranza di poterli assaggiare, anche solo un pezzettino! Per fortuna, quelli non sono come Godot, quelli arrivano e ci fanno dire che Abbiati e Capuano oltre che dei buoni attori sono anche anche dei bravi pasticceri.

In definitiva Pasticceri è un buono spettacolo, rilassante e divertente anche se niente di più. Nasce per divertire e va gustato per quello solo e questa cosa può anche essere letta come punto in più in suo favore visto che a teatro ci si può andare anche solo per il puro divertimento di godersi un’ora di ben fatta leggerezza. Molto buona la recitazione dei due attori; meglio forse quella di Abbiati, più spontanea e meno costruita nonostante il vantaggio svantaggio di rappresentare un balbuziente. Capuano ha il difetto di una maggiore rigidità sia nel corpo che nell’interpretazione che spesso tende ad imitare la voce e la mimica di Antonio Albanese. Talvolta, forse, lo spettacolo è un pò ripetitivo, come nelle troppe volute interruzioni-irruzioni dei veri Abbiati-Capuano. 

Non sono riuscito a trovare le repliche future di questo spettacolo e quindi non so se passerà in Abruzzo, se vi capita di trovarlo in giro vi consiglio di andarlo a vedere.      

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Post-it per un teatro Sotterraneo

Posted by kinski on Dic 14 2007 | Firenze, Teatro, Recensioni, Cultura

Prato. Lunedì 3 dicembre, teatro Fabbricone, ci sono quelli del Teatro Sotterraneo che recitano Post-it.      Prato … perchè devo andare fino a Prato per vedere del buon teatro, del teatro fresco, nuovo, che può fare anche dei grossi buchi nell’acqua, ma che almeno ci prova a rinnovarsi, a cercare nuove forme di linguaggio, a stupire … almeno un pò, almeno in qualcosa. Loro, il Teatro Sotteraneo, giovane gruppo fiorentino che esordisce con 10/11 in apnea, con una segalazione speciale al Premio Scenario 2005 e che già dal nome raccontano il percoso “underground” tra cantine e centri sociali, vengono a Prato ad offrirci il loro lavoro e ce lo offrono in tutti i sensi, gratuitamente. Do una letta alle passate repliche dello spettacolo e mi accorgo, senza troppa sorpresa, che Post-it è stato rappresentato a Firenze solo al Teatro Studio di Scandicci e al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, due ottimi teatri, ma molto lontani dal centro di Firenze, da quella Firenze degli studenti, dei turisti, da quella vetrina famosa in tutto il mondo. La domanda resta e resterà sempre la stessa: dov’è il teatro a Firenze se sono costretto a fare più di 15 km in macchina per vedere una giovane e promettente compagnia fiorentina?

Lo spettacolo è di quelli freschi, godibili e divertenti. Quattro performers che cominciano giocando con lo spazio, un cubo fatto da teli neri cinque metri per cinque apparentemente chiuso, ma squarciato ai lati da molte uscite che diventano evidenti grazie al movimento dei performers che creano un palco infinito: performer che esce, performer che entra, braccio che sparisce a destra per riapparire nello stesso istante a sinistra con un tempo giometrico, ritmico, all’unisono. Una sorta di danza allegra e un pò folle che fa ricordare le vecchie comiche del cinema muto; è una forma divertente e coinvolgente per farci entrare nel loro spazio scenico, nel loro mondo e nel loro modo di raccontare. Sono delle scene, dei frammetti di eventi, che ci vengono presentati per fare satira sul linguaggio e sul vivere quotidiano, dal modo giornalistico di spiegare un fatto tragico come l’esplosione di una bomba, al gergo in codice dei giovani. Spassosissima l’orazione funebre suggerita dal morto stesso all’amico che in modo impacciato e a tratti contrariato recita di fronte a noi, spettatori visibilmente divertiti. Filo conduttore e tramite portante la ricerca e la volontà di svelare il fine di quanto ci accade intorno mostrandocelo in modo inopportuno e invadente come nel rivelare in un breve, ma incalzante monologo i finali di film e fiabe più o meno famosi o nella telefonata in diretta e a sorpresa fatta dal palcoscenico ad un amico qualsiasi al quale viene chiesto il senso della fine.
Diciamoci la verità, sono furbi quelli del teatro Sotterraneo, giocano con le cose semplici, anche grottesche; con una comicità fatta di piccoli espedienti, che nasce dal movimento nello spazio, dal ritmo imposto alla scena. E forse è anche per questo che sono da elogiare; sono riusciti a far divertire convincendo, in modo semplice senza voler forzatamente calcare la scena.

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In media stat virtus

Posted by kinski on Nov 05 2007 | Firenze, Recensioni, Opinioni, Cinema

Cosa si fa il mercoledì sera a Firenze? C’è sempre il cinema. Il mercoledì sera costa meno ; diciamo che il biglietto più qualcosa da mangiare non ti alleggeriscono troppo il portafoglio. Si dà un’occhiata al giornale o al più tecnologizzato internet e ci accorgiamo con profonda tristezza che di film da vedere ce ne sono molto pochi, spesso nessuno! Ma questa settimana un film da vedere c’è è Giorni e Nuvole di Silvio Soldini.

Non voglio raccontare la trama del film, andatevelo a vedere che fa bene a voi stessi e al cinema; non mi sono mai piaciute quelle recensioni che ti tolgono la sorpresa di una storia ben narrata. Quello che ho apprezzato molto del film di Soldini è la sincerità e spontaneità con cui viene affrontato un tema difficile come quello della disoccupazione. Nessun giudizio morale, nessuna pretesa di trovare una soluzione, ci sono già i protagonisti a cercarla la soluzione, basta seguirli e lasciarli vivere liberamente. La struttura registica non impone allo spettatore di immedesimarsi o sentirsi il personaggio; il punto di vista non sono gli occhi della Buy o di Albanese, ma quello, appunto, di uno spettatore che può essere libero di sentirsi tale e di sentire quella vicenda come possibile e drammatica senza per questo subire il dramma anestetizzandolo.
Molto buona è anche la recitazione di Antonio Albanese e Margherita Buy, pulita e asciutta. Soprattutto Margherita Buy esce da quel solito personaggio mezzo isterico e paranoico che tanto l’ha caratterizzata nei suoi film precedenti.
Insomma, andatelo a vedere!

Parlare del cinema italiano non è cosa facile, non lo è mai stato perchè dal neorealismo in poi si è sempre detto che il cinema italiano è in crisi. In fondo è vero, il cinema italiano è in crisi, ma se la crisi è perenne allora non si può parlare di crisi, ma solo di cinema italiano per quello che è. Mancano i grandi registi in Italia, quelli che negli anni ‘50 e ‘60 riuscivano a sconvolgere la struttura stessa del fare cinema, della diegesi filmica, dell’immagine; parlo di De Sica, Fellini, Visconti, Bertolucci, Antonioni, soprattutto lui, c’erano e si facevano sentire. Tuttavia negli anni ‘60 esisteva anche un grandissimo cinema medio italiano; quel tipo di cinema ben fatto, godibile da tutti, professionale e intelligente che faceva diventare una serata al cinema una riflessione interiore, una stuzzicatina all’intelletto più che un passatempo ottuso… e quindi Monicelli, Bolognini, Risi, Ferreri e ancora di più Petri che fra questi ultimi ci sta un po’ stretto, solo per citarne alcuni. Poi… poi più niente; negli anni ‘80 è sparito tutto, e tranne qualche sporadico film di alto valore il resto era un buco nero. Quello che noto da una decina d’anni a questa parte è una rinascita di quel cinema medio che è linfa vitale per tutto il sistema cinema e per l’intelletto di un popolo. I vari Soldini, Sorrentino, Faenza, Giordana non sono grandi maestri, ma riescono a fare film validi, onesti e di impegno che possono far dire che il cinema italiano esiste ancora. In attesa dei grandi maestri vado a vedere Soldini e tiro un piccolo sospiro di sollievo perchè ho apprezzato un buon film italiano.    

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DI MATTINA

Posted by kinski on Ott 17 2007 | Lavoro, Firenze, Toscana, Storia, Cultura, Aneddoti

Capita delle mattine che io debba aprire la biblioteca dove lavoro. Per la precisione queste mattine capitano una settimana si’ e una no e la biblioteca da aprire è quella delle Oblate  due passi da piazza Duomo nel cuore del centro di Firenze. Capita ormai da qualche settimana che quando esco di casa già in ritardo alle 6.30 che il sole non sia ancora sorto, che il piccolo mercato delle Cure sia già coloratissimo di mille frutti e verdure e che l’autobus sia giusto dientro le mie spalle a ricordarmi che ogni mattina, che io sia leone o gazzella, l’importante è che corra … E io corro, qunado ancora è notte, quando il dolce odore della frutta si confonde con l’amaro sapore di qualche accidente in veloità e l’autobus mi aspetta sbruffando un po’. Capita, sapete, che in queste mattine io non abbia tanta voglia di sentire i rumori della città per quanto ancora dormiente; preferisco trovare un legame, un punto di incontro fra il mio letto e i sogni che lo abbraciavano e il breve viaggio verso le Oblate.

Musica!!!

Musica sparata direttamente nei timpani tramite due piccoli, ma effiacaci auricolari. Il breve viaggio in autobus dura il tempo necessario a riprendere il fiato perso durante la corsa mattutina. La mia fermata è piazza Duomo e, devo dire, che ha certo fascino tutto questo  perchè Firenze può essere anche bella, ma Firenze senza turisti è qualcosa di molto raro che solo alle prime luci dell’alba si può vedere visto che col cavolo che quelli escono dalle loro tane a quattro o cinque stelle alle 6,40 del mattino. Quello che mi aspetta tuttavia è molto diverso, è qualcosa di più particolare e unico.

La biblioteca delle Oblate vive dentro l’omonimo convento fondato nel 1301 per ospitare la congregazione laica delle Oblate che si dedicavano alla cura spirituale e fisica dei malati ospitati nell’ospedale di Santa Maria Nuova posto di fronte al convento e allora collegato da un passaggio sotterraneo. L’attuale edificio è prevalentemente quattrocentesco e oltre alla presenza di un bellissimo chiostro interno c’è uno spettacolare terrazzo aperto al secondo piano del palazzo al quale si arriva salendo una scalinata dal chiostro; appena raggiungi gli ultimi gradoni quasi non te ne accorgi che alla tua destra si apre la mastodontica e rossa figura del cupolone, ti sovrasta per intero. Capita, come stamattina, che il cielo sia così terso da sembrare trasparente in quel blu mattutino e la luce di Venere quasi ti abbaglia quanto è accesa.

Io la musica dalle orecchie non me la sono levata ed è la voce di Bjork, “All is full of love”, che i accompagna in questa passeggiata lungo la terrazza dove neanche un secolo fa le monache delle Oblate stendevano le lenzuola ad asciugare. Alle 7:00 del mattino ci sono soltanto io alla biblioteca delle Oblate, io  Bjork che mi fa pensare che in fondo non è poi così tanto male svegliarsi così presto la mattina se è questo quello che mi aspetta.

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Tornando a Diramazioni

Posted by kinski on Set 28 2007 | Società, Musica, Teatro, Toscana, Firenze, Libri, Letteratura, Cultura, Cinema, Eventi, Fotografia, Italia, Arte

Siamo tornati! E quindi diamoci il ben tornato nel fantastico mondo del linguaggio multimediale. Pare che tornare prima o poi si debba tornare sempre e anch’io, in qualità di Kinski, sono tornato… tornato dall’Irlanda dove pensavo di starci un bel po’ di più, tornato a Firenze dove sinceramente speravo di non doverci tornare per un bel po’ di più, ma tornare, a quanto pare, bisogna sempre tornare e se a tornare sono anche i pazzi di questo blog anch’io tornerò a raccontare ciò che di più o meno interessante capita da queste toscane parti.

  

Comincerò da “Diramazioni“, evento di tre giorni, presentato dall’associazione culturale Cambiamusica! - Firenze, che ha svegliato la casa del popolo di Osteria Nuova dal letargo estivo. Tre giorni, il 13, 14 e 15 settembre, di musica, teatro, pittura e performance varie dall’animazione per i bambini ad una partita di calcetto con colonna sonora dal vivo. Io, che di quei tre giorni ho vissuto l’organizzazione e la gestione degli eventi, posso dire poco della qualità artistica, perchè posso prendermi la gioia di un successo di pubblico e partecipazione, ma non la gioia della vista di un bello spettacolo o di un bel concerto nonostante la sicurezza di essermi perso qualcosa, visti i commenti e i giudizi di chi a differenza di me ha potuto vedere. Per tutto questo vi rimando al sito www.cambiamusica.net e al sito http://albertobrogi.blip.tv/  dove potrete vedere il video in progress di quello che è accaduto in una sperduta casa del popolo alla periferia sud di Firenze.

E Kinski cosa può dire? Kinski dice che di ritorno da una fredda e piovosa Irlanda ha ritrovato ad Osteria Nuova e in particolare a Diramazioni un’ Italia soleggiata e calda che forse si era un po’ dimenticato e alla quale ha sorriso con un certo stupore. E quindi Nice to meet you again, Italy, anche se sono molte le cose che ho lasciato lassù e che qui certo non ritroverò, qualcuno può sapere di cosa sto parlando. 

Tornando a Diramazioni cerco di raccontare quello che ho sentito e visto mentre vivevo dall’interno il movimento frenetico di artisti, pubblico e organizzatori di un evento per così dire di “periferia”. Parlo di energia, di quella simpatiche forme che assume il volto quando è sereno e rilassato, parlo di idee e discorsi che spontaneamente uscivano fuori mentre qualcuno a stretto contatto con te quelle idee cercava di esprimerle a suo modo e con la forma che riteneva più appropriata, parlo di chi ha voluto creare, di chi ha dato la possibilità che si creasse e di chi ha semplicemente assistito ad una creazione. Il muro di un campo di calcetto che veniva dipinto, un concerto con orchestra, uno spettacolo teatrale autoprodotto, una mostra di sculture. Parlo di una pura e semplice volontà espressiva.
Ripeto il mio non è un giudizio estetico-artistico, è semplicemente una sensazione e un piccolo dato di fatto:

alle 6 del mattino organizzatori e quant’altro si sono ritrovati, vestiti con la maglietta arancione di Diramazioni, a fare colazione all’autogrill stanchi, contenti e soddisfatti di aver fatto qualcosa di onesto.

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