Intervista a Claudio Arzani, in arte “Arzy”. Di se stesso dice: “Claudio Arzani 14 febbraio 1954, bassa pianura emiliana, Fiorenzuola d’Arda, quell’era le debut. Oggi vivo e lavoro a Piacenza. Giornalista pubblicista, il destino ha voluto mi impegnassi in tuttaltro campo, al servizio dei cittadini nella sanità pubblica. Tuttavia scrivere, per me, é vitale, divertente, essenziale, un mezzo per esprimere la mia presenza nel mondo e dir la mia. Così dal giornalismo sono passato, per passione e non per lavoro, alla poesia, alla narrativa, ai resoconti, agli appunti ovunque e su tutto, fino alla scoperta del blog. Basta scrivere, appunto, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.”. Ha vinto diversi premi letterari, ha pubblicato una raccolta di poesie e ballate dal titolo “È severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione – Canti di lotta, di esistenza, di resistenza” (Ed. Vicolo del Pavone, 2005, pag. 160). Interessante la recensione di Maurizio Cucchi (segui il link).
1) Perché canti di lotta, di esistenza e di resistenza? Se si parla di poesia?
La poesia è uno strumento di lettura della realtà che vive il poeta, non è astrazione. Quindi la mia poesia non è altro che il racconto della mia vita, della mia esperienza, del mondo nel quale esisto, del territorio, della pianura, del grande placido fiume, delle valli che mi circondano e della gente che mi circonda. Un mondo nel quale, se aspiri a giustizia, solidarietà, pace, amore, se ti preoccupi per la tutela della salute e dell’ambiente devi lottare, devi resistere contro quanti vorrebbero sopprimere la tua libertà o calpestare la tua dignità. La mia poesia, dunque, parla di episodi della vita quotidiana, diventa canto di affermazione di valori, diventa una forma di resistenza contro chi vorrebbe mettere a tacere la mia anima magari inquinando, nel nome del profitto dell’impresa automobilistica, l’aria che mi servirebbe per respirare.
2) Narraci della tua pubblicazione e cosa pensi dell’editoria.
Semplice. Conoscevo una piccola casa editrice che opera nella mia città, specializzata in collane che sono vicine ai miei valori. Soprattutto storia e Resistenza (quella con l’iniziale maiuscola) ma anche narrativa locale e poesia. Un giorno ho bussato alla porta ed ho esposto il mio progetto di pubblicazione. Non ci sono stati equivoci, da subito si è chiarito che, per pubblicare poesia, dovevo pagare. Milleduecento euro, per la precisione, per 300 copie di un libro a 56 pagine. In cambio mi hanno garantito alcuni servizi senza tacere i limiti che avrei incontrato pubblicando con loro (l’assenza di presenza fuori dai confini provinciali, prima di tutto). Questo mi è piaciuto: massima trasparenza. In seguito ho avuto contatti con altre piccole case editrici disponibili a pubblicare poesia: tutte a pagamento e spesso a condizioni di maggiore onerosità rispetto a quelle che ho incontrato con la piccola casa editrice in forma cooperativa di area emiliana. Oppure promettendo mari e monti senza rivelare che spesso tanto i mari quanto i monti sono roboanti ma privi di contenuto reale. Pensa alle garanzie di mandare i tuoi libri in tutto il BelPaese o di offrirli via internet. Chi mai se lo fila, in un paese di santi, navigatori e poeti, un nuovo autore sconosciuto? Del resto, posto che in generale la poesia è un prodotto di nicchia perché tutti la scrivono ma nessuno la legge, pagare non è uno scandalo: perché mai un editore dovrebbe investire su un nuovo autore se lui stesso non è disponibile ad investire su se stesso? Diciamo piuttosto che quel che conta sono i servizi di supporto che l’editoria può offrirti, è su questo piano che puoi giudicare la trasparenza e spesso qui casca l’asino. Diverso il discorso se parliamo della narrativa. La mia esperienza dice che esiste un’attenzione dell’editoria ai nuovi autori, il problema è la fortuna che giusto autore s’incontri col giusto editore. Posso solo dire che comunque la fortuna va aiutata, l’importante è non lasciare il manoscritto nel cassetto: andare incontro alle opportunità, cercarle, provocarle. Occorre investire. Tempo. Magari anche quattrini. E naturalmente serve un certo talento. La ricetta a quel punto è perfetta.
3) Cosa significa internet per te?
Moltissimo. Mi ha permesso di conoscere. Amici, amiche, piccoli editori. Una grande opportunità di confronto, di studio, di miglioramento del mio scrivere. Un’opportunità che mi ha garantito l’essere conosciuto oltre i confini del mio spazio di vita. Anche in questo caso niente illusioni, non parliamo di grandi numeri. Grazie alla frequenza assidua in particolare di due siti, ho conosciuto diciamo una decina di persone ma sono state conoscenze importanti, di qualità. Internet poi risulta una finalizzazione importante del mio scrivere: la rete mi permette di pubblicare istantaneamente quello che scrivo e quindi è un grande stimolo proprio a scrivere. Di tutto, ad ampio spazio, basta visitare il mio blog, appunto. Quanto alle poesie, ne ho composte e scritte per oltre ventanni ma è grazie ad internet se ho perfezionato il mio scrivere, se ho trovato stimoli sempre maggiori per scrivere, se le ho riviste, corrette, arricchite, se alla fine mi sono ritrovato con tanto materiale da arrivare alla pubblicazione del mio primo libro nel 2005. Ed ora, a due anni di distanza, nel frattempo ho prodotto tanti altri versi da poter pubblicare il secondo libro.
4) Un nuovo libro, sempre di poesia? Questo significa che la pubblicazione del primo ti ha soddisfatto?
Certo, è stata una magnifica avventura prima di tutto umana che in parte ho raccontato nei siti ed ora addirittura in un blog tutto dedicato alle cronache e alle vicissitudini del libro: arzyntoilette. Un’esperienza dicevo umana e anche organizzativa che da poco ha raggiunto il traguardo delle 120 copie vendute, ovvero il recupero del contributo versato per cui sono tentato di ricominciare, sperando di allargare sempre di più la mia area di influenza. Il viaggio sarà il filo conduttore di questa seconda proposta e lo scenario, naturalmente, questa nostra vita in questo nostro BelPaese. Andremo dunque nella valle del Serchio, nella Garfagnana che attraverseremo in un lungo viaggio in treno incontrando storie d’amori vissuti o negati, con puntate nella Milano del Berlusconi ad oltre trentanni dalla morte di Pinelli, fino ad arrivare nei territori semidesertici dell’Irak dove infuria la guerra o allo spirito della Resistenza che sembra per molti abbia ammainato i suoi vessilli.
5) Donaci, se vuoi, una estemporanea in versi, per questo blog, che ci lasci omaggio dei tuoi ideali e sogni.
Beh, questa intervista nasce mentre ritorno da Bologna, dal congresso regionale che dovrebbe portare alla nascita del Partito Democratico. Mi sembra giusto lasciarti la testimonianza del mio pensiero. Titolo? Facciamo “Bologna biancorossa”:
Bologna biancorossa
Sono stato al congresso del partito
quello rosso che viene da lontano
non tornano conti con l’elettorato
per cui coi bianchi va unificato
Sono tristi le donne di sinistra
sono bone quelle dell’estrema
i compagni con le lunghe barbe
si nascondono di pancia abbondanza
Ancora abbraccio sorella Utopia
e mi dicono che amo Eresia
mondo dominato da Ortodossia
il rifugio è sempre Poesia
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