Archive for Giugno, 2008

Ubu fuori porta - Centri storici, ricerca teatrale, alterità visive

Posted by xamav on Giu 30 2008 | Roma, Teatro, Eventi, Arte

RASSEGNA DI TEATRO CONTEMPORANEO E VIDEO-ART

MARINO, MUSEO CIVICO U. MASTROIANNI - DAL 1 AL 6 LUGLIO

www.ubusettete.it

CENTRI STORICI, RICERCA TEATRALE, ARTI VISIVE: UNO SGUARDO SULLA CONTEMPORANEITÀ – 6 giorni di programmazione, 8 spettacoli teatrali, 5 proiezioni video, 25 artisti coinvolti. Tutto questo è UBU FUORI PORTA, la rassegna di teatro contemporaneo e video-art in programmazione a Marino, all’interno delle splendide navate della ex Chiesa di Santa Lucia, attualmente sede del Museo Civico di Marino “Umberto Mastroianni” (Piazza Giacomo Matteotti 13).
Grazie alla direzione artistica di due “storici osservatori” della ricerca artistico-teatrale romana e nazionale – Amnesia Vivace e Ubu Settete – UBU FUORI PORTA dà l’occasione di conoscere le recenti produzioni di alcune tra le più significative realtà del teatro contemporaneo e della Video-Art.

Si va dagli studi sull’improvvisazione di TEATRO FORSENNATO al “teatro politico” di OLIVIERIRAVELLI, dal “teatro-format” di MARCO ANDREOLI e CIRCO BORDEAUX al lavoro sul corpo di ELVIRA FROSINI e KATAKLISMA, da un intimo e sorprendente Kafka ritratto da LABIT alla “generazione dei Robot” raccontata dall’esuberante DANIELE TIMPANO.

E poi i video: dall’“antivideo cristologico” di FLAVIO SCIOLÈ e TEATRO ATEO alla ricerca “danzata” dell’identità di MICHELA GENTILI, dalla divertente installazione Teneramente Tattico di LORENZO LETIZIA e DANIELE TIMPANO agli sperimentali Cilindro Raku Numera Uno e Numera Seconda di MARCELLO BONGIÒ e LABORATORIO 1AMULTIMEDIA.

Due spettacoli a serata con inizio alle ore 21. Biglietto unico giornaliero 5 €.

UBU FUORI PORTA – INIZIATIVA IDEATA E ORGANIZZATA DALLA PROVINCIA DI ROMA E DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE AMNESIA VIVACE REALIZZATA CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE LAZIO IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI MARINO, IL MUSEO CIVICO DI MARINO U. MASTROIANNI ED UBU SETTETE.

Comune di Marino - Museo Civico U. Mastroianni - Ubu Settete - Ass. amnesiA vivacE - Provincia di Roma

DIREZIONE ARTISTICA: Ass. Cult. Amnesia Vivace – Ubu Settete.
ORGANIZZAZIONE: Fabio M. Franceschelli, Francesca La Scala, Daniele Timpano, Marco Andreoli.
DIREZIONE TECNICA: Marco Fumarola.
UFFICIO STAMPA: Chiara Fallavollita (kioshichia@hotmail.it).

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Paolo Giordano - La solitudine dei numeri primi

Posted by Biba on Giu 27 2008 | Recensioni, Libri

Paolo Giordano, “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori,  2008) . Pagine 304. Euro 18.

 “I numeri primi […] se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi”.È a questa condizione che vengono paragonati i protagonisti di questo romanzo. Mattia e Alice, due ragazzi così diversi, ma in fondo molto vicini. Le loro strade partono da esperienze di vita differenti, ma si accomunano in quello che è il bagaglio emotivo di ognuno di loro.Alice, all’età di sette anni, è ossessionata da un padre che vuole farla diventare un asso dello sci, sport che al contrario lei odia. È in una delle tante mattine di allenamento, a causa di un mal di stomaco, che decide di allontanarsi dal suo gruppo, finendo così fuori pista e rompendosi una gamba a seguito di una brutta caduta. Dopo questo incidente il rapporto con la figura paterna si sgretola, facendo accrescere in Alice numerose insicurezze e lacune emotive.Mattia è un bambino molto intelligente. Ha una sorella gemella, Michela, con handicap mentale. Questo è il suo neo, il punto debole che non lo fa crescere come tutti i bambini della sua età, i quali non accettano né lui né la sua sorellina. È così che vengono messi da parte, lasciati fuori dal gruppo. Un giorno, per poter partecipare da solo all’unica festa di compleanno alla quale però sono stati entrambi invitati, e avere così la possibilità di vivere un pomeriggio come tutti i suoi compagni, prende una decisione che condizionerà il corso della sua vita.In una fase importante di crescita come l’adolescenza, Mattia e Alice si incontrano e si conoscono. Inizialmente a loro sembra di non aver niente in comune, eppure: “[…] furono gli altri ad accorgersi per primi di quello che Alice e Mattia avrebbero capito solo molto anni più tardi […] i loro sguardi seguivano traiettorie diverse, ma era come se i loro corpi fluissero con continuità l’uno nell’altro”.Nasce così un rapporto, un legame, tenuto insieme da un senso di condivisione di solitudine e inquietudine che accompagnerà le loro esistenze e le diverse scelte che le caratterizzano. I temi e gli argomenti  toccati e narrati in questo romanzo risultano molto delicati e profondi, tanto da spingere il lettore a riflettere su alcuni aspetti legati alla nostra realtà e quotidianità.

Paolo Giordano è nato a Torino nel 1982. E’ laureato in Fisica teorica e lavora presso l’università della sua città con una borsa di dottorato. Questo è il suo romanzo.

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Dublino ore 7 (prima parte)

Posted by kinski on Giu 26 2008 | Racconti

Un anno fa ero a Dublino in Irlanda. Sono stato poco, troppo poco, ma quello che conta più del tempo trascorso è la testa e i pensieri con cui si parte. Ero convinto di restarci molto, ero partito per non tornare e per far diventare Dublino la mia casa … ci stavo riuscendo.
Rileggiendo quello che scrivevo mentre ero lassù mi è capitato fra le mani il testo che segue. Non è altro che la camminata che facevo tutte le mattine per andare a lavorare quando ancora vivevo all’ostello. Avevo la fortuna di attraversare il centro della città la mattina presto potendone apprezzare certi aspetti ceh durante il giorno si nascondevano nel caos quotidiano e cittadino. Per chi volesse andare a Dublino riporto quanto vedevo e le sensazioni che questa città mi trasmetteva.

Il fascino è il nome che ho dato alla sveglia del mio cellulare. E’ nato per caso. Una sera trasmettevano in televisione verso le 23 “Il fascino discreto della borghesia” di Bunuel e io volevo vederlo. Era in francese coi sottotitoli in inglese. Niente male! Non che ci abbia capito molto, ma è stata un’ottima lezione di cinema e di lingua. Comunque ho memorizzato la sveglia alle 23 e per ricordarmi il perché l’ho chiamata il fascino. Appena è squillata il pensiero è stato automatico: nessuna parola definisce meglio di questa i miei giorni a Dublino. Ogni mattino, anche se sono le 6,30, la mia sveglia mi ricorda il fascino del giorno che sta per nascere e una smorfia di sorriso comincia a disegnarsi sul volto.
E come potrebbe essere altrimenti! Mi alzo, una rapida doccia calda, mi vesto, saluto il receptionist di turno e la porta dell’ostello si apre sulla Liffey. Azzurra, piatta, ancora addormentata. Il cielo è macchiato di nuvole, ma pare essere ancora sereno. Forse si è dimenticato di essere cielo d’Irlanda o semplicemente sta richiamando le sue nuvole per darci l’acqua quotidiana che colora di verde un’ intera nazione. Lui, il cielo basso, disegna un orizzonte indefinito e lontanissimo. Io, assonnato e coi minuti contati, sono costretto a fermarmi sul ponte in mezzo alla Liffey … resto ipnotizzato da quelle nuvole di ogni forma che corrono veloci verso l’oceano e poi oltre l’Irlanda verso il polo Nord, la fine del mondo. Sento nascere la sensazione di essere un emigrante in una città al confine del mondo dove tutto può accadere, dove tutto sembra essere una specie di illusione. Come queste nuvole che costruiscono forme nate per esistere un solo secondo per poi confondersi in altre e sparire oltre il nulla in un cielo che non puoi fermare. E’ il grido dei gabbiani che mi risveglia e mi permette di guardare Lei, la Liffey, stretta e bassa al mattino, ma alla sera, quando l’oceano si alza trascinato dall’alta marea, anche il fiume si gonfia imponente e carico d’acqua.
La Liffey, strano fiume per essere il corso d’acqua di una capitale. La prima volta che l’ho vista ho pensato fosse troppo piccola; un torrente cresciuto. Così può apparire ad occhi nuovi e forse un po’indiscreti. Ma con l’andare dei giorni ne ho compreso l’imponenza. Quando è gonfia, piena, potente puoi vedere un corso d’acqua che divide in due una città dandogli carattere e forma, dando un senso ben definito alle strade verticali e orizzontali che scandiscono tempo e movimento di una popolazione che vive costantemente in relazione al perpetuo ciclo dell’acqua. Puoi guardarla nel pezzo stretto tra un ponte e l’altro o lungo tutto il suo percorso attraverso la città, puoi spezzettarla in mille piccoli particolari e Lei ti guarda sempre con occhi diversi, Lei, in eterno movimento verticale, come tutti, e orizzontale, come solo alla Liffey ho visto fare. Lei che ti parla con la lingua dei gabbiani, voce stridula, un lamento di richiami e risposte. Loro, i gabbiani, che volano disegnando figure e intrecci nel cielo, prima su poi giù e forse ti guardano sapendo che li guardi, Loro che nella Liffey vivono e che della Liffey si nutrono.
Ancora ipnotizzato dal volo dei gabbiani rimango ad osservare pezzi diversi di Liffey e scorgo anche dei cigni passeggiare, scivolare lungo un’acqua apparentemente ferma. Camminano in coppia a collo alto quasi volessero vedere oltre le sponde di pietra, oltre i ponti di ferro, vedere la città che si sveglia con un sole già alto, vedere me che vedo loro. E più indietro il cigno nero, solitario, si immerge, sparisce a caccia di pesce e riemerge poco più in là dove forse non te ne puoi accorgere. E’ solo e si nasconde, non si vuole far vedere, nero silenzioso forse è solo un sogno che disegna altre atmosfere d’Irlanda.
Sono rimasto fermo troppo tempo, è il momento di andare … Ho un compito: aprire un bar; ho un orario: Half Seven, ma prima di tutto questo devo attraversare Temple Bar …

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‘Il biscotto te lo do io’ ovvero come lo sport non ha più ragione di esistere

Posted by alexkc on Giu 25 2008 | Sport, Società, Italia

Mi avevano avvertito della follia che fortunatamente tanti italiani non avevano visto lunedì l’altro. Mi avevano consigliato caldamente di farmi un giro su IUTIUB per dare un’occhiata a come l’isteria sportiva poteva aver fatto uscire di senno un paio di commentatori Tv. Mi ero preparato a farmi un paio di risate. E mi sono ritrovato invece pieno di disgusto, come quando si mangia pesce crudo che puzza ancora.

Siamo usciti dagli europei di calcio. Io direi abbastanza a testa alta. Non abbiamo fatto faville, ma forse non avevamo la squadra per farlo. Donadoni avrà le sue responsabilità ma in fondo la Spagna neanche è riuscita a segnarci e a batterci davvero se sono stati i rigori a tirarci fuori come è successo già tante volte in passato.

Per arrivare a questo match abbiamo dovuto già passare una giornata di passione. Sì perché nell’ultima partita del girone non solo dovevamo battere i cugini francesi (e mai buon sangue scorre in questi casi) ma dovevamo anche aspettare il risultato dell’altra partita, quella tra Olanda e Romania.

Biscotto non biscotto, m’è sembrato quasi che tutto quello che avveniva in politica internazionale dovesse sottostare all’importanza di una semplice partita di calcio, e per giunta neanche quella della nostra squadra. Nel frattempo Berlusconi si faceva una nuova legge scandalosa, ma chi se ne frega, qui rischiamo il biscotto!

E proprio quest’isteria ha circuito Nesti e Dossena, che forse sapendo di non essere guardati da nessuno (a RaiUno in contemporanea giocava l’Italia) si sono lanciati in uno sproloquio che se io fossi stato olandese avrei avuto più che qualcosa da ridire. Fino agli ultimi minuti dell’incontro tra Romania e Olanda i due in un delirio continuo hanno tutt’altro che velatamente insinuato che tra le due squadre ci fosse un palese accordo. Questo soprattutto nel primo tempo in cui Nesti (le cui telecronache sono proiettate come sedativo) ha affermato senza smentita che alcuni giocatori dell’Olanda di proposito mancavano dei gol.

E poi ci lamentiamo degli altri, che tutti ce l’hanno con noi, che il mondo è contro l’Italia… basta per favore. Lo sport ha senso solo se è uno spettacolo e un divertimento. Tutte le follie che ruotano attorno e che hanno portato due commentatori ad apparire come giudici del Santo Uffizio sono francamente una sciocchezza che non si può tollerare.

Mi auguro che facciano un po’ di autocritica riascoltandosi le baggianate che hanno detto… e se voi non le avete udite non dovete fare altro che cliccare qui.

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Henning Mankell, Scarpe italiane

Posted by Biba on Giu 19 2008 | Recensioni, Libri

Henning Mankell, Scarpe italiane (Marsilio, 2008). Pagine: 332. Prezzo 18.

Fredrik Welin è un ex chirurgo che vive in una delle tante isole che formano l’arcipelago a largo di Stoccolma, circondato solo da ghiaccio e mare. Figlio di un cameriere, aveva deciso di intraprendere la carriera medica per potersi prendere una rivincita sulla misera e semplice vita condotta da bambino, per potersi così creare una posizione e vivere quel senso di potere che suo padre, invece, aveva sempre subito. In questo clima inizia gli studi di medicina, trascorre un anno in America, torna poi in Svezia dove porta brillantemente avanti il suo lavoro. Tutto prosegue nel verso giusto, fino a quando si verifica uno spiacevole incidente che lo spinge a chiudersi in se stesso e a ritirarsi in solitudine sull’isola dei suoi nonni. Qui, per dodici anni, verranno a mancare stimoli e contatti con il resto del mondo. Un giorno, però, riceve una visita del tutto inaspettata, da parte di una persona che non vedeva dal giorno in cui partì per l’America.

«Quando mi tirai su per tornare in casa, ci fu silenzio tra due raffiche di vento. Qualcosa mi fece provare un senso di paura e trattenni il fiato. Mi girai […] dopo più di trent’ anni Harriet era tornata dal passato. Il rifugio che avevo scelto, si era rivelato espugnabile […] improvvisamente la porta di una vita che avevo considerato finita si era aperta, e la bella donna che un tempo avevo amato e tradito era tornata […] La porta di una passato che credevo finito era aperta e sbatteva. Harriet e il tempo trascorso con lei mi avevano raggiunto come una raffica di vento violenta […]».

Da questo momento la sua vita inizia a prendere una piega differente, insperata. Nuove scoperte, nuove emozioni dovevano essere ancora vissute e assaporate, sentimenti che porteranno Fredrik ad abbandonare la solitudine nella quale si era rifugiato per tanto tempo e a farsi carico di responsabilità fino ad allora sfuggite e messe a tacere. Scarpe italiane è un romanzo che fa forza sull’intensità dei sentimenti, sempre capaci di rinascere, crescere e migliorare. Sa avvolgere il lettore e farlo sapientemente calare nell’atmosfera fredda e gelata delle isole del nord, ma scaldandolo con quella forza che soltanto l’amore può dare.

Henning  Mankell è nato in Svezia nel 1948 e vive tra il suo paese d’origine e il Mozambico. È autore della serie gialla del commissario Wallander, tradotta in 39 lingue.

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Se l’Irlanda dice “no”

Posted by erin on Giu 18 2008 | Sfoghi, Società, Politica, Opinioni, Notizie, Estero

Ancora un “no”. Ancora crisi. Ancora  a pensare a come andare avanti, a come convertirlo in “si”.Si può, in effetti, essere d’accordo con Napolitano, quando dice che : “non si può più pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell’1% della popolazione dell’Unione possa arrestare l’indispensabile processo di riforma”.Lisbona non rappresenta nulla di nuovo. Non allarga gli ambiti di competenza, non chiede ulteriore cessione di sovranità, non ha le pretese di un trattato costituzionale. E’, principalmente, una riforma dei meccanismi decisionali, perché con l’unanimità, a 27, non si va avanti. Per questo è indispensabile che venga approvato : in sua assenza è il caos, e dal caos non ci guadagna nessuno, tantomeno noi. Coloro che vorrebbero convincerci di quanto ho appena detto, ma per fini completamente diversi dai miei, tentano ora di qualificare rifiuto di un piccolo paese, uno di quelli che grazie all’Europa è cresciuto a due cifre negli ultimi anni, semplicemente come incomprensibile, insensato, un ostacolo da eliminare.Ma prima di farci fregare con una politica del “voto utile” anche in Europa, onde evitare che essa porti ai risultati catastrofici che abbiamo visto (e viviamo) nel bel paese, sulle ragioni di quel “no” sarebbe forse utile interrogarsi, invece di schierarsi sui fronti dei “pro” e “contro”, entrando in quella mentalità da ultràs che uccide il pensiero..Questo, come speso accade, non è un no a Lisbona, è un no all’Europa. Ma, a differenza dei rifiuti di Francia e Olanda, che racchiudevano anche le voci di coloro che volevano fermarsi per poi ripartire, ma con un’altra Europa, quella dei popoli, quella sociale, stavolta, è un rifiuto ceco. E’ un no triste, chiuso, distruttivo.Il no di gente semplice che, con la crescita economica, ha visto il proprio paese, colonizzato dall’industria statunitense del PC, stravolto in meno di dieci anni, i propri ragazzi dimenticare il gaelico e ascoltare hip-hop, le propri strade invase dai polacchi. E’ il no cupo e rabbioso di chi vede il futuro solo nero, e crede che l’unica difesa sia un ritorno al passato. Difatti, se l’Italia è una mucillagine, l’Europa non scherza: anche dove lavoro si trova in meno di due mesi, non si è mai pagati sotto gli 800 euro, e dopo un licenziamento c’è per tutti un congruo sussidio di disoccupazione (non parlo dell’Irlanda, ovviamente, in cui stipendi da favola si accompagnano a uno stato inesistente), l’ansia è la stessa. “Tutto è più caro, come arrivo a fine mese, oddio la benzina, non vedo più in là di domani”. Se nel vecchio continente siamo così sfiduciati, senza eccezioni, anche in posti in cui tutto – o quasi - funziona, è proprio il caso di dire : “per fortuna che da noi c’è il sole e se magna bene”.

E la colpa del crollo delle speranze ? All’Europa. E allora l’Europa buttiamola a mare. Atteggiamento simile a quello di Tizio che, di fronte a un’onda anomala, pensa “che culo, io so nuotare”.

L’Europa c’è. C’è poco da fare. Ed è pure probabile che molti dei nostri guai vengano da lì, anche se a quel punto, Europa sarebbe solo uno dei possibili nomi dati a un sistema economico stile caterpillar sul punto di implodere, e prendersela con la prima, invece che col secondo, è fuorviante: serve solo a farsi fregare meglio.Comunque, dicevo, l’Europa c’è. E se dici “no” oggi, troveranno un modo per farti dire “si” domani. Non si può ignorarla, combatterla da una prospettiva nazionale, cercare di smantellarla. Sforzi inutili. Se stiamo andando dove stiamo andando, è perché il mercato è più forte dell’umanesimo, ed è ormai l’unico motore di questa unione. Questo è ciò che va combattuto, ma nell’unico modo possibile : dall’interno. Informandoci, conoscendola, criticandola, scendendo in piazza per ogni direttiva vergognosa, come quella appena approvata sulle espulsioni, e non solo per l’art. 18. Ogni tentativo di smantellare i nostri diritti sociali, va conosciuto, e combattuto, che venga da Roma o da Bruxelles. Per altre vie, si sta tentando di reintrodurre

la Bolkenstein, una misura che scatenerebbe una guerra al ribasso dei salari tra vecchi e nuovi Stati. Chi lo sa ? Che facevamo noi, mentre i giovani di mezza Europa protestavano da mesi durante il primo tentativo di approvazione di questa famigerata direttiva, pochi anni fa ? Che faremo ora, che per evitare quella protesta, tenteranno di farla passare in silenzio, caso per caso, grazie a una Corte di Giustizia che se chiedo in giro, pochi sanno persino dov’è ?

Riprendiamocela, questa cazzo di Europa!

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In Italia, Briatore e la Gregoraci addendi di un’equazione inverosimile nel mo(n)do più assoluto

Posted by emionirico on Giu 17 2008 | Società, News, Editoria, Web, Sfoghi, Opinioni, Eventi, Italia, Notizie, Aneddoti

Kandahar, i talebani assaltano il carcere di massima sicurezza con un camion bomba

Caserta, segregata in casa per una gravidanza

Zimbabwe, il presidente Robert Mugabe ha giurato che l’opposizione non governerà mai e di essere pronto alla battaglia, arrestato il leader dell’opposizione

Morti operai in cantiere milanese

Giappone, sisma nel nord magnitudo 7,2: 6 morti 12 dispersi

Sudafrica, riesplode la violenza xenofoba, arso vivo un immigrato del Mozambico

Da più di tre settimane nessuna notizia dei volontari Giuliano Paganini, Jolanda Occhipinti e Yusuf Arale

USA maltempo nel Midwest almeno 20 morti

Morti bianche: a Mineo sei operai sono morti mentre stavano pulendo una vasca in un impianto di depurazione

Cina, esplosione in miniera, 34 minatori bloccati

Ma…

La Gregoraci e Briatore hanno detto “sì”, un “sì” blindato, finalmente sposi… Lei che scende da una Rolls Royce…

Roma, 14 giu. - (Adnkronos) - “E’ stata una cerimonia che mi ha commosso molto. L’addobbo della chiesa era bellissimo con molte peonie e ortensie. La mamma e il papa’ di Elisabetta era elegantissimi. Ho visto molti occhi umidi della mamma, delle zie e anche di vecchi come me”. Cosi’ il presidente di Medusa Carlo Rossella ha raccontato ai cronisti come si e’ svolta la cerimonia nuziale che ha unito in matrimonio Flavio Briatore con Elisabetta Gregoraci. Tre gli applausi che hanno accompagnato la celebrazione del matrimonio: “Il primo e’ stato per Berlusconi -ha detto Rossella- che quando ha visto che la sposa era in ritardo ha detto ‘Guardate che non e’ colpa del governo’”. Riferendosi al presidente del Consiglio, Rossella ha poi aggiunto che “anche lui era emozionato”. In merito all’omelia Rossella ha raccontato che e’ stata incentrata “sull’indissolubilita’ e sulla bellezza del matrimonio”. Tra i particolari che hanno colpito di piu’ Rossella, oltre al cappello di paglia di Daniela Santanche’, l’abito da sposa della Gregoraci: “La sposa e’ bellissima -ha spiegato Rossella- spose cosi’ belle sono rare. Anche le musiche erano bellissime” ha aggiunto ricordando in particolare l’Ave Maria di Schubert “eseguita da un tenore bravissimo, Alessandro Safina”. (Laf/Pn/Adnkronos)

Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci hanno finalmente detto sì e alla cerimonia super blindata che si è tenuta questa mattina a Roma ha partecipato anche Silvio Berlusconi. Il premier è arrivato con la scorta e il direttore del Tg4 Emilio Fede, dieci minuti prima della sposa, che ha tardato 40 minuti ed è arrivata in Rolls Royce d’epoca. A officiare la cerimonia il cardinal Paul Poupard, nella chiesa di Santo Spirito in Sassia. “Scusate la sposa per il ritardo. La colpa non è la sua ma del Governo” è stata la battuta di Berlusconi. Quattro grandi ombrelli bianchi hanno protetto dai flash la Gregoraci mentre saliva le scale della chiesa, in abito bianco di Roberto Cavalli, con velo di sette metri e tiara di diamanti e platino in testa. La strada che portava alla chiesa era completamente transennata e sorvegliata da vigili e un imponente servizio di sicurezza privata, per impedire al pubblico, ma soprattutto ai fotografi e alla stampa di avvicinarsi alla chiesa. Motivo di tanta segretezza, una esclusiva sulla due giorni di festa di nozze concessa ad un settimanale. I 350 invitati, fra i quali l’ex premier spagnolo Josè Maria Aznar, l’imprenditore Luciano Benetton, il pilota di Formula 1 Alonso e i Duran Duran, hanno consumato dopo la cerimonia un brunch nell’hotel di fronte alla chiesa.
All’arrivo di Berlusconi, gli invitati alle nozze sono scattati in piedi e non accennavano più a sedersi. A quel punto Briatore ha dovuto pregare al microfono i presenti di riaccomodarsi. Al momento della comunione, il cardinale Poupard si è sistemato inavvertitamente sul lungo velo della sposa di 7 metri. Le body-guard hanno fatto quindi spostare il porporato e l’abito della sposa è stato salvato. Pochi i cappelli delle signore, ma esagerata la “pamela” della testimone Daniela Santanchè. Immancabile anche una sorpresa organizzata per lo sposo: due finte spose dal programma televisivo Lucignolo hanno accolto Flavio Briatore arrivato in tight, come tutti i testimoni, con un grande striscione con la scritta “Flavio sposaci”, urlando per diversi minuti “Briatore sposa noi due e lascia quella”. Come la cerimonia, blindato anche il brunch nell’hotel fronte chiesa, nel castello di Torcrescenza, tanto che la sposa, per evitare i flash dei paparazzi appostati in una stanza dell’albergo, è stata per tutto il tempo protetta dai quattro ombrelloni bianchi. (L’Unione Sarda)

Ehhh… 136 articoli simili sparsi nel web…

Però, un momento, la Canalis è incinta… ma no è una bufala!!!

Ma di cosa stiamo parlando?!?!

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Solitudini, di Andrea Buccella e Jacopo Coccia

Posted by xamav on Giu 14 2008 | Fotografia, Eventi

SOLITUDINI Vuoti ed alienazioni del contemporaneo, dal 14 Giugno al 18 Luglio, Atelier 777

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Jerusalem the east side story

Posted by Staff on Giu 14 2008 | Pescara, Eventi, Cultura

Deposito dei Segni e Associazione Palestinese “Wael Zuaiter” in collaborazione con Movimentazioni, Libreria Primo Moroni, Comune di Pescara: Jerusalem the east side story.

16 giugno ore 18, Sala Convegni; museo d’Arte Contemporanea Vittorio Colonna, Pescara.

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Jean Ziegler: chi sta rubando il diritto al cibo

Posted by xamav on Giu 13 2008 | Economia, News, Società

Le cause che hanno scatenato l’attuale crisi della produzione alimentare hanno, per molti versi, generato una violazione del diritto alla nutrizione. Lo scorso anno, dal febbraio 2007 al febbraio 2008, il prezzo del frumento sul mercato internazionale e’ cresciuto del 130%, quello del riso del 74%, quello della soia dell’87%, quello del granoturco del 31%. In media, in questo periodo, il prezzo dei prodotti di prima necessita’ e’ cresciuto di oltre il 40%. Ci sono tre importanti aspetti preliminari da considerare. Innanzitutto, paesi forti come l’India, la Cina, l’Egitto e altri sono attualmente in grado di fornire alla loro popolazione gli alimenti di primaria necessita’, anche se questo non sara’ un processo a lungo termine. Ma la maggior parte dei paesi piu’ poveri non ha la stessa capacita’. Haiti consuma in genere annualmente 200.000 tonnellate di farina e 320.000 di riso. Il 100% della farina consumata e’ d’importazione, e cosi’ il 75% del riso.

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