Archive for Aprile, 2007

Forza Portland!

Posted by alexkc on Apr 27 2007 | Opinioni, Musica, Libri, Estero, Aneddoti

Sono un po’ di settimane che m’è venuta questa fissazione: nel caso dovessi fare un viaggio negli U.S.A. come prima meta sceglierei Portland. Perché?

1) Su un articolo viene definita la città più comoda per quanto riguarda la vita dei pedoni (hanno buttato giù ad esempio un’orribile e trafficatissima strada per farci un’area riservata ai bipedi - mica c’abbiamo il corraggio qua di farlo!).

palahniuk.jpg

2) C’è la più grande libreria indipendente del mondo - Powell’s.

3) E’ la casa natale di due dei miei scrittori preferiti: Chuck Palahniuk e Ursula K. Le Guin.

4) Deve essere popolata, oltre ogni ragionevole dubbio, da gente un sacco simpatica.

E qui arrivo a ciò che mi ha ispirato questo post: 10 giorni fa ho ordinato due cd da un sito di Portland - CD BABY. I due dischi in questione rappresentano il debut album di due gruppi senza contratto discografico, Lucid Fly ed Era For a Moment, che ho conosciuto perché le nostre band (le loro e la mia) hanno partecipato alla stessa trasmissione radiofonica americana - Breakthruradio.com.

indiefeed_lucidfly.jpg

A me ’sta gente di Portland mi sta proprio simpatica: innanzitutto ti mandano un’e-mail con scritto “Cd Baby loves -chiunquetusiachehaifattolordine-”. Dopo 10 giorni si preoccupano di mandarti un’altra e-mail per sincerarsi se tutto è arrivato e se il materiale è integro (a questo avrei voluto rispondere “meno male che il postino cleptomane non ha capito che erano cd… tanto i libri non se li frega - capra ignorante”). Insomma il sito è una sciccheria (apprezzabile anche il fatto che venda quasi esclusivamente cd di gruppi della scena underground) e se vi capitasse d’andare a Portland prima di me passate dai ragazzi di CD BABY e ditegli da parte mia: Alessandro Loves You!!

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Ivan Dmitric, Reparto n. 6, Anton Cechov

Posted by emionirico on Apr 25 2007 | Letteratura

- Una dottrina la quale predica l’indifferenza alla ricchezza e agli agi della vita, il dispregio delle sofferenze e della morte riesce assolutamente incomprensibile all’enorme maggioranza degli uomini, giacchè questi ultimi non hanno mai conosciuto, nella vita, nè ricchezza nè agi.

D’altro canto disprezzare le sofferenze equivarrebbe per essi a disprezzare la stessa vita giacchè tutta l’esistenza umana consiste in sensazioni di fame, di freddo, di offesa di privazione e di autentico terrore dinanzi alla morte. A codeste sensazioni si riduce per intero la vita: è lecito sentirne la gravezza, prenderla in odio ma non già disprezzarla…dal principio dei tempi a tutt’oggi progrediscono, come vedete, la lotta, la suscettibilità al dolore, la capacità di rispondere alle irritazioni esterne…per risolversi a un atto talmente magnanimo, come annientar se stesso per amor del prossimo, è necessaria un’anima capace di indignarsi, di soffrire all’unisono cogli altri.

Ivan Dmitric, Reparto n. 6, Anton Cechov

Chi è pazzo e chi è sano nel Reparto n.6?

Qualcuno diceva: “O sono matto io o sono matti gli altri”

Ma dov’è la vera pazzia? Dove risiede l’autentica follia? Quella ab-normale forma della mente…

La letteratura russa è veramente percorsa da una vena intima di follia, una pazzia sottopelle. E’ un assoluto trauma tonico. La forza del danno consente di far esprimere la ragione oltre il proprio limitato dominio.

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ENTRATA D’EMERGENZA - Anteprima nazionale della nuova antologia edita da Giulio Perrone Editore - Mente Locale Party

Posted by xamav on Apr 25 2007 | Musica, Pescara, Editoria, Libri, Eventi, Arte, Cultura, Abruzzo

Giovedì 26 aprile ore 20.30
c\o Wake Up!, via Andrea Doria, 30 - Pescara

MENTE LOCALE PARTY presenta:

“PESCARA DUEPUNTOZERO”
e
“ENTRATA D’EMERGENZA”

Torna il Party multiculturale della rivista “Mente Locale – cultura e società dentro e fuori l’area metropolitana”, all’insegna delle creatività e delle intelligenze emergenti del territorio, com’è costume della nostra rivista, attualmente presente nelle edicole abruzzesi col numero due.

Quando? Giovedì 26 aprile, a partire dalle ore 20.30

Dove? Sempre al Wake Up!, in Via Andrea Doria, 30

Che si fa? Si comincia all’ora dell’aperitivo (preparato personalmente dallo staff di ML) poi si esibiscono nove gruppi musicali: Jam Esther, Enrico Lombardi, Christiane F., Marco Migliori, Glitterball, Zendavesta, Tony Nevoso, Buen Retiro, alcuni in formazione “consueta”, altri in acustico o con progetti paralleli.
Tra un’esibizione e l’altra ci saranno reading interpretati dall’attore Emiliano Torresi, tratti dall’antologia “Entrata d’emergenza” (
Giulio Perrone Editore, 2007).

Chi c’è? L’associazione culturale “Pescara Duepuntozero” una realtà sorta in seguito ai corsi di formazione del progetto europeo Equal denominato “Booster”, e finalizzata alla creazione di operatori culturali e organizzatori di eventi musicali alternativi/underground e che nel settembre prossimo darà vita al suo primo grande evento.

E poi? Massimo Avenali, Denia Di Giacomo, Luisa Gasbarri, Srecko Jurisic, Emilio Maggi, Mara Mattoscio, Cristina Mosca, Alessandro Petrini, Stefano Ruggiero, Simone Russo, Francesco Tedeschi, Emiliano Torresi. Sono gli autori di “Entrata d’emergenza”, l’antologia pubblicata dalla casa editrice romana Giulio Perrone. Identità in forte crescita, la Giulio Perrone sta attuando a livello nazionale una scommessa che punta sul valorizzare gli autori locali. Gli autori selezionati dal curatore e scrittore Massimo Avenali non fanno parte di un’unica realtà ma hanno esperienze e attitudini differenti, e alcuni di loro fanno già parte del panorama artistico sia locale che nazionale. L’antologia fonde inoltre arti differenti, ospitando tavole e fotografie a corredo dei 12 racconti che la compongono.

 

CONTATTI
info@mlocale.com
http://www.mlocale.com/

Mente Locale
Via delle Caserme 75
65127 Pescara
Tel 085. 4554504

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Giro d’Abruzzo - gli uomini in divisa bestemmiano l’ordine pubblico

Posted by xamav on Apr 20 2007 | Società, Sport, Religione, Cronaca, Aneddoti, Abruzzo

Ore 13 circa del 19 aprile, il sole va e viene, io sto a spasso con il mio cane qui a Montesilvano, mi trovo sulla Nazionale. Altezza incrocio con via Vestina (stazione di Montesilvano).

Mi ha spaventato il cane (nome quadrupede: Sasha)… il vigile (polizia municipale o chi sia) soffia forte nel fischietto d’ordinanza e bestemmia, bestemmia a gran voce più volte contro gli automobilisti intimandogli di fare retro front. E’ al centro della strada il vigile, sembra un Albertone Whatsamericandoing! Ma meno comico. Che succede?, mi chiedo. Sasha è impietrita, io tento di capire, gli automobilisti intimati a minacce anticlericali e scurrili dagli indefessi uomini in divisa (c’è più di un vigile mi accorgo ora) si spazientiscono, c’è chi urla, una donna, che abita lì dietro che deve andare che ha qualcuno che la aspetta a casa e che deve sbrigarsi. Non si può. La gente intanto sbuca dai balconi, si accalca (non ci sono troppe persone in realtà qui) sui marciapiedi. Ma che succede? Deve passare il giro d’Abruzzo!

Eh? Ma che sono scemi?, penso io. E uno come lo capisce che deve passare il giro, che il ciclismo ha bisogno di strade giustamente sgombre? Non vedo avvisi in giro o almeno non li vedo in corrispondenza di quell’incrocio, non c’è un cartello, non c’è una transenna ma solo due vigili che sbraitano, uno che bestemmia più volte. Urlano, fanno il loro poveracci, a me sembra una scena uscita da qualche film demenziale, vedo disorganizzazione da non crederci e quelli che dovrebbero mantenere l’ordine che fermano macchine a bordo strada di qua e di là senza dare troppe spiegazioni.

Mi viene quasi da ridere.I signori che mi stanno accanto sogghignano e dicono “Auah, sta ‘mpazzit…” indicando l’uomo in divisa più bestemmifero. Penso che se ci fossi stato io in macchina ignaro passante e fermato bruscamente da uno in divisa, se ci fossi stato io in quel subitaneo caos artificiale mi sarebbe preso un colpo, con le sirene della polizia che si sentono correre dalla lontananza verso l’incrocio, con l’ignoranza di non sapere che sta succedendo, con la gente tutta intorno… penso che io fermato di colpo in macchina in quel modo mi sarei fatto prendere giustamente un colpo e una tachicardia da neopericolo imminente! Che chissà che sembra che sta per succedere che se un vigile mi bestemmia contro e mi dà dell’imbecille (già, imbecille) dicendomi anche “Porco (segue riferimento monoteista) devi tornare indietro!” beh allora penso a un imminente pericolo, penso che l’Armageddon è giunto e sto per schiattare! Perché se il vigile in divisa mi urla “Porco (segue riferimento monoteista)” anche un po’ in dialetto e visibilmente in apprensione deve essere per forza per salvarmi, perché è un eroe quindi, perché in questioni di vita o di morte le etichette, quel velo abbottonato e composto, cala. Pur di salvare una sola vita in più.

Sasha intanto è ancora spaventatissima, il caldo avanza nonostante le nuvole in movimento, c’è sentore di imminenza, caducità, noi spettatori del “cosa accadrà adesso?” dal marciapiede sappiamo dentro, lo avvertiamo che si avvicina il momento… attendiamo così composti il nostro Armageddon… Sirene, polizia, brulichio… si alza un leggero vento… è fatta! E la gente intorno a me rumoreggia: ”Auah… ma Di Luca corre?”, ”Eh sci, ‘n ci shta… porco (segue riferimento monoteista su ottimo precedente esempio dell’uomo in divisa)!”

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Intervista a Claudio Arzani - Canti di lotta, esistenza e resistenza

Posted by xamav on Apr 17 2007 | Libri, Opinioni, Politica, Storia, Letteratura, Italia, Blog, Cultura, Interviste, Arte

Intervista a Claudio Arzani, in arte “Arzy”. Di se stesso dice: “Claudio Arzani 14 febbraio 1954, bassa pianura emiliana, Fiorenzuola d’Arda, quell’era le debut. Oggi vivo e lavoro a Piacenza. Giornalista pubblicista, il destino ha voluto mi impegnassi in tuttaltro campo, al servizio dei cittadini nella sanità pubblica. Tuttavia scrivere, per me, é vitale, divertente, essenziale, un mezzo per esprimere la mia presenza nel mondo e dir la mia. Così dal giornalismo sono passato, per passione e non per lavoro, alla poesia, alla narrativa, ai resoconti, agli appunti ovunque e su tutto, fino alla scoperta del blog. Basta scrivere, appunto, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.”. Ha vinto diversi premi letterari, ha pubblicato una raccolta di poesie e ballate dal titolo “È severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione – Canti di lotta, di esistenza, di resistenza” (Ed. Vicolo del Pavone, 2005, pag. 160). Interessante la recensione di Maurizio Cucchi (segui il link).

1) Perché canti di lotta, di esistenza e di resistenza? Se si parla di poesia?
La poesia è uno strumento di lettura della realtà che vive il poeta, non è astrazione. Quindi la mia poesia non è altro che il racconto della mia vita, della mia esperienza, del mondo nel quale esisto, del territorio, della pianura, del grande placido fiume, delle valli che mi circondano e della gente che mi circonda. Un mondo nel quale, se aspiri a giustizia, solidarietà, pace, amore, se ti preoccupi per la tutela della salute e dell’ambiente devi lottare, devi resistere contro quanti vorrebbero sopprimere la tua libertà o calpestare la tua dignità. La mia poesia, dunque, parla di episodi della vita quotidiana, diventa canto di affermazione di valori, diventa una forma di resistenza contro chi vorrebbe mettere a tacere la mia anima magari inquinando, nel nome del profitto dell’impresa automobilistica, l’aria che mi servirebbe per respirare.

2) Narraci della tua pubblicazione e cosa pensi dell’editoria.
Semplice. Conoscevo una piccola casa editrice che opera nella mia città, specializzata in collane che sono vicine ai miei valori. Soprattutto storia e Resistenza (quella con l’iniziale maiuscola) ma anche narrativa locale e poesia. Un giorno ho bussato alla porta ed ho esposto il mio progetto di pubblicazione. Non ci sono stati equivoci, da subito si è chiarito che, per pubblicare poesia, dovevo pagare. Milleduecento euro, per la precisione, per 300 copie di un libro a 56 pagine. In cambio mi hanno garantito alcuni servizi senza tacere i limiti che avrei incontrato pubblicando con loro (l’assenza di presenza fuori dai confini provinciali, prima di tutto). Questo mi è piaciuto: massima trasparenza. In seguito ho avuto contatti con altre piccole case editrici disponibili a pubblicare poesia: tutte a pagamento e spesso a condizioni di maggiore onerosità rispetto a quelle che ho incontrato con la piccola casa editrice in forma cooperativa di area emiliana. Oppure promettendo mari e monti senza rivelare che spesso tanto i mari quanto i monti sono roboanti ma privi di contenuto reale. Pensa alle garanzie di mandare i tuoi libri in tutto il BelPaese o di offrirli via internet. Chi mai se lo fila, in un paese di santi, navigatori e poeti, un nuovo autore sconosciuto? Del resto, posto che in generale la poesia è un prodotto di nicchia perché tutti la scrivono ma nessuno la legge, pagare non è uno scandalo: perché mai un editore dovrebbe investire su un nuovo autore se lui stesso non è disponibile ad investire su se stesso? Diciamo piuttosto che quel che conta sono i servizi di supporto che l’editoria può offrirti, è su questo piano che puoi giudicare la trasparenza e spesso qui casca l’asino. Diverso il discorso se parliamo della narrativa. La mia esperienza dice che esiste un’attenzione dell’editoria ai nuovi autori, il problema è la fortuna che giusto autore s’incontri col giusto editore. Posso solo dire che comunque la fortuna va aiutata, l’importante è non lasciare il manoscritto nel cassetto: andare incontro alle opportunità, cercarle, provocarle. Occorre investire. Tempo. Magari anche quattrini. E naturalmente serve un certo talento. La ricetta a quel punto è perfetta.

3) Cosa significa internet per te?
Moltissimo. Mi ha permesso di conoscere. Amici, amiche, piccoli editori. Una grande opportunità di confronto, di studio, di miglioramento del mio scrivere. Un’opportunità che mi ha garantito l’essere conosciuto oltre i confini del mio spazio di vita. Anche in questo caso niente illusioni, non parliamo di grandi numeri. Grazie alla frequenza assidua in particolare di due siti, ho conosciuto diciamo una decina di persone ma sono state conoscenze importanti, di qualità. Internet poi risulta una finalizzazione importante del mio scrivere: la rete mi permette di pubblicare istantaneamente quello che scrivo e quindi è un grande stimolo proprio a scrivere. Di tutto, ad ampio spazio, basta visitare il mio
blog, appunto. Quanto alle poesie, ne ho composte e scritte per oltre ventanni ma è grazie ad internet se ho perfezionato il mio scrivere, se ho trovato stimoli sempre maggiori per scrivere, se le ho riviste, corrette, arricchite, se alla fine mi sono ritrovato con tanto materiale da arrivare alla pubblicazione del mio primo libro nel 2005. Ed ora, a due anni di distanza, nel frattempo ho prodotto tanti altri versi da poter pubblicare il secondo libro.

4) Un nuovo libro, sempre di poesia? Questo significa che la pubblicazione del primo ti ha soddisfatto?
Certo, è stata una magnifica avventura prima di tutto umana che in parte ho raccontato nei siti ed ora addirittura in un blog tutto dedicato alle cronache e alle vicissitudini del libro:
arzyntoilette. Un’esperienza dicevo umana e anche organizzativa che da poco ha raggiunto il traguardo delle 120 copie vendute, ovvero il recupero del contributo versato per cui sono tentato di ricominciare, sperando di allargare sempre di più la mia area di influenza. Il viaggio sarà il filo conduttore di questa seconda proposta e lo scenario, naturalmente, questa nostra vita in questo nostro BelPaese. Andremo dunque nella valle del Serchio, nella Garfagnana che attraverseremo in un lungo viaggio in treno incontrando storie d’amori vissuti o negati, con puntate nella Milano del Berlusconi ad oltre trentanni dalla morte di Pinelli, fino ad arrivare nei territori semidesertici dell’Irak dove infuria la guerra o allo spirito della Resistenza che sembra per molti abbia ammainato i suoi vessilli.

5) Donaci, se vuoi, una estemporanea in versi, per questo blog, che ci lasci omaggio dei tuoi ideali e sogni.
Beh, questa intervista nasce mentre ritorno da Bologna, dal congresso regionale che dovrebbe portare alla nascita del Partito Democratico. Mi sembra giusto lasciarti la testimonianza del mio pensiero. Titolo? Facciamo “Bologna biancorossa”:

Bologna biancorossa

Sono stato al congresso del partito
quello rosso che viene da lontano
non tornano conti con l’elettorato
per cui coi bianchi va unificato

Sono tristi le donne di sinistra
sono bone quelle dell’estrema
i compagni con le lunghe barbe
si nascondono di pancia abbondanza

Ancora abbraccio sorella Utopia
e mi dicono che amo Eresia
mondo dominato da Ortodossia
il rifugio è sempre Poesia

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Arrivederci Kurt Vonnegut (1922-2007)

Posted by alexkc on Apr 12 2007 | News, Libri, Cultura, Arte

Ciao Kurt. Te ne vai così, appena dopo avermi fatto capire quanto sia stato terribile quel giorno di febbraio a Dresda, quando le bombe in un’epifania di fuoco e fiamme radevano al suolo uno dei capolavori architettonici della nostra vecchia e bella Europa. E tu lo raccontavi spesso strappando anche un sorriso.

So it goes (Così va la vita) era la frase che accompagnava tutto il libro, un filo conduttore che si dipanava fino a raggiungere il passato e il futuro più estremi, ma anche il presente più assoluto. Sì, perché tu hai dipinto la ferocia, l’assurdità e la stupidità insiti nella guerra, che anche quando è inevitabile possiede un codice di comportamento che va rispettato.

Tu sapevi già che non saresti morto quel 13 febbraio del ‘45 nel Mattatoio n° 5. Sì perché come il tuo Billy Pilgrim continui a rivivere la tua vita avanti e indietro senza paura della morte. Magari sei in uno zoo di Tralfamadore e stai prendendo un caffé con Kilgore Trout… se siete ancora lì aspettatemi, un giorno forse lontano sarò anch’io dei vostri.

Arriverderci Kurt Vonnegut!

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Abramo, Isacco, Franco e Il Labirinto del Fauno

Posted by alexkc on Apr 05 2007 | Cultura, Cinema, Arte

I racconti biblici, sin dalla più tenera età, hanno sempre avuto su di me uno strano effetto: alcuni mi sembravano edificanti, mentre altri ai miei occhi apparivano come esempi di truculenta crudeltà. Prendete la storia di Sodoma narrata nella Genesi e pensateci un po’. Ma l’episodio che mi lasciava a bocca aperta più di tutti era quello di Abramo e Isacco. Un padre che sarebbe pronto a sacrificare il sangue del suo sangue per il proprio Dio. Sarò strano io, ma a me spaventava un sacco, a prescindere dalle mie considerazioni e convinzioni riguardo alla religione.

fauno.jpg

Ed è qui che entra in gioco il fauno, sì quello del labirinto, o meglio quello del recente film ibero-messicano diretto da Guillermo Del Toro, Il Labirinto del Fauno. Scevra della melensa retorica hollywoodiana, la pellicola descrive l’immaginifico (o no?) mondo creato da una piccola bambina undicenne, Ofelia (Ivana Baquero) per sfuggire alle terrificanti brutture degli ultimi giorni di franchismo, o meglio della guerra civile, visto che la dittatura cadrà purtroppo più di 30 anni dopo. E la forza e l’originalità (stilistica) di Del Toro risaltano in maniera inequivocabile, abbellite da innumerevoli citazioni.

A una manciata di minuti dalla fine del film rivedo una scena  che appartiene all’immaginario collettivo di tutti noi occidentali, ovvero la summenzionata storiella di Abramo e Isacco. Quello che però mi sorprende è che le cose vanno esattamente al contrario e la protagonista si rifiuta di sottostare alla richiesta di sacrificio (peraltro meno violenta di quella proposta dalla Bibbia).

A questo punto mi convinco finalmente che le mie fobie post apocalittiche legate ad alcuni passi del Vecchio Testamento sono in parte giustificabili se un uomo così legato alla religione come Del Toro si rifiuta di essere didascalico e supino nei confronti dei dogmi narrativo-religiosi.

fauno2.jpg

Al di là di queste considerazioni sull’interpretazione della simbologia cristiana, il film è uno straordinario affresco sulla violenza bruta del fascismo-franchismo. La parte fantastica della storia è quella in cui tutti noi ci rifugiamo, soprattutto quando abbiamo bisogno di evadere da situazioni più grandi di noi. E cosa può fare la piccola Ofelia se non creare porte che si materializzano attraverso i suoi gessetti e curare le sofferenze della madre con l’aiuto di una radice di Mandragola? Poesia e dolore e poesia.

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“C’era la cera sul pavimento” della sicurezza di Letizia Moratti

Posted by xamav on Apr 04 2007 | Politica, Sfoghi, Berlusconi, Sinistra, Opinioni, Notizie, Cultura, Italia, Libri, Cronaca

Perché poi altrimenti passa troppo tempo, allora poi ci si scorda di tutto quel che scorre in pubblicità, perché ci sono fatti importanti che si susseguono, come il Vaticano che si esprime sui DICO e che critica tramite il suo quotidiano il fatto che bambini abbiano sfilato per mano agli omosessuali durante la manifestazione a Roma. O notizie come quelle che riguardano il governo che in politica estera, o della Moratti Letizia che sfila a Milano sulla sicurezza della città e contro il governo e… apro una piccola nota… a Radio2, durante il programma Caterpillar (adoro i programmi di Radio2) sento che si parla di dieci motoclisti scivolati per le vie di Milano la mattina seguente a causa della cera caduta a terra proprio durante la manifestazione per la sicurezza voluta da Letizia Moratti e Silvio Berlusconi (info: link 1, link 2).

Per i media i poveri motociclisti a terra sono stati dieci, per la questura, a quanto pare, sette.

Due considerazioni: 1) E’ buffo sapere che la cera delle fiaccole accese, la cera ostentata e caduta per la causa della sicurezza abbia poi reso insicuro il manto stradale provocando, ahimé, incidenti; 2) E’ confortante sapere che almeno alle prime notizie la questura abbia numeri differenti rispetto ai cronisti non solo per la partecipazione alle manifestazioni di piazza ma anche per la partecipazione agli incidenti stradali… ciò denota, se non altro, coerenza.

Ecco, come è facile sviare. Torno al titolo, che riporta anche Baricco. Le pubblicità in genere dicono “Forse non lo sapevi, ma una donna su quattro ha delle piccole perdite”, “Forse non lo sapevi, ma nasce il nuovo antirughe efficace alla radice” e cose del genere. Io aggiungo “Forse non lo sapevi, ma nasce il nuovo corso di scrittura a fascicoli e dvd della scuola Holden”.

Cosa?

All’inizio della pubblicità in questione andata in onda fino a pochi giorni fa c’era un tizio (carta e penna alla mano) che non trovava la forma giusta per scrivere una frase, al termine della stessa c’era sempre lui che chiudeva un libro e tutto soddisfatto diceva: “Pubblicato!”.

Pubblicato?

Che forse ci siano gli estremi per pubblicità ingannevole e sfruttamento della credulità popolare? A me Baricco piace, solo “Senza sangue” mi ha deluso. Peccato. Ma per quel “romanzo” ho pensato che forse aveva bisogno di spiccioli per il caffé e che quella mattina dall’editore aveva in tasca uno scontrino del supermercato e “Senza sangue”. E all’editore gli ha mostrato in modo del tutto casuale “Senza sangue”. E l’editore gliel’ha pubblicato (avrebbe fatto lo stesso con il suo scontrino, d’altronde lui è Baricco). E il pubblicare, allora, per lui è facile. Ma chi ci sbatte ogni giorno, sommerso dalle proprie velleità (anche io faccio parte del branco) sa bene che non basta neanche la tenacia, tanto meno un corso di scrittura a fascicoli per arrivare a dire alla fine “Pubblicato!”. Perché. Perché c’è l’editoria a pagamento che ti frega, c’è la cultura che è solo pubblicità, c’è la supponenza di chi prende in mano una penna. E per molti altri motivi.

E poi mi chiedo, allora, uno che può scrivere quel che gli pare come Alessandro Baricco, uno così che se ne fa di pubblicità e attività del genere? E chi vuole scrivere, che se ne fa di un corso del genere? La scuola migliore, ormai in disuso proprio tra coloro che si sentono i nuovi Umberto Eco, è leggere. Leggere.

Bah, chiudo, e dico anche io “Pubblicato!”.

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Musica: il reggae dal cuore abruzzese

Posted by xamav on Apr 02 2007 | Interviste, Musica, Opinioni, Politica, Internet, Eventi, Arte, Chieti, Cultura, Abruzzo

Intervista a Nicola, membro dello Sleng Teng Movement di Chieti.

1) Tanto per iniziare, dacci un assaggio di slang reggae.
Bene, ti dico che ad esempio in una “dancehall” (serata) è facile imbattersi in termini come “massive” (che sta per “gente”, “pubblico partecipante”), “pull up” (se il pubblico grida “pull up” il pezzo suonato deve essere ripetuto da capo), “big up” (saluto tipico), “dubplate” (che è lo special di un’artista realizzato esclusivamente per il sound) e anche in altri termini come “selecta” (ovvero colui che suona i vinili ai piatti), “mc” (colui che parla) e molti altri ancora…

2) Cos’è un “dubplate”, quanto costa e come funziona?
Il “dubplate” o “special” è un pezzo che un gruppo si fa “tagliare” (fare) da un’artista affermato o non, pagando a seconda della fama del cantante… si va dai simbolici 50/100 euro agli oltre 900 euro… viene registrato prima dei concerti nello studio del sound che ospita l’artista e ci si accorda per le modalità e per il prezzo.

3) Cos’è il reggae per voi?
Il reggae per noi è puramente passione, arte e stimolo di vita… in futuro, come già accade per i sound affermati, può diventare vero e proprio lavoro. I sound più famosi vengono chiamati a suonare in tutte le parti del mondo, pub, locali, università e soprattutto nei centri sociali… ma l’apice del successo si ottiene quando il sound viene chiamato per eventi internazionali del calibro del
World Clash (una sorta di coppa del mondo del reggae), Rototom Sunsplash ad Osoppo (una manifestazione che si svolge in provincia di Udine nelle prime settimane di luglio di ogni anno e che vede la presenza di molti artisti e sound internazionali ma anche di una moltitudine di gente che ama questo genere di musica)… certo, poi il top è suonare nella storica nazione della reggae music (Jamaica) così come suonare accanto a sound importanti come ci è accaduto a settembre con il miglior sound in italia (One Love Hi Pawa)… questo sì che può darti tantissima soddisfazione…

4) Com’è la situazione in Abruzzo e in particolar modo a Chieti per lo spazio concesso per questi eventi?
In Abruzzo la realtà reggae è sentita un po’ ovunque nelle quattro province… il punto di riferimento per gli amanti del reggae è poi il Circolo Negril di Pescara che ogni fine settimana dà la possibilità ai vari sound locali e nazionali di suonare. Esistono comunque anche altri posti dove questi sound hanno la possibilità di esibirsi ovvero spiagge, stabilimenti, parchi pubblici, pub, eccetera… il discorso un po’ cambia soprattutto nella nostra città, Chieti. Definita “città della camomilla” Chieti è veramente una delle poche in cui un sound non vorrebbe mai imbattersi… non per la gente che la frequenta (la maggior parte degli amanti del reggae,qui, sono pugliesi-salentini, calabresi, della Basilicata, molisani, laziali… tutti studenti dell’Università D’Annunzio di Chieti che muoiono dalla voglia di avere una dancehall in questa città) ma per lo più per le istituzioni che invece di promuovere eventi e dare spazio ai giovani fanno di tutto per ostacolare queste situazioni di ritrovo e musica… ah, una nota simpatica, ma come fa questa città a essere una delle poche che non ha neanche una radio? Infine, certe cose sono da sapere… l’ultima serata che abbiamo fatto nell’antica Teate ci è stata sospesa con 4 pattuglie della polizia arrivate in assetto antisommossa che hanno mandato tutti a casa… e non credete che stava succedendo chissà cosa, c’erano solo ragazzi che ballavano senza pensare per una volta ai problemi del mondo che li circonda… c’erano soltanto giovani con il sorriso stampato sul volto… è assolutamente da sfatare il mito negativo che chissà cosa avviene in queste situazioni… si tratta di puro divertimento, e basta.

5) Esistono problemi tra band locali?
No, assolutamente no. Torno a ripetere che il reggae accomuna la passione per questa musica tra tutta la gente del mondo senza distinzione di pelle razza e religione… anzi, soprattutto dopo i “clash” (sfide tra due o più sound) si allacciano dei veri e propri rapporti che si trasformano anche in amicizie e diverse e interessanti collaborazioni artistiche.

6) Fateci altri esempi di realtà come voi in Abruzzo.
Come già detto prima, anche in Abruzzo questa realtà è abbastanza sentita… basti dire che sound del calibro di
Balooba, Pure Love, RastaUno e altri vivono questa passione da ormai molti anni e hanno rafforzato la loro esperienza sul campo suonando insieme ad altri sound di grande importanza. Comunque in questi ultimi tempi notiamo con piacere la nascita di molti sound nel nostro territorio, tra cui naturalmente il nostro, lo Sleng Teng Movement (ovvero composto dal sottoscritto, da Alessandro e da Paoletto)… abbiamo tutti tanta voglia di far bene in questo panorama musicale, di fare nuove esperienze, di allacciare relazioni e crescere.

7) Cosa vorreste in più da parte delle istituzioni e delle organizzazioni per portare avanti questo movimento reggae nel territorio?
Cerchiamo solamente un posto dove poter esprimere il nostro amore per questa musica e soprattutto nella nostra città, visto che siamo originari di Chieti, dove per organizzare una “dancehall” dobbiamo veramente fare i salti mortali anche solo per ottenere una misera autorizzazione che ci permetta di suonare per un paio d’ore… infine un consiglio per tutti quelli che amano questo genere e intendono praticarlo: non fatevi intimorire dalle prime difficoltà e soprattutto dai mille sacrifici, basta un bel gruppo di amici, due piatti e un po’ di vinili e passione… il reggae è anche solo questo!

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