Archive for Maggio, 2007

A proposito di antenne…esprimiti J.I. (3/3)

Posted by emionirico on Mag 31 2007 | Tecnologia, Società

Ciò che preoccupa tanti è il cosiddetto “inquinamento elettromagnetico”. Ci si chiede se effettivamente il fatto di essere circondati da così tante antenne, siano esse televisive, radio, cellulari, costituisca un rischio per la nostra salute. Una domanda alla quale è piuttosto difficile se non impossibile dare una risposta unica, univoca, definitiva e soprattutto corretta… Il solo fatto che chi sostiene a spada tratta la pericolosità delle radiazioni elettromagnetiche in cui siamo quotidianamente “immersi”, così come chi sostiene il contrario, abbia bisogno di fondare i suoi argomenti su dati statistici per definizione non porta ad una “risposta chiusa” alla fatidica domanda, ma alla definizione di una serie di relazioni “causa-effetto” che partono dal problema iniziale e ne diradano in contorni sino a renderli sfuocati, con il risultato di confondere la mente di chi vorrebbe capirci di più… Tuttavia, il fatto che una pallottola esplosa a bruciapelo in pieno petto possa ragionevolmente avere come “effetto collaterale” una fine immediata ed indecorosa che, ciononstante, non rappresenta con certezza matematica il risultato finale e definitivo di questa “prova”, ci suggerisce che anche in questo caso si debba definire una statistica… Allora forse è proprio la natura umana che implica una definizione più confusa e nebbiosa delle relazioni di causa-effetto, che possono sempre, in misura diversa, deviare dalla defizione rigorosa che un ragionamento “matematico” ci suggerirebbe. Per concludere mi diletto nel praticare un “trucchetto” che vedo continuamente fare da molte persone in tantissimi ambiti diversi, ovvero rispondere ad una domanda di cui non si conosce la risposta con un’altra domanda… Se allora è vero che si può sopravvivere ad una pallottola sparata nel petto come facciamo a definire con certezza gli (eventuali) effetti che le radioazioni elettromagnetiche possono avere sul nostro organismo…??

J.I.

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FS - FERROVIE DELLO STATO: Trenitalia Mon Amour

Posted by xamav on Mag 31 2007 | Sfoghi, Società, Pescara, Italia, Aneddoti, Abruzzo

Treno per Pescara proveniente da Roma. Lo attendo ad Avezzano. Porta 15 minuti di ritardo come prassi. Lo prendo.
A Celano, appena qualche chilometro dopo, quindi, già il ritardo aumenta a 17 minuti.
Non male. Ma ho visto di meglio.
Al seguito ho anche la mia fedele Sasha, ho pagato per lei per animale di piccola taglia, ovvero la metà rispetto a quanto ho pagato io.

E’ fine maggio ma qui intorno ha appena nevicato (sulle cime)… il vagone scalcia sornione con me, cane e valigia e… pochi altri. Dei ragazzetti con lo zaino in spalla scarabocchiano simpaticamente le pareti di un vagone più avanti, Sasha è seduta a terra ai miei piedi. Poi si alza e, per quanto le permette il guinzaglio, si intrufola sotto il sedile dinanzi a me. Vedo solo il suo deretano dalla mia postazione. Sculetta.

Sasha ci mette un po’ a tornare. Qualcosa non va. La tiro indietro e mi si presenta masticando soddisfatta… le faccio subito sputare a forza quello che ha in bocca: un bel pezzo di prosciutto.
Ma cos’è, una norcineria o un treno?

I piccoli vandali che spennarellavano nel frattempo scendono, un tizio seduto poco più in là rutta di gusto.
Ma cos’è, una bettola o un treno?

Spero che ci sia il sole sulla costa mentre proseguo in questo idilliaco stato passivamente motorio, il centrodestra ha sbaragliato le appena concluse elezioni. Forse pioverà.
Lancio uno sguardo a Sasha ormai priva della sua caccia, mi accorgo ora che per terra è pieno di grosse schegge di unghie di piedi. Tante davvero.
Ma cos’è, un centro estetico o un treno?

Mi alzo, che schifo, cambio posto.
Sasha è triste allontanandosi dal prosciutto, io sono disgustato allontanandomi dalle unghie.
Ma cos’è?

E’ il treno per Pescara da Roma, in ritardo come al solito. Che per coprire l’intera tratta impiega quattro ore, da tabella di marcia. Come dire quattro ore, per la questura.

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Pronto? - Salve, siamo di Infostrada

Posted by alexkc on Mag 25 2007 | Società, Sfoghi, Abruzzo

23 maggio - ore 16.07
Il telefono squilla. Quando sono a casa sono io a occuparmi dell’incombenza di rispondere.

- Pronto? - Salve. Sono “Tiziocaio” di Infostrada, la chiamo per informarla che tra un paio di giorni ci sarà una variazione nel suo piano tariffario che le consentirà un risparmio di TOT + TOT + TOT…
- Scusi, ma io non ho Infostrada!
- Sì, lo so, ma volevo dirle…      - No, senta, la ringrazio, ma non siamo interessati.
- Non siete interessati a risparmiare?
- Le ripeto: legittimo che lei mi chiami a casa, ma se le dico che non siamo interessati, possiamo anche chiuderla qui
- Io le ho chiesto se siete interessati a risparmiare (tono aggressivo)
- Nooo!!!

Clic (chiusura della chiamata da parte mia).

24 maggio - ore 16.23
Il telefono squilla. Non mi capita da settimane di potermi riposare dopo il lavoro e oggi è stata una giornata veramente faticosa.

- Salve. Sono “Sempronio” (anzi Sempronia, visto il sesso) di Infostrada, la chiamo per informarla ecc. ecc. ecc.

A questo punto una lampadina si accende nel mio cervello… questa frase l’ho già sentita e soprattutto non voglio risentirla proprio mentre la mia palpebra cala verso la meritata pennichella. Vi risparmio il resto della telefonata, vi basti sapere che stavolta è stata l’operatrice a interrompere la chiamata, esasperata dalla mia ira incontrollabile (io che notoriamente non sono un rissoso). Quello che mi infastidisce maggiormente di questa storia è che queste chiamate sono una sorta di truffa: fino a quando è un ragazzo di 31 anni come nel mio caso è difficile fargli credere che di colpo il cielo abbia cambiato il suo gestore telefonico per intercessione divina. Ma se invece questi simpatici signori che rovinano i miei sonni pomeridiani chiamano il signor Evaristo, 86 anni, dicendogli che è stata attivata una qualunque cosa che gli farà risparmiare 50 euro al mese, il signor Evaristo, che è vedovo e ha una pensione di 630 euro, probabilmente dirà fantastico, grazie! e lì scatta tutto il meccanismo perverso. A me questa storia fa proprio schifo, lasciatemelo dire.

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A proposito di antenne…esprimiti J.I. (2/3)

Posted by emionirico on Mag 22 2007 | Tecnologia, Società

Nel post precedente eravamo rimasti a come l’antenna ricevente capta il segnale elettromagnetico generato dall’antenna trasmittente e lo trasforma in un segnale elettrico che viene “letto” da un circuito elettrico (elettronico) collegato all’antenna con funzione trasmittente.Sembra una cosa piuttosto semplice ed in realtà il principio su cui si basa lo è, perlomeno tanto quanto è efficace. Ovviamente, con l’avanzare della tecnologia, la complessità dei sistemi trasmittenti e riceventi così come la quantità di informazioni associate, sono aumentate in maniera spaventosa; si pensi alla comunicazione cellulare… Ma il principio di funzionamento non è cambiato, è sempre lo stesso che Guglielmo Marconi sperimentò e dimostrò con successo più di un secolo fa… L’argomento è così affascinante che sarei tentato di scrivere decine di pagine, ma cercherò di essere il più possibile sintetico e puntuale, perchè ciò su cui voglio concentrarmi sono le antenne. Come ho detto il principio su cui si basa la trasmissione di segnali radio è piuttosto semplice, e forse l’anello più semplice della catena è rappresentato proprio dalle antenne. Nella loro realizzazione più semplice, le antenne non sono altro che “pezzi” di materiale elettricamente conduttivo, ad esempio un filo di rame, che quando sono percorsi da un segnale elettrico che varia nel tempo (niente di tanto diverso dalla “famosa” corrente alternata con cui abbiamo a che fare tutti i giorni…) disperdono gran parte di tale segnale nello spazio circostante sotto forma di radiazione elettromagnetica. Ovviamente esiste una varietà di tipi diversi di antenne a seconda della funzione che devono svolgere e del tipo di segnale che devono trasmettere o ricevere. Una grande distinzione tra i vari tipi di antenne esiste a seconda di come devono “radiare” nello spazio. Infatti, esistono antenne che trasmettono o ricevono in tutte le direzioni (dette antenne omnidirezionali o isotrope) ovvero a 360 gradi, come ad esempio quelle della vostra autoradio. Diversamente, ci sono antenne che trasmettono o ricevono solo in una certa direzione, ovvero in una “fetta” di poche decine di gradi, che sono dette antenne direzionali. Un esempio che tutti conosiamo bene sono le antenne televisive che abbiamo sul tetto di casa, che hanno bisogno di essere orientate nella direzione giusta per riuscire a captare il segnale di un determinato canale televisivo.

J.I.

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Pescara, Tolleranza Zero – Ma forse è un test sul “2/”

Posted by xamav on Mag 22 2007 | Società, Sfoghi, Pescara, Aneddoti, Abruzzo

Stazione di Pescara, stazione degli autobus, sale una signora sul “2/” che da qui arriva a Montesilvano per la zona grandi alberghi. L’autobus delle 13.30 ancora non parte, mancano un paio di minuti, già tutti occupati i posti a sedere. La signora appena salita scorge un posto libero che però è “sbarrato” da un passeggino. Il passeggino è di una ragazza che è scesa appena poco prima in attesa della partenza dell’autobus, con la figlia piccola in braccio che piange perché fa davvero caldo qui dentro (avrà appena qualche mese la bimba). Poi. La signora si improvvisa meglio di Pelè. Dribbla con maestria la carrozzina, fa per sedersi.

?

La gente intorno molto tranquillamente le dice che quel posto è occupato, che c’è quella ragazza a terra che è scesa perché la piccola sta male, che così magari la fa calmare un po’.
- Ma bravi!
Sbraita la signora che si rialza, ottusamente indispettita che non può mettersi comoda.
- Non si occupano mica i posti così, ma bravi!

Mezzo autobus allora si alza, tutti increduli che sia così difficile capire la situazione, molti fanno per farla sedere al proprio posto pur di non sentirla lagnarsi di un problema che non esiste, ma lei no, rifiuta, sbraita ancora, insiste, che non lo capisce proprio che lì c’è una mamma già di per sé in difficoltà.

Tolleranza zero. La signora fa la sostenuta, gli animi si scaldano, la ragazza con la bimba nel frattempo risale che neanche ha seguito la diatriba unilaterale, si siede al suo posto dove appunto era rimasta la carrozzina. Poi tutto torna a tacere, l’autobus avvia il motore, le vibrazioni coprono i borbottii e si parte.

La signora intanto, impettita e forse ancora convinta di aver ragione, si apposta in piedi verso le porte centrali, gli occhi di molti la fissano, lei dietro i suoi occhiali da sole non cede, marcia verso la sua fermata che sarà poi a metà strada, marcia (marcia anche in senso di avariata dentro) con la sua spontanea e naturale intolleranza. O forse più ignoranza. O forse più colpo di caldo, che l’estate non arriva ancora piena, ma miete già le sue vittime a quanto sembra, sbrinando forse troppo repentinamente in giornate come questa i cervelli sotto ghiaccio.

Ho notato una cosa però, a fronte dell’ottusa intolleranza della signora la gente intorno non è rimasta muta, ha reagito. In altri tempi ognuno si sarebbe fatto gli affari suoi.

Forse si tratta di un test quindi, per provare come ancora c’è chi non lascia passare inosservate le cose che non vanno. Meglio così.

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Intervista a Edoardo Ricci, cantautore di Chieti

Posted by xamav on Mag 20 2007 | Letteratura, Musica, Interviste, Cultura, Arte, Chieti, Abruzzo

Chieti, l’enoteca ne accoglie non molti, però l’atmosfera c’è. Sembra un film di una Emilia alla Guccini, chitarra e voce per Edoardo Ricci con alle spalle l’oste, poggiato al bancone che segue il tutto. Alcune voci, esterne, in una Chieti sorniona, chiedono calici di vino e un po’ bramano le note e le parole del cantautore, un po’ bramano l’alcol a temprare la lontana limitrofia dell’estate. Edoardo canta e narra un tragitto umano, si abbevera nelle brevi pause direttamente dalla bottiglia di grappa (gli dà forza), lo sente quel che sta interpretando. Sono già le 22 passate, Chieti mi dà l’impressione che non offra altro questa sera. O almeno al di fuori, a parte gli esterni in piedi, è muta. Ferma. Ma a star qui in fondo non è poco e neanche scontato, mi chiedo però cosa c’è che manca e intanto appunto le brevi domando che girerò a Edoardo per questo blog.

Innanzi tutto, cosa significa questo cammino, una chitarra e una voce, che sei sempre tu che ti fai strumento narrativo? Cosa narri questa sera in questa enoteca?
Lo spettacolo “Storie di un’esistenza inverosimile, eppur normale” è il coronamento prosaico e narrativo di un periodo compositivo durato due anni. Durante questo torno di tempo ho avuto modo di creare poesie, metterle in musica, affinare man mano la musicalità dei brani e la metrica dei testi nel rapporto con la partitura musicale, il tutto su base contenutistica rivolta agli studi dell’ultimo periodo universitario. La filosofia di Nietzsche, le filosofie e le religioni orientali, i miti e i simboli delle culture extra-europee, la narrativa fantastica alla Borges o alla Stevenson entrano a far parte del retaggio di questo viaggio umano di trasformazione alchemica del Sé. La voce narrante e quella canora cercano di amalgamarsi ed interagire il più possibile con la musica, al fine di creare un’esemplarità del personaggio protagonista, al fine di consentire un’identificazione del pubblico con il vissuto proposto.

Cosa c’è secondo te che non funziona qui a Chieti e cosa poco funziona per riuscire comunque per raccogliere il suo tallone duro, come in questa serata? Cosa ancora si deve e si può fare in una realtà che vanta oggi una provincia e ieri una storia e che ancora oggi forse si ricerca a stento nell’identità?
Chieti è una città sonnolenta dalle grandi potenzialità, che spesse volte finiscono o nell’isolamento patologico o in quello identitario (l’atomismo delle associazioni, degli enti e dei gruppi è palese e forte), oppure nell’inutile appiattimento sulla cultura materiale e sull’agire pragmatico. Ciò che manca a Chieti è una pregnante identità collettiva che coniughi, componga e corrobori le azioni dei singoli a favore del miglioramento della situazione comunitaria. In altre parole occorre, per usare una metafora abbondante del “movimento” odierno, creare una rete o, come preferisco dire, una ragnatela di opportunità e di canali che rendano possibile l’interazione plurale di iniziative diversificate, per quanto concerne le problematiche, eppur accomunate e convogliate verso la creazione di modelli e situazioni nuove di espressione artistica, di dialogo socio-politico e di confronto interculturale con la realtà globale e locale. Chieti purtroppo vive dei fasti del passato, di un pensiero architettonico e vuoto, che reitera e strascica una nostalgia per ciò che è stato, senza rendersi conto che una comunità unita deve vivere nel presente in continuità con il suo retaggio storico-culturale, nell’azione dei cittadini volta verso un futuro comune. Chieti non è un museo a cielo aperto, deve tornare ad essere una città che punta e invste sul suo patrimonio umano che vive la cultura, e non la rimpiange o la contempla solamente…

Quale progetto vorresti realizzare o comunque veder compiuto?
Ci sono diversi progetti che ora sto vagliando in collaborazione con amici, col Mate e anche da solo. Ciò che mi preme, soprattutto nel taglio di alcuni di questi, è dare la voce alla cultura popolare, intesa come insieme di saperi, conoscenze e gestualità rituali che oggi sono indispensabili per ricreare quella consapevolezza “arcaica” che ha sempre aiutato l’uomo a muoversi e a orientarsi nel futuro. Creare questa continuità tra passato e presente, riattualizzare gli esempi del passato, appagliandoli alle necessità del presente, è la vera scommessa di riscatto per una visione di sviluppo che torni ad incentrarsi sull’uomo e sulla sua storia, e che soprattutto riscatti il popolo dalla sua condizione degenerata di massa. Il prossimo progetto sarà un forum del dialogo interreligioso tra Occidente e Oriente, in cui mi occuperò di alcune filosofie orientali.

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Intervista a Remo Bassini

Posted by xamav on Mag 19 2007 | Libri, Letteratura, Italia, Interviste, Cultura

5 domande a Remo Bassini, direttore del giornale “La sesia“, autore dei romanzi “Il quaderno delle voci rubate” (La Sesia), “Dicono di Clelia” (Mursia), “Lo scommettitore” (Fernandel). In uscita nel 2007 il suo quarto romanzo, per Newton Compton Editori.

1. Tutti ti avranno chiesto “perché scrivi” e cose di questo tipo, io ti pongo un’altra sfumatura, forse non meno scontata. Lo scrittore esiste davvero?

Esiste. Chi ha da dire qualcosa, raccontando storie, è uno scrittore.
(Diciamo anche che quella che si sta affermando oggi è la categoria degli scrittori patetici: patetici perché sono, siamo senza lettori. E forse non è lontano il giorno in cui il numero di chi scriverà sarà superiore al numero dei lettori. Allora si capovolgerà tutto. Magari ci sarà la caccia all’autografo: ma del lettore).

2. L’editoria e il lettore oggi, quale il legame e le speranze/illusioni?

L’editoria è qualcosa di indescrivibile, basta dire che di imprese editoriali ormai ne esistono 4000 che sfornano ogni giorno 168 libri.
Il lettore è comprensibilmente disorientato.
Lo sono anche io: nel rispondere. Non so rispondere, l’editoria è un argomento su cui si può dire tutto e il contrario di tutto. Come il calcio. O la politica.

3. Consigli e sconsigli di lettura delle pagine stampate e di quel che accade nella vita reale?

Non do mai consigli di lettura. La lettura dev’essere un incontro. Se è combinato perde il suo fascino. La vita reale è… la vita reale. Con cose più importanti dei libri, con dolori, magagne, lacrime.
Semmai: io credo che sia un buon libro quello che parla della vita reale. Insomma, la vera narrativa popolare.

4. Il tuo blog… è un ritrovo come un bar, una piazza di paese, un salotto o cosa?

Il mio blog è una piazza aperta a tutti, a chi scrive e a chi non scrive, a chi legge e a chi non legge. Una piazza molto anarchica, direi, senza regole. Dove si parla di tutto e dove cerco, ma con fatica, di tenere lontani discorsi troppo intellettualoidi. Amo la semplicità, io.

5. Cosa dovrei chiederti in questa breve intervista e perché?

Se vale la pena spendere ore, notti, mesi e anni per scrivere un libro. Vale la pena? La risposta è Non lo so; quello che so è che ormai la mia vita è ritmata dalla scrittura e dalla lettura. E dalla lettura della vita: che è quello che deve saper fare un bravo scrittore.

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Gratia Plena, all’autosalone… non basta la tattica Ikea

Posted by xamav on Mag 16 2007 | Società, Sfoghi, Politica, Italia, Aneddoti

Atto finale, dopo tante chiacchiere il proprietario dell’autosalone, dopo aver sputato sul governo (un po’ come sparare sulla croce verde) e dopo aver pianto soldi, aggiunge:
- Non sapete voi che spese che ha un’azienda del genere, neanche cinquanta euro possiamo farvi, neanche il portapacchi in regalo… perché lo stato fa tanti sconti, ma poi guardate che siamo noi che li anticipiano i soldi mancanti… e chissà quando ce li rimborsano…
- Vabbè, - fanno i miei - il bracciolo però…
- Ma mica è di serie il bracciolo.
- Appunto, a voi cosa costa?
- No, il bracciolo no… non sapete che spese abbiamo noi!
E conclude, lui, perché hanno tante uscite, è dura portare avanti un’autosalone del genere con quaranta persone che ci lavorano, e dopo averci fatto partecipi di queste confidenze delicate, a noi rivolte giusto perché siamo “amici” da anni (prima ancora che clienti da venti anni?, penso io), dopo averci detto che il portapacchi proprio no ma se vogliamo una cena da mille euro ce la offre, dopo averci detto dei problemi che hanno loro e di come ne discutono fra colleghi quando si ritrovano nei caffè di Roma, dopo tutto questo e neanche un bracciolo omaggio (anzi, se vogliamo ci toglie la ruota di scorta, che mio padre a tale affermazione ha sobbalzato pensando alla foratura-apertura del portabagagli-e puff! la ruota non c’è), dopo tanto ciarlare e piangersi addosso e glissare le richieste, aggiunge:
- Scusate, ora vado a messa che è tardi.

Ci saluta, cravatta di seta, va a messa e ci lascia con il suo sgaloppino (che sa un po’ di piatto a base di carne condita in vari modi, poi l’uomo è carne e a far condire sì che si fa condire, con tanto di spiedo ascendente). Va a messa con l’abito bello.
E io, che mi trovo dentro l’autosalone con i miei che bisogna cambiare la vecchia auto ormai, io penso… ah!, lui ha problemi di soldi, che si è impressionato poverino a vedere tanti sconti offerti dallo stato e riportati sul prospetto che ci hanno appena fatto per la Modus…
E mentre penso guardo la sua cravatta di seta, penso al Cristo che sta per andare a trovare, lancio uno sguardo al salottino al centro dell’autosalone dove c’è langolo bar e un maxi schermo al plasma acceso dove colleghi suoi leggono il giornale e non mi sembrano affatto corrucciati di questi sconti in bilico di rimborso. Vedo e penso. Va a messa, amen, scusate proprio il portapacchi no che già stiamo al limite, Arrivederci, coscienza a posto perché piange le spese che ha. Piange soldi, lui. Noi, amici prima ancora che clienti, noi che ne abbiamo girati molti di concessionari anche della stessa casa e che abbiamo visto che neanche un prezzo di favore ci ha fatto, noi firmiamo, che la macchina, alla fin fine, ci serve. Amen.

Eppure le abbiamo provate tutte per trattare… pensare che abbiamo applicato anche la tattica Ikea che prevede che la base girevole Sturgulp, ad esempio, si trovi in mostra sia al reparto cucina nell’impego di “vassoio girevole per pietanze”, sia al reparto soggiorno come “base girevole per orientare meglio la televisione”. Per non parlare della multipresa 3 uscite 2 pezzi Koppla nel reparto X impegata per attaccare Y, poi nel reparto Z per attaccare W, poi nel reparto A per attaccare B… e così via fino al tuo reparto per attaccarti al piffero, che alla fine quando hai finito il giro e la Koppla l’hai avuta sotto agli occhi per circa 4 ore allora dici Mmh, ma sai che la Koppla mi serve proprio che devo attaccarci… e così ti attacchi, e cedi, al martellamento visivo ed esci pieno del certamente immancabile articolo Skazzo.
Ecco la tattica Ikea, martellare.
Che significa?
Noi quelli dell’autosalone dove abbiamo preso la macchina nuova anche a tale martellamento li abbiamo sottoposti, ci siamo presentati in varie formazioni a chiedere sempre le stesse informazioni e sconti: io e mio padre, io e mio cognato primo, mio padre e mio cognato primo, mio padre e l’altro mio cognato, mio cognato primo e mia madre, mia madre e mio padre, io e mio padre e la mia ragazza e mia madre. E così via. Li abbiamo martellati, ma forse ecco, di fronte a tanta grazia la tattica Ikea proprio non basta.

All’atto della stipula, senza parlare dei molteplici preventivi della concorrenza presentati sfacciatamente da noi sotto i loro occhi, senza sentirci dire sì ma possiamo togliervi qualcosa (no il bracciolo ho capito che è peggio di un invito da mille euro a cena)… all’atto della stipula ci presentano il contratto, noi ci guardiamo in faccia, alla fine costa come acquistarla da altre parti, alla fine firmiamo.

E com’è che quando vado a Ikea invece mi fregano sempre che cedo a furia di essere martellato?
Forse all’Autosalone, però, che sono così devoti. Qualcosa di miracoloso accade davvero. E allora cedi tu. E quasi ti dispiace quando il proprietario batte cassa e se ne va mogio mogio, che altro proprio non può fare per noi se non prendersi quelle poche migliaia di euro e destinarci una preghiera. E allora, appunto firmiamo.

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Il rosario di Tiffany - Sarkozy ubriaco? - Un comico per la politica

Posted by xamav on Mag 15 2007 | Politica, Opinioni, Religione, Sfoghi, Società, Notizie, Italia, Cronaca, Estero, Eventi, Internet, Abruzzo

Per chi se li fosse persi, perché in televisione, ultimamente, si fa sempre più fatica a distinguere tra comicità e fatti veri.

È accaduto che… durante la visita di Bush e il trambusto a Roma il senatore Selva si finge colto da malore durante le manifestazioni a Roma per farsi portare in ambulanza e di corsa verso gli studi de La7, dove doveva intervenire in un programma, lo ammette lui stesso, lo ha fatto per evitare blocchi per strada e casini vari.
Mi chiedo. E se qualcuno avesse avuto bisogno dell’ambulanza davvero? Ma forse ai parlamentari non bastano i già tanti privilegi.

Nel frattempo, mentre i signori Prodi e Bush parlavo e si scambiavano doni, anche la signora Laura Bush riceveva da Flavia Prodi una borsa di Tod’s, ricambiando a sua volta con una scatolina contenente un rosario di Tiffany.
Ecco, sul rosario di Tiffany ci sarebbe da aprire un dibattito teologico psicologico materiale… mi chiedo, visto che il
rosario è simbolo forte di fede, se abbia qualche potenzialità in più se porta anche il marchio Tiffany. A me, questo accostamento, sembra che abbia un tantino intimo del blasfemo. Chi glielo dice a Tiffany o magari a Laura che ha avuto questa bella idea di presente?

Nel frattempo (in un altro tempo astratto) Sarkozy pare si sia presentato ubriaco a parlare davanti alle telecamere dopo l’incontro con Putin, che sia andato a finire tutto a tarallucci e vino? Non sarebbe la prima volta, politicamente parlando.

A Bush (ma quanto è presente nelle notizie?) rubano l’orologio mentre porge festosi saluti alla folla di Fushe Kruja (Albania)… tutti i miei sentiti complimenti all’autore, per una volta l’ha messa lui in quel posto al capo del mondo.

Poi, lo spettacolo del centrodestra… qui in Abruzzo. Leggo sui cartelloni che già ricoprono quelli elettorali che Vincenzo Olivieri (comico nostrano) si esibisce in uno spettacolo per Cordoma (appunto candidato e neo sindaco di Montesilvano di centrodestra). Leggo che ci sono state performance di Annalisa Minetti e Pippo Franco per il partito Democrazia Cristiana Per Le Autonomie (che ancora mi chiedo cosa significhi).

Concludendo, mi chiedo, ancora.
Dovesse candidarsi un comico, visto che tra lo spettacolo e la politica, soprattutto tra comici e politica, c’è una sottile linea (non rossa in questo caso)… dovesse candidarsi un comico, chi sceglierebbe come uomo politico per sostenerlo in uno show e perché?
Io una mezza idea ce l’ho…

E forse vale la pena anche fare un salto a vedere il nuovo film con Robin Williams, “L’uomo dell’anno”, almeno dalle anteprime sembra molto attuale… anche se temo, come leggo dalle critiche, che sia troppo politically correct.

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A proposito di antenne…esprimiti J.I. (1/3)

Posted by emionirico on Mag 11 2007 | Tecnologia, Società

Sono sempre stato affascinato dal “mistero” che le antenne nascondono. Sono lì, immobili, a volte quasi nascoste, altre volte “accompagnate” da un ronzio basso e sinistro che proviene dalla stazione di amplificazione adiacente all’antenna stessa, che rende il tutto ancora più misterioso ed eccitante. Stanno lì, non si muovono, eppure trasmettono nell’etere una vastissima quantità di informazioni. La tua voce ad esempio, o il tuo programma televisivo preferito. Ma che cos’è in realtà un’antenna? Senza scendere troppo nei dettagli, un’antenna non è nient’altro che la “terminazione” di un circuito elettrico, ovvero la sua ultima parte, o al contrario il primo stadio a monte di un circuito elettrico, a seconda che l’antenna serva rispettivamente a trasmettere o a ricevere un certo segnale contenente informazioni di vario tipo. Nel primo caso, il circuito elettrico o elettronico serve a trasformare l’informazione originale che si vuole trasmettere, ad esempio la voce umana, in un segnale elettrico che contenga l’informazione del segnale originale (la voce umana appunto). Questa operazione si chiama “trasduzione” nel dominio elettrico di un segnale meccanico, ovvero acustico in questo caso. Il segnale elettrico generato raggiunge poi l’antenna che lo “irradia” nello spazio libero circostante, ovvero nell’aria, sotto forma di segnale elettromagnetico. Da qualche altra parte c’è un’antenna ricevente, magari distante diversi chilometri da quella trasmettente. L’antenna ricevente capta il segnale elettromagnetico generato dall’antenna trasmittente, lo trasforma in un segnale elettrico che viene “letto” da un circuito elettrico (elettronico) collegato all’antenna. Quest’ultimo svolge una funzione opposta a quella del circuito collegato all’antenna trasmittente. Infatti, trasforma il segnale elettrico captato, che contiene l’informazione originale, in un segnale acustico, ad esempio attraverso un altoparlante, ed il gioco è fatto: la voce originale, dopo essere stata trasformata in un segnale elettrico e poi in un segnale elettromagnetico radiato nello spazio libero, viene ritrasformata in un segnale acustico che può essere udito e compreso da chi è vicino alla stazione ricevente. Questa è la “magia” della trasmissione radio.

J.I.

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