Kimi Raikkonen e la Madonna di Medjugorje
La scena è la seguente: sono ficcato in un separé in stile Impero sulla nave che, nottetempo e controvoglia, mi porterà dalla Croazia in Italia. Sono un fortunello: ho una presa vicino quindi lavoro al computer. Il salotto è ricolmo di francesi e italiani di ritorno da Medjugorje. Sono tutti deformi, con menomazioni fisiche più o meno evidenti. È chiaro che sono andati nel santuario erzegovese alla ricerca di un miracolo che, beckettianamente, non è arrivato. Forse non hanno pagato abbastanza. La loro menomazione più grave riguarda la testa ed è un male bipartito, esterno e interno alla loro testa. Esterno: indossano tutti un cappellino giallo con un qualche campanile e una qualche frase moralmente corroborante. Interno: tutti quanti escono fuori ad ammirare l’Adriatico by night e capellini volano in massa via dalle loro teste a forma di edicola belgradese. La speranza è che affondino e, putrefacendosi, diventino petrolio altrimenti gli archeologi futuri avranno il loro bel da fare smeningiandosi circa “quella popolazione dai cappellini bizzarri che viveva dove ora c’è il mare”. Sopra le loro teste, come una sorta di deità nordica, si erge il pur brevilineo finnico Kimi Raikkonen in cima al podio del Gran Premio del Brasile che gli ha fruttato un titolo mondiale. Pochi giorni prima del suo ventottesimo genetliaco, il piccolo figlio di Jeti si è aggiudicato una gara e un campionato fatto di luci e ombre, nei risultati e nei vari paddock spy games. Sotto al plasma c’è un manipolo di pugliesi (è la regione di Lino Benfi, ricordate?) che non gioisce. Flemma e apatia quasi totali. Il mutismo è rotto solo da un commento che parafraso volgendolo in italiano standard: “Ecchecazzo, vinciamo sempre con un cazzo di stronzo finlandese o tedesco che non parla italiano e non ride ed è pure antipatico. Che cazzo ci vuole a fare il pilota? Devi essere basso come Fisichella. Noi italiani siamo bassi e nessuno che fa il pilota, cazzo!”. Poco dopo viene fuori che anche i pugliesi sono gente piissima, di ritorno da Medjugorje (donde il nocumento mentale) dove si erano recati per certi traffici di santini e rosari fosforescenti con Padre Pio che, apprendo, sono da usare nelle notti in cui “il peccato genera insonnia”. Viene fuori che si sono fermati in Croazia per una breve vacanza e definiscono la Croazia “Medioevo”. I pugliesi? Mah.
Per la mia testa è troppo. Il tutto mi si mesce nelle meningi. La deformità fisica dei fedeli gallici, quella mentale di quelli pugliesi, il traffico di articoli religiosi, la xenofobia sportiva nei confronti del glaucopide Kimi, l’unghia del mignolo coltivata ad arte con cui il pugliese senior si pulisce le orecchie… il tutto accresce la nausea causata da una colazione mangiata assieme al pranzo e dalla grande abbuffata per le nozze d’oro dei miei nonni del giorno prima. M’intristisco ed esco anch’io fuori a cercare del bello nell’Adriatico di notte pensando che se la chiesa incartasse le ostie con una frase di Giovanni Paolo II, come i Baci Perugina, farebbe miliardi…
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INFO: Giunta ormai alla sua sesta realizzazione, torna UBU SETTETE!, rassegna annuale dedicata al teatro d’innovazione autoprodotto, fondata e organizzata dall’omonima rivista di critica e cultura di teatro. Dal 6 al 18 novembre prossimi, 31 nomi dell’underground teatrale italiano si alterneranno in due dei luoghi più rappresentativi del fermento capitolino: il Teatro Furio Camillo e il Rialto Santambrogio, per 12 giorni di programmazione e 33 eventi. Le “alterità teatrali romane” si accompagnano quest’anno a compagnie provenienti da Firenze, Ravenna, Verona, Rimini, Modena, Lisbona, Napoli, Varese, Milano, Arezzo, Siena, Mantova, Bari, tingendo UBU SETTETE! di una spiccata dimensione nazionale. La direzione artistica, valutando l’inaspettata quantità di risposte al bando, ha privilegiato un programma che evidenzia le più significative poetiche del teatro contemporaneo. Confermato il tradizionale spazio alle tante forme della drammaturgia - nuovi autori, teatro civile, teatro di narrazione, “terzo teatro”-, è anche presente un’importante testimonianza di estetiche centrate sull’espressività gestuale e corporea, nonché sull’interazione tra teatro e video. Dal 2003 all’edizione attuale sono state coinvolte complessivamente 32 compagnie, di cui 26 di area romana e 6 ospiti, presentando a circa 2400 spettatori 79 produzioni. Con l’imponente programmazione 2007, UBU SETTETE! si conferma una delle principali manifestazioni teatrali italiane rivolte al monitoraggio e alla valorizzazione dei linguaggi d’innovazione. 