Archive for Marzo, 2007

“THE ARISTOCRATS” - per un futuro americano dell’agonizzante comicità italiana

Posted by sreckojurisic on Mar 30 2007 | Società, Sfoghi, Arte, Aneddoti

Sala d’attesa dell’Aerostazione di Roma - Ciampino, 22 marzo 2007, ore 19.00. Una ragazza di Roma dice a una signora brasiliana di mezza età: “…no, perchè, sa, noi italiani siamo stati sempre tipo dominati dagli americani, tipo dal Piano Marscial…”. Cotanta consapevolezza storico-politica in un’essere così giovine dalle natiche velinamente marmoree stupisce. E senza che stiamo qui a sottilizzare elencando cronologicamente gli asservimenti e le messe a pecorina sine vaselinibus da parte degli yankees, basta dire che negli ultimi anni gli U.S.A hanno eletto un governo guerrafondaio e razzista e l’Italia ha fatto lo stesso (non precisiamo di che governo si tratti perchè in Italia destra e sinistra sono concetti chimerici e confusi e intercambiabili). Ci si piega, insomma, come un giunco, ci si globalizza e stinge e si perde l’identità culturale.
In uno dei 12 volumi della sua “Storia d’Italia”, parlando del ‘500, il Ficcanaso di Fucecchio, Indro Montanelli - che merita un posto nella storia solo per aver definito Berlusconi “il piazzista di Arcore” - dice che la melodrammaticità ha da sempre contraddistinto le popolazioni italiche (il plurale è obbligatorio anche se c’è chi ancora crede che l’Italia sia un paese unito) contribuendo all’immagine stereotipata dell’italiano nell’immaginario collettivo internazionale.
Curiosamente, nella stessa epoca, il ‘500, nasce la Commedia dell’Arte, un genere fondato sulle variazioni sul tema del canovaccio, che, in un certo senso, mette le basi per un’altra coordinata dell’italianità: l’arte di arrangiarsi e di improvvisare, cinematograficamente codificata da Totò. Ora, non stiamo qui a dire che poi la Commedia dell’Arte divenne un susseguirsi di volgarità e che Goldoni, con cipria, parrucca e neo finto, dovette riformare il teatro comico italiano, quello che ci interessa è dov’è finita oggi realmente la Commedia dell’Arte.
E’ negli Aristocrats, un gioco/scherzo comico che imperversa da decenni negli Estados Unidos e nel mondo e che dal 2005 è immortalato anche in un documentario.
Cosa sono gli Aristocrats? Sono, appunto, un super - mega- scherzone- scurrile in cui perdura l’aspetto improvvisato, ludico e lubrico della Commedia dell’Arte e in cui comici e attori americani di chiara fama (ad es. Whoppy Goldberg o Chevy Chase o Gilbert Gottfried (quest’ultimo andatevelo a vedere su youtube chè è forte davvero) si cimentano nel raccontare la propria versione della storiella di una tipica famiglia americana (padre, madre, 2 figli (tutti arianamente biondissimi) + cane dal nome demente (tipo Buddy, come il cane di Clinton)) che si reca da un agente dei divi e gli propone un numero da eseguire. E lo esegue davanti a lui. Con la particolarità che il numero non è il classsico “sciò” Broadway style in cui tutti ballano e cantano e il cane abbaia. Nossignore. E’ un ben congegnato ed incestuoso mix di turpi volgarità che vedono tutti fare tutto con tutti - dal fist fucking al felching, dal Dirty Sanchez alla lingua ruvida dell’abbaiante quadrupede che procura un orgasmo multiplo alla padrona. Il tutto si conclude in maniera che più trash e più pulp non si può, tra feci e umori corporali, con l’agente che chiede al capofamiglia dalle parti basse turgidi: “Ma come si chiama questo numero?” e l’interrogato, levando gli occhi al cielo, pieno di giubilo e gioia, esclama: “The Aristocrats!!!”. E la cosa finisce.
Los yanquis, in un certo senso, si sono fregati un marchio culturale e un pezzo di identità italica facendone quasi un fenomeno sociologico. Hanno, diciamo, modernizzato la Commedia dell’Arte. A noi hanno lasciato la non cultura dei reality, del fast food, della guerra preventiva e di un nulla dapprima imposto e poi, stoltamente, fatto proprio.
Viva l’Italia!

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Chiesa e politica nel 1953 - E forse anche oggi

Posted by xamav on Mar 28 2007 | Società, Storia, Sinistra, Religione, Politica, Internet, Italia, Opinioni, Fotografia

Rifacendomi al sondaggio ultimo, quello qui promosso che chiede il parere su come la chiesa dovrebbe porsi nei confronti delle scelte politiche delle pecorelle del proprio gregge, allego a seguire una foto… questa l’ho trovata nel mio archivio del pc, che me l’aveva inviata un amico tempo fa… poi però è rimasta nel dimenticatoio in bit. Fino a oggi.

Non la commento, la metto solo qui di seguito, sull’autenticità del documento che mostra non posso garantire e non mi assumo responsabilità, su internet a quanto ho capito già gira da un po’, si tratterebbe di un negozio di Roma (credo) che la esponeva in vendita. Uno di quei negozi di roba vecchia, forse. E allora, pur essendo vecchia, magari è vero davvero questo documento. E sarebbe molto molto molto grottesco. E attuale.

Quindi magari, vero o no, è attuale comunque. E allora, in un qual senso, vero in ogni caso.

PS: chi ne sapesse di più di questo della curia vescovile di Piacenza (o di altri simili) è pregato di intervenire.

PPS: ho trovato una ricerca di storia effettuata dal Liceo Cantonale di Mendrisio. Se dalla home page si entra nella sezione “Didattica” (menù sulla sinistra), si accede a una pagina in cui in testa si trova il link “Temi di storia contemporanea”. Bene, da qui si accede a una ricerca strutturata in 9 capitoli, se si clicca sul capitolo 7 “La guerra fredda” e si entra nel paragrafo 2 “Un mondo diviso” si arriva finalmente alla pagina in cui è linkato questo esempio. Si legge infatti, a un certo punto “La politica estera degli USA passò dal contenimento al roll back, mentre la vita politica e culturale venne intossicata dal maccartismo, diffusosi anche in molti stati dell’Occidente.” La parola “Occidente” vedrete che è evidenziata in giallo (come per altre parole nel testo), bene, quello indica che se ci si clicca si visualizzano degli approfondimenti. Indovinate di che approfondimento si tratta? Per chi non volesse fare tutto questo giro di link metto quello diretto al paragrafo da cui accedere all’approfondimento. Link.

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Knut orso polare, Bellucci Monica e Studio Aperto

Posted by xamav on Mar 26 2007 | Società, Televisione, Sfoghi, Opinioni, Notizie, Italia

Partito per fine settimana in Romania, che la Romania bisogna stare attenti, ti dicono, che ti vedono come portafogli ambulante, che ti rubano, che è pericoloso. Quelli che… come quelli che il calcio ma un calcio in faccia, un calcio di parole fatte e frasi consumate e idee ancorate agli anni passati perché poi uno si dimentica che il tempo passa e per certe zone passa più in fretta e le cose cambiano più velocemente. Specialmente nei paesi dell’est che alzano i prezzi ma non i salari, e che quindi si rivestono. E il turista comunque lo fanno più sicuro.

Un calcio in faccia, ritorno e accendo Italia 1 e siccome sono tornato sano e salvo da un paese che me lo immaginavo non mi avrebbe massacrato perché non parto mai prevenuto ma voglio capire da me e non dalle narrazioni degli altri, insomma, torno e accendo Italia 1, Studio Aperto, e già mi incazzo. Il servizio di un calcio in faccia, in nord Italia avviene, la solita rapina, una vita di sacrifici poi una rapina che li dilania, e anche la violenza sulle persone stavolta, calci in faccia denti rotti e pugni e brindisi e festeggiamenti degli aggrressori-ladri al termine della malafatta.

Che sono Italiani stavolta.

Che non sono i soliti immigrati. Che tante volte sono i soliti immigrati, si dice, che poi magari non lo sono neanche ma invero i vicini di casa o dei ragazzi che mai ti aspetteresti, che sono di buona famiglia magari. E mai, immaginarseli, in quel modo.

E Studio Aperto, torno che ho salvato la vita dalla selvaggia Romania, che qualche volta mi avranno guardato storto, che ho dormito nella casa di una signora fuori Bucarest senza neanche la porta chiusa a chiave e nessuno mi ha aggredito (ma forse questo è culo), torno e ritrovo la bell’Italia, quella dei quiz che non sono le domande di Scotti Gerry ma sono i “Secondo voi” di Del Debbio (o come si chiama) che tutto fa tranne che inchieste vere, torno e trovo Studio Aperto che mi mette la musica triste per la vicenda triste di violenza e viltà ed efferatezza sui calci e pugni e denti rotti durante una rapina in casa e poi subito dopo mi parla di Knut, l’orsetto bianco, simpatico. E la musica triste di prima subito cambia in motivetto allegro e le lacrime vere della signora picchiata diventa il muso simpatico del bianco pelosino orsetto.

Che mi è simpatico l’orsetto Knut. Ma mi fa incazzare l’orrore mixato video e musica e leggerezza. Perché è pericoloso, questo, non il viaggio in Romania appena fatto. E’ pericoloso che la violenza sia edulcorata con la leggerezza. Perché poi uno diventa affabile, vede una strage familiare e non fa in tempo a mettersi in ansia che subito esce Knut, o il culo della Bellucci, e allora alla fine basta un deretano da top model o una mossa a compassione da animalista che tutto scivola, veloce, che non te ne accorgi. E scivola così repentino che proprio lì va a finire, verso il sacro osso, più dentro ancora, scomodo come il simpatico knut infilatosi proprio lì, a cercar riparo e tramutatosi in orrore mixato.

E allora si sa, un orsetto nel culo è mica cosa piacevole, ma serve. Che almeno torna utile per far passare indenne un fatto grave, si allena il pubblico vedente il catodico (ormai al plasma), che allora se c’è un fatto spiacevole che non si vuole far pesare perchè poco sta bene con la politica o con il come vanno le cose, allora ci si trova già un passo avanti, e si passa oltre, e tutto è mediato, che è la vita di un film, non è vero che ti riguarda, ha attirato l’audience per un po’ (che fa mai male) e via alla prossima notizia. E un po’ mi ricorda Bukowski, “la politica è come cercare di inculare un gatto”. Da Leggere, forse era nella raccolta “Compagni di sbronze“.

Torno dal viaggio in Romania, che bello, sto a casa. vediamo un po’ che fanno in TV.

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CORONA: SFOGO DI UNA MENTE MALATA (la mia ovviamente)

Posted by emionirico on Mar 24 2007 | Sfoghi

Una corona di spine

Una corona di alloro

Una corona da re

Una corona da bere

Una corona per lampadario

Una corona da cranio

Una corona di difesa

Una corona da pupilla

Una corona da denti

Una corona per capezzolo

Una corona da bicicletta

Una corona di stelle

Una corona del glande

Una corona per Fabrizio e tutto il resto…!

Una corona di ipocrite associazioni di idee per descrivere lo squallore sociale paparazzato in fotogrammi di diarroica volgare umana, e solo umana…miseria.

La riflessione sulla falsità della Corona’s story nasce breve ed immediata, si sviluppa come un eruzione cutanea di merda. Sì proprio di cacca secca…quella che perde la sua vitalità al solo inquadrare la nascosta prospettiva di una faccenda che, pensiamoci bene, riguarda:

Very Important People, soldi, gossip, magnacci, moda, lusso, lucide patinature della vita di pochi, TV, valori materiali, tette, lingue, spiagge, culi, labbra, cazzi altrui, macchine, vestiti, gioielli, case, vacanze, trasgressioni di massa (che cos’è una trasgressione di massa?!), schiavi, schiave, chilogrammi, diete, locali, mondanità….mondanità…mondanità…mondanità… il vuoto assoluto!

Ma insomma pensiamoci bene, se esiste tutto questo giro mostruoso esiste un anello di congiunzione, che è inizio e fine del tutto. L’anello del signore degli anelli che corrompe ed è corruzione in sè. C’è un ritorno a tutto questo squallido vuoto patinato. Il ritorno è l’inizio, è la fine del circuito lugubre che porta all’esistenza del gossip e dei suoi derivati, il ritorno è la massa di pecore mediaticamente mediocrizzate dalle spire del vuoto di cui sopra, che si nutre dell’erba del vicino che è sempre più verde basta che è famoso.

Ecco il principio. Ecco che non c’è da meravigliarsi, da sorprendersi, da scandalizzarsi.

Il consumatore è il produttore unico del suo fantastico vomitevole scandalo “vippegno”!

Ecco la vera corona. Autorità e Proprietà. Corona della nostra eclissi.

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I prodi del Governo Prodi e i Peripatetici Permessi di Soggiorno in “kit”

Posted by sreckojurisic on Mar 17 2007 | Sfoghi, Società, Politica, Pescara, Aneddoti, Abruzzo

Il Governo Prodi sta a me come Napoleone sta a Ugo Foscolo. E’ una delusione.
Io sono un’intellettuale dell’Est. Vengo dalla Croazia, uno di quei paesi che non consegna al Tribunale dell’Aia i criminali di guerra, ma, americanamente, stampa magliette e fabbrica tazze con le loro fattezze. E per questo non entra in Europa. E per questo io abbisogno del Permesso di Soggiorno. Per 2 lustri ho fatto file davanti all’Ufficio Stranieri della Questura di Pescara in orari improbabili, esposto alla furia degli elementi. Presto di mattina col freddo invernale (effetto costrittore sui testicoli), a mezzogiorno col caldo torrido delle estati adriatiche (effetto dilatatore sui testicoli, tutto sommato una grossa rottura di testicoli). Ci siamo sempre io, Abdullah, Xiang- Xiong, Xelaj Nedjad, Abou, Mircea Popescu e altri extraqualcosa di varie carnagioni, varie puzze e vari vestiti taroccati e “Prade” dei poveri. Tutti maschietti. E bambini cagati adosso emananti olezzi da cloaca a cielo aperto. Le femminucce, se bella presenza, la fila non la fanno, vengono, vedono e vincono. Un permesso di Soggiorno.
Poi è arrivato Romano Prodi, the broglio-baby, il comunicatore afasico dal mugugno microfonato. E dal novembre scorso ha introdotto i kit per il rinnovo barra rilascio del permesso di soggiorno c/o uffici postali. Per snellire il lavoro degli uffici immigrazione delle italiche questure. Ma io non lo sapevo. Eppure la pubblicità progresso la guardo sempre con attenzione. Mi sono vestito bene per distinguermi dai più e sono andato in Questura per farmi la mia fila annuale. Una volta arrivato il mio turno l’agente masticante “Pringles” mi ha detto di andare alle Poste centrali. Lì mi hanno ellargito il kit per il rinnovo/rilascio del permesso di soggiorno.
E’ la maggiore truffa statal-legalizzata degli ultimi craxiani decenni:
a) il costo complessivo della pratica si aggira sui 70€ da chiedere a chi di soldi solitamente non ne ha ed è circa tre volte e mezza l’importo precedente;
b) la fila la fate comuque prima alle poste che sono ormai sprovviste dei kit e di vari bollettini neccessari alla pratica e poi anche in Questura;
c) il ridotto numero di kit messi a disposizione fa sì che questi non si trovino e vengano venduti sul mercato nero a 500€ (vedi serivizio di “Striscia la notizia”) che quindi fiorisce;
d) la forte burocratizzazione delle categorie di permessi di soggiorno rinnovabili via kit eslcude automaticamente molti stranieri relegandoli alla clandestinità (ma non dovrebbe essere combattuta?);
e) il personale degli uffici postali è spesso del tutto impreparato (”Aspetti che la faccio parlare con il collega che se ne occupa” (e quel tale è sempre “uscito un attimo”).
Viva l’unico paese la cui velocità del cambiamento dei governi supera la stessa di un paese sudamericano, viva il paese che, come dice, Giuseppe Genna, “muore Italia”.

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“The Da Vinci Code”: the day after ovvero “Il codice Da Vinci” col senno di poi

Posted by sreckojurisic on Mar 13 2007 | Società, Editoria, Opinioni, Libri, Cultura, Letteratura, Cinema

Io ho letto Il codice Da Vinci e ho visto anche il film. Ho saltuariamente e catodicamente assistito allo show paraletterario scatenatosi dai ferventi papisti e agitatori agnostici . Tutti insieme appassionatamente in visita ai salotti tv a sbraitare per un gettone di presenza. Il mio scibile non ne ha tratto nessun giovamento. Il mio godimento vergine della creatura di Dan Brown, che somiglia a Ken (di Barbie) da vecchio, è stato invece privato dell’imene da spettatore ignaro, neccessario affinchè si abbia una sindrome di Stendahl dinnanzi all’opera d’arte.
Ho preso in mano l’edizione con copertina rigida 19 euri con il fare truce da lettore consapevole che sa già cosa troverà, dall’inizio alla fine. Ero l’uomo che sapeva troppo. La mia fervida immaginazione non ce l’ha fatta nemmeno a partorire dei volti per i personaggi di Daniele Marrone. Per default partivano i tratti somatici di Tom Hanks, Jean Reno e Audrey Tautou. Nella mescita di Ron Howard, letalmente lenta e piena di Smart (i pezzi della cui vetroresina svolazzano per Lutezia a vuotamazza). Mi hanno il tolto la panna dal gelato. Mi hanno tolto la ciliegina dalla torta. Resta una riflessione random onnicomprensiva: che, cioè, si tratta di un’occasione perduta. L’occasione perduta del millennio. Nel senso che:
1) se il libro in questione (lat. liber simplex) fosse rimasto una scrittura privata/intima (taccuino-epistolario-diario, dedicato magari a Blythe, moglie di Dan, a cui il libro poi è dedicato) avrebbe espletato tale compito egregiamente;
2) se la Moleskine con gli appunti di Dan Brown/Daniele Marrone fosse capitata nelle mani del Prof. Umberto Eco (o anche in quelle di uno dei suoi assistenti) ne avrebbe tratto di certo un capolavoro;
3) se la geografia ballerina della Parigi dell’amico Dan fosse vera, la città acquisterebbe ulteriormente in beltà e l’ente per la promozione turistica della capitale della Gallia (che qui chiameremo Parigi Promozione Turismo) orgasmerebbe multiplamente ad ogni briefing;
4) se quelli della televisione non mi avessero informato così bene e a fondo circa il leonardesco libro, non avrei passato tre mesi fermo a pag. 62 cogitando circa il motivo della mia lettura di quel libro e sentendomi inferiore a mia madre che l’ha letto in apnea;
5) se…

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L’Elkann Lapo 2.0 e la Fiera del Libro di Torino

Posted by xamav on Mar 07 2007 | Notizie, Opinioni, Libri, Letteratura, Eventi, Italia, Cultura

Il “Lapo” non è tipo il “mapo” che è un incrocio tra mandarino e pompelmo. Il Lapo (nella fattispecie: Elkann) è bensì un individuo che si staglia nel complesso panorama italiano (e non solo) per proporre le sue trovate geniali. Un uomo 2.0 insomma, egregiamente riabilitato dopo fatti scandalosi e ora a spada tratta nel proporre un nuovo modo per vedere il mondo in una concezione che filtra il proprio ego e mostra finalmente dinamiche nuove, un veicolo più leggero per l’osservazione di ciò che gira intorno (un paio di occhiali da sole in carbonio, per dirla breve).

Il Lapo è, ancora, a mio gran stupore da ciò che viene riportato da un po’ di tempo a questa parte, un sapiens che curerà sia il Bookstock Village (l’area dedicata ai giovani per farli avvicinare alla lettura!) sia la sezione Cinema della prossima Fiera del Libro di Torino dal 10 al 14 maggio 2007.

Quando ho sentito questa notizia mi sono detto che forse Baricco era venuto meno (con mio rammarico), che magari i Nobel erano tutti impegnati in quei giorni e che quindi si era dovuto ripiegare su di lui per dare un tocco originale al più importante evento che riguarda l’editoria in Italia.

Certo, a saperlo io forse sarei stato libero. Certo, non ho una visione antropologica e filologica 2.0 e non me la prendo che non abbiano chiamato me per organizzare qualcosa all’interno della Fiera, però un po’ di sgomento me le provocano queste info che si stagliano come pietre aguzze nel mio cranio.

C’è poco e troppo da dire in merito, confido sempre in qualche buontempone giornalista che abbia voluto scherzare, ma sul sito del Corriere della Sera poi ho trovato questo… un brivido mi ha pervaso, ho capito che oggi la cultura e l’arte e l’editoria seguono logiche 2.0 che proprio non riesco a seguire.

Forse il succo di questo mio intervento, qui, sta nel fatto che per varie ragioni nel mondo dell’editoria mi ci affaccio spesso, forse è perché mi piace leggere, forse è perché cerco ragioni alle mutazioni climatiche e scorgo già dalla terra su cui poggio i piedi frutti malsani che crescono e che la gente degusta e brama. O non si spiegherebbero certe trovate 2.0.

Massimo Avenali.

PS: Baricco è vivo, l’ho scoperto [a parte per l’ultimo suo “Questa storia” (molto bello) che ho letto] per il fatto che ora fa la Holden a fascicoli. Per diventare scrittori! Ma questa è “un’altra storia…”

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Campanili

Posted by emionirico on Mar 05 2007 | Economia, Società, Sfoghi

E’ un camino? E’ una piccionaia 2.0? No…nulla di tutto questo. E’ un’antenna.

Un ripetitore, un catturatore nell’etere di etere ma assolutamente non etereo. Volgendo lo sguardo un po’ più in là delle proprie sopracciglia si riescono a cogliere queste sculture post-moderne che ornano, infettano e caratterizzano le nostre comunità. Partite da lontane e sperdute località di montagna e collina, silenziosamente hanno conquistato tetti, angoli e piazze di piccoli paesi e grandi città. Come in una grossa griglia della battaglia navale, i quartieri sono diventati punti sensibili, incroci strategici da “antennizzare”! Io non pensavo di poter avere sopra la mia testa un ponte radio con l’infinito! Tutto un tratto mi sento il guardiano di porta di Gozer il Gozeriano in Ghostbusters!

Queste antenne, riceventi o trasmittenti che siano, sembrano funghi metropolitani e spore rurali. Ne siamo circondati! Sono ovunque e non ci rendiamo conto di quanto ci siano vicine, prossime. Vere e proprie opere architettoniche mimetizzate (mimetiche!) nell’arredo urbano. Così discrete che sembrano esserci da sempre.

Quattro case un forno una chiesa e un’antenna, ecco il nucleo di qualsiasi agglomerato odierno. Ci sono tanti campanili che gestiscono le onde nell’aria, che si avvicinano agli Dei! Il numero dei silenziosi campanili magnetici ha superato quello dei rumorosi campanili da campane. La tendenza ad avvicinarsi agli Dei rimane nel tempo, ma con tutte queste campane non ci daranno un po’ fastidio i rintocchi?

Queste onde sonore non saranno troppo rumorose?

Oppure la tecnologia e l’evoluzione dell’uomo ci permetterà di continuare la nostra ascesa mistica e migliorerà le comunicazioni con Dio?

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L’erba del vicino è sempre più verde

Posted by kinski on Mar 05 2007 | Pittura, Toscana, Opinioni, Eventi, Cultura, Arte

Mi intrometto in questo blog di natura pescarese (ma ormai nazionale), io, che di natura sono fiorentino perché lì sono nato, ma che conosco Pescara da sempre perché lì trascorro le mie estati e non solo. Mi intrometto per parlare di ciò che di artistico e culturale avviene nella mia città (Firenze) e non solo. Una premessa doverosa del resto va fatta e lo spunto della mia premessa è quella mostra di Cezanne che si è aperta a Palazzo Strozzi questo fine settimana e che ha avuto il suo onesto spazio nel TG nazionale. Io la mostra non l’ho ancora vista (ci andrò e riferirò) e non voglio certo discutere l’importanza e il valore di tale mostra, ma che questo sia l’evento di punta di una città come Firenze, giudicata da molti una delle più belle e artistiche del mondo (e così la giudico ancora io che mi ci addormento da quasi trent’anni)  mi pare decisamente discutibile. Ben venga Cezanne, ma, credetemi, è un fiore nel deserto e, oltretutto, un fiore facilmente commerciabile. Non è un caso quindi che sono costretto ad andare a Prato a vedere uno spettacolo come “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”(prima parte), perché a Prato c’è il Metastasio e perché il Comune ha deciso di ristrutturare una fabbrica in disuso per inaugurare il Fabbricane, branchia del Metastasio e luogo adatto a spettacoli contemporanei e meno commerciabili. “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”(prima parte) regia di Riccardo Sottili della compagnia “Occupazioni Farsesche” tratto dall’omonimo romanzo di José Saramago colpisce per la grande varietà di immagini e costruzione. In un palco in legno a forma di croce, che gli attori in scena con il loro lavoro fisico trasformano da casa di Giuseppe a Nazaret al mercato di Gerusalemme a capanna della natività fino a diventare una strada riempita di croci, si svolge la vita di Gesù fino ai suoi 14 anni. Il racconto incentrato sul tema della colpa che si tramanda da padre a figlio e sull’inscindibilità tra bene e male è tratto fedelmente da un eccezionale José Saramago che rivive la storia del Vangelo in un modo profondamente carnale ed umano. Se passate da Prato vi consiglio di andare a vedere la seconda parte sempre al Fabbricane da mercoledì 18 aprile 2007 a domenica 22 perché questo è uno spettacolo che lascia il segno sia a livello visivo che interpretativo. Peccato che il segno lo lasci a Prato e non a Firenze.

L’erba del vicino è sempre più verde direte voi… io vi rispondo che di erba a Firenze ce n’è molto poca se si vuole una città museo riempita di turisti coi soldi!

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5 domande a Massimo Pamio (Edizioni Noubs)

Posted by xamav on Mar 02 2007 | Libri, Opinioni, Editoria, Letteratura, Interviste, Arte, Cultura, Abruzzo

5 domande a Massimo Pamio fondatore della casa editrice “Noubs” di Chieti e della rivista internazionale “Pandere”.

1) Innanzi tutto dicci chi sei e… come nasce la tua passione per il campo della letteratura e cosa fai per contribuire?

Chi sono? Sono una rara creatura appartenente a una specie in via di estinzione che ha qualcosa del folletto, dell’angelo e del topo (di biblioteca) e ha vergogna d’essere uomo, pur essendo un dono miracoloso esserlo.
La mia passione per la letteratura è un amore che nasce nell’infanzia, quando l’incontro tra parola, immaginazione e affabulazione appare una miscela esplosiva di piaceri, commozione, divertimento come solo nella vita di un bambino può accadere. È un innamoramento del mondo, continuo, mediato da una piccola magia, un’invenzione che esce dalla bocca mediante cui puoi aggrapparti alle inferriate del mondo per scavalcarle, e buttarti nell’avventura dell’ignoto.

Per contribuire alla letteratura, leggo moltissimo e compro tantissimi libri.

2) Come vedi il movimento culturale nella città di Pescara e in generale oltre i suoi confini?

Pescara è una città vivace, molto vivace, forse quel che manca è un’università composta di persone illuminate che sappiano apprezzare e promuovere la creatività dei giovani: finanziare la “ricerca”. Per vivacità culturale, per l’espressione creativa, Pescara è all’altezza di città come Bologna, Napoli, Palermo: all’avanguardia. Per le risposte che vengono date ai giovani, al fine di promuoverne le capacità: zero, in retroguardia. Accademici, imprenditori, rappresentanti istituzionali: bocciati.

3) Cosa manca nel territorio che vorresti venisse realizzato?

Dopo essere stata la regione dei pastori, l’Abruzzo e Pescara sono diventati i luoghi dei cementificatori. Da qui sono partiti per il mondo imprenditori edili che hanno preso a calcestruzzo tutto il mondo. Basta col cemento. Vorrei che fossero creati luoghi per respirare, bolle di aria, oppure grandi enormi bombole con ossigeno dentro a cui i cittadini in massa possano attaccarsi. Come a enormi biberon. Manca l’aria, e nessuno se ne accorge, preso dai mille impegni fabbricati dai cementificatori della burocrazia, della falsa democrazia. Tutti corrono, senz’aria, senz’ossigeno, sempre più spompati. E il traguardo gli viene sempre più allontanato, il povero Achille non raggiungerà mai la tartaruga soffocato non dal paradosso, ma dalla realtà.

4) Qual è la situazione dell’editoria oggi?

L’editoria è un’industria, serve per far sopravvivere chi ci lavora. Di editori colti non ce ne sono più. Si fanno instant book per vendere. Braccialetti, chincaglierie, cinture di marca taroccate. Un’immane dispendio di energia del pianeta perché è sulla quantità che si lucra. Il pianeta sta per collassare. Invece di stampare libri, bisognerebbe mandare gli scrittori a rimettere alberi nella foresta amazzonica, prima che sia troppo tardi. Così come invece di fare cave, bisognerebbe prendere i cementificatori e fargli ricolmare le ferite che hanno provocato al paesaggio. Fermare tutto. Scendere dall’auto prima dell’incidente finale.

5) Infine… fatti una domanda e datti una risposta.

Massimo, ma che vuoi?
Voglio andarmene su un’isola deserta con mia moglie che è più simpatica e matta di me, con una pila di libri, e raccontare tutto l’amore che ci vogliamo al mare, alle palme da dattero, alle scimmiette. Imparare da queste e non da Calvino come è più bello il mondo, se si vive sugli alberi.

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