Mentre il mondo acclama la speranza del nuovo millennio, Barak-sono-molto-abbronzato-Obama, mi soffermo un attimo a considerare l’attenzione come sempre spropositata che i media dedicano alla consorte. Puntare sulla moglie per accalappiarsi le simpatie popolari è tradizione antica e universale, non c’è stata first lady che sia sfuggita all’analisi minuziosa della sua persona, e in genere la temperatura sale quanto più colei è bella, giovane o simil-tale, o al centro di tormentate vicende personali.
Non è questo il caso in questione: qui abbiamo una madre di famiglia, che dimostra esattamente l’età che ha, può sembrar tutto fuorchè una modella, e se ci capitasse di incontrarla al supermercato con addosso il maglioncino comprato all’upim e la stanchezza della giornata segnata sul viso, non esiteremmo a definirla brutta. Eppure.
Eppure gli americani sono impazziti per lei, è sotto i riflettori come poche, e soprattutto piace: motissimi commenti, poche critiche. Non è stata bistrattata nemmeno quando si è presentata all’insediamento del marito vestita di giallo canarino. Perché? L’elezione di suo marito è un evento storico, è la prima afroamericana a diventare first lady, ma tutto questo non basta a giustificare la sua personale acclamazione popolare: e se il suo segreto fosse proprio il non esser bella?
Mi spiego: nella patinata immagine che ci viene ormai offerta del mondo dei potenti, quanto spesso succede che l’uomo del momento, giovane e aitante, abbia al suo fianco una donna che non ha le misure giuste, né il naso all’insù, né le immancabili meches?
Michelle Obama (…ma non ci tengono al proprio cognome queste prime mogli americane?) è un modello raggiungibile per milioni di donne in tutto il mondo. I suoi fianchi grossi, l’andatura in fondo poco aggraziata, il volto dai lineamenti pesanti: quante donne riescono senza nemmeno rendersene conto a sentirsi simili a lei? Quante donne stanno oggi sognando che anche una bruttina sorridente può essere la regina incontrastata del palcoscenico?
Non è saggio fare pronostici quando si tratta di umori popolari, ma azzarderò: a meno di clamorosi passi falsi, Michelle rischia di essere la first lady più amata degli Stati Uniti d’America degli ultimi decenni. E il neo presidente rischia ben più di Clinton, se inciampa in una qualche stagista nella stanza ovale: credo che la solidarietà nei confronti della goffa e vivace Michelle supererebbe di gran lunga quella per Hillary, bionda e inamidata figlia dell’America bene.
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