Archive for Gennaio, 2008

Berlusconi prosciolto, sempre di più

Posted by xamav on Gen 31 2008 | Berlusconi, Politica, Notizie, Italia

Cosa significa falso in bilancio? Wikipedia ci dà una mano e dice: Il falso in bilancio è un reato, contemplato in Italia agli articoli 2621 e 2622 (e, in passato, anche il 2623, poi abrogato) del codice civile (Libro quinto, Titolo XI, Capo I). Consiste nelle cosiddette “false comunicazioni sociali” ovvero una rendicontazione non veritiera e corretta dei fatti aziendali accaduti e che dovrebbero essere espressi nel bilancio. Spesso i dati monetari, ovvero le determinazioni quantitative d’azienda non sono sufficienti di per sé a qualificare l’andamento aziendale, necessitando di nota integrativa (parte integrante il Bilancio d’esercizio) ed il rendiconto finanziario. Ciò nonostante è ancora troppo facile e conveniente alterare i contenuti “quantitativi” di un bilancio trasmettendo false informazioni agli stakeholder. Una riforma del 2002 ha inserito alcuni limiti di punibilità: al di sotto di una certa soglia, il reato viene derubricato a illecito amministrativo (LINK).

Arriviamo ora alla notizia dei media.

“Il fatto non costituisce più reato in base a una legge del 2002″

TGCOM commenta così la notizia che Silvio Belrusconi ha chiuso anche l’ultimo capitolo dedicato al caso SME.

E’ bello vedere come sia facile uscire puliti, facile perché basta diventare Premier, farsi la legge, e dopo anni, tanto per essere sicuri che la si scampi visto che magari la prescrizione non basta, uscirne coperto doppiamente perché tanto il falso in bilancio lo si è personalmente depenalizzato.

C’è del geniale in tutto questo. Io se Silvio si ricandida lo voto. Ha del geniale quell’uomo.

“MILANO (Reuters) - La prima sezione penale del tribunale di Milano ha prosciolto oggi l’ex-premier Silvio Berlusconi, per intervenuta prescrizione, dall’accusa di falso in bilancio nello stralcio della vicenda Sme. Si tratta di un provvedimento annunciato, poiché i fatti contestati risalivano al 1986-1989 e quindi già prescritti da tempo. Inoltre i fatti in questione non sono più previsti dalla legge come reato, dopo la modifica della normativa sul falso in bilancio.” (Fonte reuters: LINK)

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Concorso letterario “Facce da curriculum” - PROROGA

Posted by Staff on Gen 31 2008 | Concorsi

PROROGA - DATA UFFICIALE SCADENZA CONCORSO: 31 GENNAIO 2008. PER MAGGIORI INFO sensopposto@gmail.com. BUONA PARTECIPAZIONE A TUTTI!

Concorso letterario nazionale “Facce da curriculum”

“Chi sono? Cosa fanno? A cosa ambiscono?”. Prendete i volti nella “fototessera” (allegata anche al presente bando, file zip), scegliete esclusivamente l’uomo o la donna, immedesimatevi in lui/lei, scrivete la sua vita attraverso un curriculum e una lettera di presentazione.

Edizioni Noubs e Sensopposto.it indicono il primo concorso nazionale intitolato “Facce da curriculum”, ovvero tutte le possibili vite dei due volti da cui trarre spunto. La finalità del concorso è inventare, divertire, stupire, dando libero sfogo all’immaginazione degli autori partecipanti che attorno a uno dei due volti (a scelta) devono creare differenti realtà. Sono gradite opere che mettano anche in risalto i disagi del lavoro di oggi, le differenze tra studi, preparazione, aspettative e possibilità reali di guadagno; apprezzata quindi ironia pungente, critica ma anche denuncia dello stato attuale del mondo del lavoro e delle situazioni che si vengono a creare.

CONTINUA A LEGGERE…

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Il Muro dei Soliti Ignoti e L’Eredità di Chi vuol essere Milionario!

Posted by alexkc on Gen 30 2008 | Televisione, Società, Sfoghi, Opinioni

Se vogliamo prenderci in giro, diciamocelo subito. Parola di scout (che non sono mai stato - non so accendere un fuoco neanche con l’accendino), io a ’ste scemenze non ci credo proprio. Questi orgasmi pre-post cena in cui intere famiglie piagnucolano nella scelta di un pacco e/o di una identità e/o di qualunque altra cosa sia, mi fanno andare in orbita gli zebedei.

Questi sono come quei piccoli delitti in cui si pensa di non fare male a nessuno e quindi si perpetrano in tutta tranquillità alla faccia dei chissenefregadei-telespettatori. Quelle lacrimone che vediamo dalla Tv che rigano i visi dei tele-giocanti, sono le stesse che inondano di liquido corporeo i visi dei neononni che abitano le nostre case e hanno come una unica linea di connessione col mondo (ir)reale, la stupidotv degli stupidogiochiapremi.

Che poi mi chiedo, perché piangere per terze persone che manco sappiamo chi sono veramente? E se questa fosse una bella manica di gaglioffi stupra-infanti noi mica li conosciamo? Dalla tv possono sembrare o tutti buoni o tutti cattivi a seconda della convenienza del propositore-programmi-d’intrattenimento.

Fosse questo staremmo meramente, sterilmente, parlando di qualità, quel valore aggiunto sconosciuto che la tv generalista ha obliato nella notte dei tempi, nelle segrete del tempochefu. Qui parliamo invece di inganno, di circonvenzione di incapace-al-giudizio-tv.

A questo punto si torna alla frase iniziale, non prendiamoci in giro! Vorranno farci credere che da Amadeus tutti i concorrenti arrivino alle 19punto55 a giocarsi 200 mila euro per caso? O che da Insinna i pacchi da 100 mila euro in su escano per un fortuito caso del destino solo il fine settimana? No, perché se è così fatemelo sapere.

Ci sono anche gli amici di Frizzi che ai soliti ignoti se gli va male si giocano decine di migliaia di euro all’ultima domanda. Gioco astuto perché anche se sei una scimmia dal quoziente intellettivo di un colibrì, se sai articolare suoni, alla (più o meno) ultima domanda (domanda?!) puoi vincere tanti soldi.

Certo, se fosse premiata l’onestà mi piacerebbe anche regalarle due lire, ma qui sembra tutto pilotato, tutto nell’ottica dell’audience e chi se ne frega di noi telespettatori. E non sono pilotate solo le vincite, ma anche i pianti dei giocanti in pieno stile inondazione del Nilo!

Chi crede a questo immenso mare di non-sense alzi la mano, tanto, come ho detto più volte, la mia Tv rimane placidamente spenta in attesa di tempi migliori.

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Scusa se ti chiamo amore ovvero Raoul Bova trova sé stesso nel bagno di Federico Moccia

Posted by sreckojurisic on Gen 29 2008 | Opinioni, Libri, Letteratura, Cultura, Cinema

   C’è un punto nella carriera di ogni artiere dell’arte cinematografica in cui egli o ella trova sé stesso raggiungendo l’apice insuperabile della propria parabola creativa. Così Julia Roberts difficilmente potrà superare quanto fatto in Erin Brockowich, Ridley Scott non farà nulla di meglio di Blade Runner, i fratelli Coen continueranno a involversi dopo Big Lebowski e Benigni difficilmente reciterà di nuovo la parte di se stesso con tanta genuinità come l’ha fatto in La vita à bella.

   Trovare un punto simile per Raoul Bova da qualche settimana a questa parte è diventato facile. L’acme della sua qualitativamente infelice carriera attoriale è da individuarsi in Scusa se ti chiamo amore di Federico Moccia (sia il libro che il film recano la sua firma fellone).

   Il mediocre nuotatore romano aveva esordito in Piccolo grande amore accanto alla biondona labbrona teutonica Barbara Comecazzosichiama (poi felicemente approdata a Casa Vianello) mostrando il pettorale glabro in una memorabile scena marittima. Sono seguite alcune fiction facilmente obliabili (incluso il non deprecabile Milano – Palermo solo andata, una polpetta ottundente sul Santo di Assisi e un paio di orrende Piovre), un’esperienza in cui ha fatto apparire neofita persino Ferzan Ozpetek, un’altra oltreoceano, in Alien vs. Predator (ci asteniamo dai commenti per non denigrare). Ricordiamo, con lode e con tenerezza, il suo tentativo il dare un Rain man al Bel Paese interpretando, un paio d’anni fa, un giovine afflitto da una qualche sindrome invalidante.

   Ora il buon Bova approda e, speriamo, chiude il cerchio con Scusa se ti chiamo amore di Moccia, una pellicola che vorrebbe per l’ennesima volta fare del andropausico Moccia un paladino dei teenagers moderni e i loro amori via sms e le loro scopate in messenger. Bova, ça va sans dire, vi appare seminudo mentre stormi di passere appena di peluria pubica rivestite declamano, farfugliando a causa dell’apparecchio per i denti, delle frasi munnezza sul sesso molto free e piselli dei coetanei very short.

   L’epopea dell’acne vulgaris e della finta cinta D&G continua stavolta sacrificando Bova Raoul che ha lo sguardo e il vocabolario del golden retriever della pubblicità della Scottex.

   Pazienza… 

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10 - 100 - 1.000 Governi Prodi!

Posted by xamav on Gen 28 2008 | Sinistra, Sfoghi, Politica, Notizie, Italia

E’ proprio vero: piove sempre sul bagnascoRomano Prodi ha chiesto la fiducia, ma non a Bruno Vespa, e mentre a Cremona (Italia) alcuni cremonesi hanno raccolto soldi per regalare un’auto nuova agli agenti di polizia (LINK), mentre l’Iran riceve la quinta partita di materiale nucleare dalla Russia per il primo impianto a energia atomica di Teheran (LINK), la vera bomba scoppia in Italia, che perde pezzi, appunto. Ma forse tutto ciò è più una cronaca di una morte annunciata. E via col citazionismo facendo.

Ho riscoperto una parola ultimamente: “solipsistico“. Che vuol dire: “esasperatamente egoista, egocentrico“. Cosa c’entra? Forse molto.

Piove sempre sul bagnasco. Ma non si capisce perché si scivola. Che solo qualche mese fa il centrodestra era finito, morto, sepolto, con unicamente scambi di insulti, pesanti, e accuse che neanche all’asilo si vedono cose del genere. E allo stesso tempo il centrosinistra era finalmente cambiato, qualcuno ha storto il naso, ma di certo aveva almeno fatto qualcosa. Un centrosinistra che si è detto moderno, consapevole, nuovo nel coraggio del Partito Democratico. Che la rincorsa di Berlusconi a rinominare il proprio partito sembrava un riparare di fretta e furia per non restare indietro.

Poi ho spento la Televisione, che potevo pure stare tranquillo, almeno per un po’.

Quando ho riacceso, che non era passato tanto, che era qualche giorno fa appena, ho ritrovato il Governo Prodi appeso al voto del Senato. C’è una mia amica, di Avezzano, che insiste nel dire che “senato” esiste in lingua italiana e che significa “crinato“. L’Accademia della Crusca in merito non si pronuncia, non per la mia amica, e per me è difficile avvalorare la tesi della mia amica marsicana, che l’italiano pare non dare conferma. Però forse la mia amica ci ha preso, in un certo senso. Senato=Crinato. E allora i conti tornano. E sì, perché si è crinato tutto.

Il Governo Prodi l’ho visto sgretolarsi, ho visto uno dell’Udeur (vedi Barbato Vs. Cusumano - LINK) sputare in faccia a un collega che a differenza del suo schieramento voleva dare la fiducia a Prodi, ho visto il centrodestra stappare champagne, militanti di destra festeggiare per le strade come fosse la vittoria dell’Italia ai mondiali, ho visto Prodi Romano a testa bassa. E la Bindi. Ho visto la Bindi Rosy e Di Pietro Antonio dopo pochi istanti della stessa sera della caduta, ridere alle vignette di Vauro durante Annozero (LINK).

Che cazzo si ridono? Che cazzo si rideva anche Santoro Michele che tanto fa la fine di Luttazzi Daniele senza neanche necessitare delle esternazioni alla Luttazzi se “quelli” tornano al governo (sempre con Silvio Berlusconi, ovvio, che sta sulle scatole a tutti i suoi seguaci ma poi lo ricandidano Premier: e bravo Fini).

Ho visto, ancora, Crozza, durante Ballarò. Diceva che ormai “stiamo ai coriandoli“: era la sera prima della fine del Governo Prodi, quando lo diceva. E Crozza è stata la sola cosa sana e divertente e vera che ho sentito. E intelligente. Poi solo il Caos. Fini Gianfranco l’ho visto ridere, sereno, nel dibattito sempre post crollo del centrosinistra durante Porta a Porta. C’era anche Fassino Piero, che a quanto pare esiste ancora. Cazzo si ride Fini che ora pensa anche di soprassedere sugli scambi durissimi fatti con Silvio pur di tornare al governo? Cazzo si sono attaccati a fare, tra di loro, qualche mese fa? Ho visto Vespa godere, tanto lui sta sempre lì. Come il Papa.

E allora penso “chi se ne frega“, lo penso sempre di più, e mi sento solipsistico, e sto bene. E godo anche io, almeno. Tanto sto qui, come un ebete. Che l’ebete, almeno, non si “impippa” il cervello ragionando, elucubrando. E il mio “casus belli“, dunque, diverrà “cosa non guardare alla televisione“, e buona camicia a tutti.

 

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Mariella Mehr, “Labambina”

Posted by MisterX on Gen 27 2008 | Mister X, Recensioni, Libri, Letteratura

Collettivo Mister X: utente/autore Daniele Barbieri.

- Recensione scritta e concessa da Daniele Barbieri, pubblicata sul numero 288 (15 dicembre ’07) di “Come-solidarietà“. -

Mariella Mehr, “Labambina”. (Effigie edizioni, Milano, 2006). Pagine: 156. Prezzo: 16 euro.

Una delle più resistenti leggende (paesane e metropolitane) parla di un’organizzazione mondiale per rapire i bambini che fa capo agli “zingari”, ai nomadi. Se poi 998 casi che arrivano alla cronaca smentiscono, un caso resta dubbio e solo un altro potrebbe essere un rapimento… comunque la forza del pregiudizio fa sì che la memoria cancelli i 998 e conservi gli altri due. Se invece che alle “voci” ci si affidasse ai documenti storici non si faticherebbe molto a scoprire che in vari luoghi e in varie epoche accadde esattamente il contrario: i bravi cittadini sedentari (o le loro rappresentanze istituzionali) sottrassero – spesso accampando quelle buone intenzioni che, come si sa, lastricano l’inferno – i figli dei cattivi nomadi per affidarli a famiglie o a istituzioni che erano più carcerarie che filantropiche. Un vicenda simile riguarda anche la Svizzera. Nel 1926 una società filantropica ottenne di occuparsi degli Jenische, una popolazione che come origini ha ben poco a che fare con rom o sinti ma che adottò il loro stile di vita nomade. Così in Svizzera “i figli della strada” vennero tolti ai genitori, rinchiusi negli istituti o affidati a famiglie contadine. I cognomi vennero cambiati, si disse loro che i genitori erano morti, molte ragazze furono anche sterilizzate. Come ricorda Mirella Karpati nella introduzione a «*/Steinzeit/*» (1995, Guaraldi-Aiep) di Mariella Mehr – una delle vittime di questa “sedentarizzazione” - nel 1950 la Svizzera si fece gran vanto di aver  «beneficiato» così 500 bambini «su una popolazione di circa 20 mila persone». Nel 1973 si chiuse definitivamente questa pagina buia, ma solo nel 1986 «Alfons Egli, presidente della confederazione elvetica, chiese scusa pubblicamente».
La tragedia degli Jenische in Svizzera costituisce una delle due chiavi di lettura, appunto quella storica, di uno straordinario libro, sempre di Mariella Mehr che finalmente (cioè dopo 11 anni) è tradotto in italiano da Effigie che ha in catalogo anche «/Notizie dall’esilio/», antologia poetica della Mehr. Nonostante l’autrice sia assai nota e da anni viva in Toscana, a un anno dall’uscita ben poche sono le recensioni. Eppure rari sono i libri capaci di tale forza e di una scrittura adeguata alla sfida che propongono a chi legge. Questa è la seconda chiave di lettura possibile: si può ignorare tutto degli Jenische e buttarsi nel gorgo di un libro che ti prende al laccio fin dalla prima riga. Questa: «Non ha nome, Labambina. Viene chiamata Labambina».
Una protagonista senza nome dunque. Ma anche senza voce: non parla. Senza stupore e senza sentimenti; in Paese spiegano: «è caduta dal carro del diavolo». Senza casa: ha un tetto sulle spalle ma resta «l’intrusa». Senza senso perché il mondo non l’accetta e può essere presa a cinghiate ignorandone i perché. Senza sogni o tregua nel vivere: «perché nel suo mondo sognare significava dimenticare per un istante che bisognava guardarsi alle spalle, sempre e ovunque perché sempre e ovunque c’è un pericolo che ci minaccia». E ancora senza tempo, senza regali (neppure una bambola di pezza), senza pietà, senza luce (per nessuna ragione lei può accenderla)… Senza storia. 

E’ uno di quei libri che “fa male” ma che allo stesso tempo è difficile interrompere. Un mondo disperato. Ci sono «alberi che accarezzano» e c’è una persona che sembra/è diversa dall’inferno in cui vive: dunque si accende qualche luce di speranza ma è solo per poco. Perché il villaggio si svela un incubo non solo per «Labambina» ma per tutti i suoi abitanti, soprattutto le donne, vittime di una ignoranza che si fa scudo d’un dio crudele. Chi vuole scrivere non deve solo trovare – o inventare – storie ma anche, a volte, forzare i linguaggi perché possa essere detto ciò che prima era indicibile o che era stato censurato all’origine (cioè nella testa delle persone). Questo è uno dei rarissimi libri che lo sa fare. Se faticate a trovarlo (è nota la difficoltà dei piccoli editori nel trovare canali) ordinatelo a effigiedizioni@effigie.com. Vale aggiungere che a libro chiuso si avverte la sensazione – assai curiosa – che prestare il libro, consigliarlo non basti; si vorrebbe avere magicamente in tasca
1600 euro in più… per regalarlo subito a 100 amiche e amici; o magari ad alcuni fra gli sciagurati, anche giornalisti, che attribuiscono ai nomadi tutti i mali del mondo.

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Premio “Piero Leo” - Terza edizione 2008

Posted by xamav on Gen 27 2008 | Concorsi, Arte

E’ aperto il bando per la terza edizione del premio di arti grafiche e letterarie della Fillea-CGIL dell’Abruzzo dedicata alla memoria del sindacalista e poeta Piero Leo. Le sezioni sono dedicate alla pittura, alla poesia e alla narrativa breve. Le opere dovranno avere tra i temi quello della pace, del lavoro o della solidarietà. La partecipazione è gratuita.

In palio ci saranno tre borse di studio da euro 1000 ognuna.

Il regolamento completo è su questo link: http://premiopieroleo.blogspot.com/.

Buona partecipazione!

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Il volo di Mohammed - Poesia di Hamid Barole Abdu

Posted by MisterX on Gen 26 2008 | Poesia, Mister X

Collettivo Mister X: utente/autore Hamid Barole Abdu. 

Il volo di Mohammed

Mohammed figlio di Omar e di Sumaira
Nipote del saggio Mandu, capo tribù
Etnia discendente dalla civiltà di Nubia

Mohammed figlio di Omar e di Sumaira
Nato in un Paese oppresso dalla dittatura
Sognava di respirare l’aria di democrazia
Un mondo di libertà e di giustizia

Da bambino amava arrampicarsi
Sugli alberi alti e robusti
Saltava da un tronco all’altro
Sospeso sui rami sottili
Gareggiava con le scimmie
Invincibile con gli scoiattoli

Mohammed era in Italia da poco tempo
Aveva attraversato tutto il deserto
Dal Sudan fino alla Libia

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Incontri Circolo UAAR di Pescara

Posted by Staff on Gen 26 2008 | Religione, Pescara, Abruzzo

Incontri Circolo UAAR di Pescara

Il Circolo UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, di Pescara, organizza presso la Libreria Bookcafè di Montesilvano (PE) incontri mensili, il secondo venerdi di ogni mese,alle ore 21,30, sui temi della laicità, della libertà di ricerca, sui diritti della persona.

Il prossimo appuntamento sarà:

08/02/2008, tema “Geopolitica Vaticana”.

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Hiroshima, mon amour

Posted by kinski on Gen 25 2008 | Recensioni, Libri, Cultura, Cinema, Arte

Mi è capitato di (ri)vedere un film. Conoscevo la sua esistenza da tempo, è un film che ha una certa età. Lo incontrai molti anni fa, quando studiavo per il mio primo esame di storia del cinema. Lo incontrai in mediateca: piccolo schermo davanti agli occhi, grandi cuffie alle orecchie e una lingua, quella francese, che un pò conosco, ma difficilmente riesco a seguire… in basso i sottotitoli in inglese, lingua per me allora pressoché sconosciuta. Mi sforzavo di comprenderne i dialoghi, ma in definitiva mi limitavo a guardare le immagini come un bambino incuriosito che sfoglia le pagine di un fumetto incollando il suo sguardo su ogni disegno perchè ancora non sa leggere… mi sono limitato a sprofondare nelle immagini de Hiroshima, mon amour. Quelle immagini sono rimaste nella mia mente pazientemente in attesa di trovare i loro dialoghi, ’sta volta in italiano, ’sta volta ho imparato a leggere.

 

Hiroshima, mon amour esce nel momento, il 1959, l’anno di A bout de souffle e les quatre-cent coups, nel quale il cinema francese era pronto a quella grande rivoluzione stilistica che segnò un momento fondamentale per la creazione filmica. Di lì a poco nascerà la Nouvelle vague guidata dai cineasti che gravitavano attorno ai Cahiers du cinema di André Bazin e Jacques Doniol-Valcroze, tra i quali Jean-Luc Godard, François Truffaut, Jaques Rivette, solo per citarne alcuni. Alain Resnais, il regista de Hiroshima, mon amour, non faceva parte dei “Cahier” e il suo modo di fare cinema era diverso, ma atrettanto rivoluzionario. La fusione fra la letteratura, quella di Margueritte Duras, e il cinema, quindi il testo e la sceneggiatura, è completo e imponente, sembra di entrare in un racconto filmato dove le immagini sono i periodi frammentari e frammentati che trovano unità nel montaggio. Dove la voce narrante è personaggio stesso del racconto e si inserisce tra i due protagonisti.
No! Non poteva piacere a coloro che sarebbero diventati il simbolo della Nouvelle vague. Non poteva piacere a coloro che avrebbero detto, scritto e pensato ad un cinema praticamente privo di sceneggiatura, dove la diegesi filmica è fatta di pura immagine e dove il piano sequenza annienta quasi definitivamente il montaggio. Due modi di concepire il film, due strutture narrative opposte eppure altrettanto rivoluzionarie. Sarà proprio Resnais a dire : “Non vedo come potremmo influenzarci a vicenda; abbiamo gusti comuni, pensiamo ad un cinema assai più libero di quello corrente, ma non si può dire che le opere di ciascuno di noi esercitino un’influenza su quelle degli altri”.

 

Torniamo a Hiroshima, mon amour, torniamo a quello che Resnais e Duras hanno voluto dirci di un amore intenso e improvviso tra un giapponese e una francese. Lei (Emmanuelle Riva) è una attrice che sta girando un film sulla pace a Hiroshima, lui (Eiji Okada) è l’incontro casuale e l’amore improvviso e passionale. Il film si apre con quello che potrebbe essere un documentario sul disastro atomico del 6 agosto 1945, con la voce di lei, che ora è voce narrante, che ricorda ciò che ha visto: il museo, la piazza vuota in memoria della tragedia, i corpi straziati dal calore. La voce di lui interrompe con precisa puntalità e insinua “Tu non hai visto niente a Hiroshima”. E’ questo il tema dominante del film e del racconto, che comincia stupendamente con i due corpi nudi dei protagonisti abbracciati nel letto dell’albergo e ricoperti dalla cenere atomica come due sopravvissuti all’oblio. E’ questo, dicevo, il tema dominante del film: il contrasto passato-presente, oblio-ricordo, guerra-pace, Francia-Giappone. L’amore improvviso, passionale e forte fa rinascere in lei il dramma triste e nascosto del suo primo amore a Nevers; un soldato tedesco durante la guerra ucciso davanti i suoi occhi dalla resistenza francese, e l’atroce vendetta della città e la vergogna della famiglia nei suoi confronti che la costringe in cantina, rasata e odiata da tutti, fino al giorno della partenza improvvisa per Parigi.

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