Berlusconi prosciolto, sempre di più
Cosa significa falso in bilancio? Wikipedia ci dà una mano e dice: Il falso in bilancio è un reato, contemplato in Italia agli articoli 2621 e 2622 (e, in passato, anche il 2623, poi abrogato) del codice civile (Libro quinto, Titolo XI, Capo I). Consiste nelle cosiddette “false comunicazioni sociali” ovvero una rendicontazione non veritiera e corretta dei fatti aziendali accaduti e che dovrebbero essere espressi nel bilancio. Spesso i dati monetari, ovvero le determinazioni quantitative d’azienda non sono sufficienti di per sé a qualificare l’andamento aziendale, necessitando di nota integrativa (parte integrante il Bilancio d’esercizio) ed il rendiconto finanziario. Ciò nonostante è ancora troppo facile e conveniente alterare i contenuti “quantitativi” di un bilancio trasmettendo false informazioni agli stakeholder. Una riforma del 2002 ha inserito alcuni limiti di punibilità: al di sotto di una certa soglia, il reato viene derubricato a illecito amministrativo (LINK).
Arriviamo ora alla notizia dei media.
“Il fatto non costituisce più reato in base a una legge del 2002″
TGCOM commenta così la notizia che Silvio Belrusconi ha chiuso anche l’ultimo capitolo dedicato al caso SME.
E’ bello vedere come sia facile uscire puliti, facile perché basta diventare Premier, farsi la legge, e dopo anni, tanto per essere sicuri che la si scampi visto che magari la prescrizione non basta, uscirne coperto doppiamente perché tanto il falso in bilancio lo si è personalmente depenalizzato.
C’è del geniale in tutto questo. Io se Silvio si ricandida lo voto. Ha del geniale quell’uomo.
“MILANO (Reuters) - La prima sezione penale del tribunale di Milano ha prosciolto oggi l’ex-premier Silvio Berlusconi, per intervenuta prescrizione, dall’accusa di falso in bilancio nello stralcio della vicenda Sme. Si tratta di un provvedimento annunciato, poiché i fatti contestati risalivano al 1986-1989 e quindi già prescritti da tempo. Inoltre i fatti in questione non sono più previsti dalla legge come reato, dopo la modifica della normativa sul falso in bilancio.” (Fonte reuters: LINK)
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Una delle più resistenti leggende (paesane e metropolitane) parla di un’organizzazione mondiale per rapire i bambini che fa capo agli “zingari”, ai nomadi. Se poi 998 casi che arrivano alla cronaca smentiscono, un caso resta dubbio e solo un altro potrebbe essere un rapimento… comunque la forza del pregiudizio fa sì che la memoria cancelli i 998 e conservi gli altri due. Se invece che alle “voci” ci si affidasse ai documenti storici non si faticherebbe molto a scoprire che in vari luoghi e in varie epoche accadde esattamente il contrario: i bravi cittadini sedentari (o le loro rappresentanze istituzionali) sottrassero – spesso accampando quelle buone intenzioni che, come si sa, lastricano l’inferno – i figli dei cattivi nomadi per affidarli a famiglie o a istituzioni che erano più carcerarie che filantropiche. Un vicenda simile riguarda anche la Svizzera. Nel 1926 una società filantropica ottenne di occuparsi degli Jenische, una popolazione che come origini ha ben poco a che fare con rom o sinti ma che adottò il loro stile di vita nomade. Così in Svizzera “i figli della strada” vennero tolti ai genitori, rinchiusi negli istituti o affidati a famiglie contadine. I cognomi vennero cambiati, si disse loro che i genitori erano morti, molte ragazze furono anche sterilizzate. Come ricorda Mirella Karpati nella introduzione a «*/Steinzeit/*» (1995, Guaraldi-Aiep) di Mariella Mehr – una delle vittime di questa “sedentarizzazione” - nel 1950 la Svizzera si fece gran vanto di aver «beneficiato» così 500 bambini «su una popolazione di circa 20 mila persone». Nel 1973 si chiuse definitivamente questa pagina buia, ma solo nel 1986 «Alfons Egli, presidente della confederazione elvetica, chiese scusa pubblicamente».
Torniamo a Hiroshima, mon amour, torniamo a quello che Resnais e Duras hanno voluto dirci di un amore intenso e improvviso tra un giapponese e una francese. Lei (