Archive for Febbraio, 2009

Prove di inciucio Rai-Mediaset e Tg a senso unico. Non sarà ancora dittatura, ma qualcosa non quadra

Posted by alexkc on Feb 23 2009 | Società, Televisione, Berlusconi, Sfoghi, Politica, Italia, Opinioni, Cultura

Dubbi ne avevo già: è da qualche mese che l’Italia gira in maniera strana - strana per chi non segue le vicende con attenzione, per chi invece si dimostra un po’ più sveglio semplicemente le cose non quadrano. Un esempio lampante c’è stato a Sanremo. La presenza di Maria De Filippi e la vittoria del suo protetto mai è potuta sembrare più scontata. A livello televisivo vuol dire: non dobbiamo più preoccuparci del dualismo Rai-Mediaset - ormai è tutta una grande Endemol-Famiglia che lavora per il bene (?) del Paese.

Ma risulta invece sempre più evidente come tutta l’informazione spinga verso una sola direzione, quella di chi è al potere: lo stesso secondo posto di Povia lo vedo come una grossa provocazione, come a dire:non avevamo il coraggio di farlo vincere, ma ricordatevi che queste parole un po’ reazionario-nazional-popolari devono rimanervi impresse nella mente.

Poi mi guardo la fine del Tg1 di oggi (domenica) e nella rubrica libri si presentano due libri - uno a favore del ponte sullo stretto e un altro che ripercorreva la storia di un fascista del ventennio.

Passando poi ai programmi trash, Domenica In versione Sanremo era tutta una riabilitazione di Povia e una specie di demonizzazione politica dell’intervento di Benigni, con Sgarbi che diceva che la posizione della Chiesa riguardo all’omosessualità è un sacrosanto diritto. Certo che dare del malato a una persona solo per le sue scelte sessuali non mi pare poi così legittimo.

Saranno casi isolati e non collegabili tra di loro, ma a me pare che qualcosa nell’informazione non vada più. Io ho sempre più  l’impressione che nelle stanze di chi conta abbiano già deciso per i prossimi quattro anni che l’idea migliore è quella di spegnere una volta per tutte il cervello di noi esseri semi-pensanti. Auguri a tutti!

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Valzer con Bashir

Posted by erin on Feb 19 2009 | Opinioni, Storia, Estero, Cultura, Cinema, Arte

Non ho mai amato troppo la nuova tendenza dei film fumettati, o dei fumetti filmati. Poi Persepolis mi ha fatto ricredere. E Walzer con Bashir…Non so se è perché quella Beirut, che ha cicatrici di guerra in ogni dove, l’ho conosciuta, e sebbene non possa dire che mi sia piaciuta, l’ho amata. L’ho amata con la tenerezza con cui si ama un meraviglioso animale ferito, e pur avendola solo attraversata per poco, l’ho vissuta (ma su Beirut tornerò presto, in fondo questo post potrebbe essere il secondo della trilogia libanese, e ce ne vuole un terzo - Torno al film - ).Dicevo, non so se è perché in quei disegni, soltanto in minima parte corrispondenti ai posti in cui sono effettivamente stata, mi sono ritrovata. Fatto sta, che sono più reali di qualunque macchina da presa. Raccontano di un soldato alla ricerca della propria memoria. Lo scenario è quello della guerra in Libano, basicamente combattuta da Israele contro le comunità di palestinesi insediatesi nel paese vicino, ma che ovviamente coinvolse in un assurdo giro di alleanze, che negli anni sono mutate senza logica apparente, le varie comunità etnico-religiose libanesi. Si dà il caso che alleati di Israele  fossero i Falangisti, area estremista cristiana:  invito chiunque creda ancora che un certo tipo di feroce fanatismo sia in qualche modo collegato all’Islam - per quello che possa mai contare davvero l’appartenenza religiosa in queste dinamiche - a scorgere quelle pagine di storia. Dopo l’assassinio del loro presidente, Bashir Jemayel, i Falangisti procedettero senza mezzi termini al massacro delle comunità di palestinesi di Beirut ovest, nei campi di Sabra e Shatila, con la copertura di Israele. Di quei giorni, i personaggi del film – soldati israeliani all’epoca giovanissimi, ignari, anch’essi carne da macello – non hanno memoria, e seguirli nella ricostruzione degli eventi è l’aspetto più geniale e coinvolgente della storia.Ora, come pensai per Persepolis, raccontare con disegni che mescolano il piano onirico e  quello reale, uno dei fatti più tragici e crudeli della storia recente, è l’unico modo per rendere sopportabile lo spettacolo senza che si mettano in moto nello spettatore, così come nei protagonisti del film, quei meccanismi di memoria selettiva che eliminano qualunque ulteriore riflessione sul tema. In altri termini, il disegno, ed il modo in cui la storia è filtrata attraverso gli occhi di chi racconta, consegna allo spettatore un messaggio meno sconvolgente di quanto farebbe un filmato, rendendolo così più digeribile e quindi più penetrante. Impossibile da rimuovere.Ciò non significa che si alleggeriscano i contenuti. Il film non fa sconti, più prosegue, più rende increduli, sofferenti, rabbiosi. Assicuratevi un dopo cinema carino, ma senza dimenticare che è tutto vero. E che Gaza è stato ieri.

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Fura Dels Baus - Boris Godunov

Posted by kinski on Feb 18 2009 | Teatro

Bologna, 14 febbraio 2009, teatro Arena del Sole.

Una serata fredda, ideale per andare a riscaldarsi nella calda atmosfera di un teatro. C’è il Boris Godunov di Puskin, monumentale tragedia sulla follia omicida che nasce dalla sete di potere nella Russia di fine XVI° secolo. Ci sediamo, lo spettacolo inizia, la scenografia è composta da grandi quinte bianche sulle quali vengono proiettate le finistre del Cremlino viste dall’interno e il palco è la grande stanza del palazzo dove gli attori si muovono. Dura 5 minuti in tutto il Boris Godunov, poi gli spari, le grida! … un gruppo di persone incappucciate mitra in mano irrompe sul palco del teatro mentre  dagli ingressi del terzo ordine della galleria, dove stiamo noi, entrano altri uomini che ci puntano i mitra addosso. Uno di loro a faccia scoperta, probabilmente il capo, ci dice che da questo momento siamo loro prigionieri e che resteremo tali fino a che il  nostro governo non ritirerà le truppe di occupazione dal loro stato e libererà i prigionieri politici. Inizia lo spettacolo della Fura dels Baus, inizia quell’esperienza estrema che la compagnia catalana vuole far vivere allo spettatore ridando al teatro quel ruolo catartico che gli appartiene. Non siamo al teatro Dubrovka di Mosca di quel tragico 23 ottobre 2002, siamo a Bologna, i terroristi parlano italiano e spagnolo, le immagini proiettate sulle quinte sono quelle del il circuito interno delle telecamere del teatro Arena del Sole nei quali corridoi corrono frenici i terroristi armati e incappucciati. 

L’idea e la realizzazione dello spattacolo sono, a mio parere, convincenti e ben strutturati. La Fura riesce non solo a creare il senso di incertezza e timore che deriva dal non sapere quello che succederà nel vedere il crescendo spaventoso del nervosismo dei terroristi, ma ci rende, grazie all’uso della vidoproiezione che ci mostra “la stanza dei bottoni” dove vengono prese le decisioni su come fermare la follia dei terroristi e ai continui riferimenti al Boris Godunov di Puskin che in un certo qual modo continua parallelo a quell’altro spettacolo,la nostra natura di spettatori, straniandoci dal nostro essere ostaggi e facendoci vivere la stessa situazione da un altro punto di vista.�
Molto interessante è l’analisi che viene fatta sui vari stati d’animo che si scontrano durante i tre giorni di follia. Ci sono gli spettatori e gli attori, i politici e la mediatrice e anche all’interno del gruppo dei terroristi c’è chi è arrivato a quel gesto estremo per motivazioni e finalità diverse e nel crescendo di tenzione queste pulsioni differenti e spesso contrastanti esplodono in modo inaspettato. 

Nel complesso è uno spettacolo che ho apprezzato molto, anche se uscendo ci siamo chiesti perchè non abbiano scelto di calcare di più sulle percezioni sensoriali come un maggior uso di rumori e, soprattutto, l’uso degli odori che, come detto anche dalle testimonianze degli ostaggi del Dubrovka che ci facevano sentire durante lo spettacolo, dovevano essere l’elemento che più di tutti rendeva claustrofobica e insopportabile la prigionia.

 

 

PROSSIMI APPUNTAMENTI:   

Firenze 17-18 Febbraio
Senigallia 21-22 Febbraio
Milano  26 febbraio - 7 marzo
Torino  10 -15 Marzo�
Ferrara 20-21 Marzo
Pordenone 24-25 Marzo�

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The Wrestler

Posted by sreckojurisic on Feb 06 2009 | Recensioni, Cultura, Cinema, Arte

Un attore, si sa, può recitare per tutta la carriera “se stesso” (Roberto Benigni) oppure può fare ruoli diversi allo stesso modo (Kevin Costner). Ma un attore non può fare tutti i ruoli e farli bene. Ci sono, pertanto, dei ruoli che solo un attore (e solo quello) può interpretare. È il caso di The Wrestler di Darren Aronofsky e del suo protagonista Mickey Rourke (Randy The Ram). Al di là del fatto che Rourke sia stato l’enfant prodige prima e terrible poi, di Hollywood e che abbia tirato professionisticamente di boxe, tirato più coca e leccato più fiche di tutti. Rourke è probabilmente il solo attore che alla fisicità un tempo rigogliosa e ora in decadenza poteva unire la recitazione genuina necessaria alla riuscita del progetto. Rourke è perfetto. Rourke sguazza tra le fialette di steroidi, Rourke ha il labbro pendulo, a Rourke scricchiolano le ginocchia quando fa stretching, Rourke ha il naso tappato (e la voce conseguente) di chi ha tirato su con le narici un elefante in polvere. Da vedere.

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Andrew Davidson, Gargoyle

Posted by Biba on Feb 05 2009 | Recensioni, Libri

Andrew Davidson, Gargoyle (Mondadori, 2008). Pagine: 478. Prezzo: € 20,00.
Una storia, un narratore che è lo stesso protagonista del romanzo. Così si mostra da principio “Gargoyle”. Lui è un uomo bellissimo, fisico scultoreo, viso perfetto, che nella vita fa l’attore e il produttore di film pornografici. La sua vita fin dalla nascita non è stata rosea così come dovrebbe essere l’infanzia di qualunque bambino.
Sua madre è morta alla sua nascita. Il padre non ha mai saputo chi fosse. È cresciuto con la nonna fino alla sua morte. Dopo aver perso anche lei, si ritrova a vivere con gli zii tossicodipendenti e che non hanno mai provveduto a lui nella maniera più adeguata. Finisce per questo motivo in un istituto fino alla maggiore età.
A questo punto della sua vita, gli unici interessi che ha sono la lettura e la curiosità per qualunque cosa lo circondi, ma soprattutto il suo interesse per il sesso. È allora che decide di fare del suo maggiore interesse la propria carriera. Questo prosegue fino a quando non ha un tragico incidente in macchina, dal quale ne esce vivo per miracolo, ma completamente ustionato in ogni parte del corpo. Viene quindi ricoverato in ospedale, dove rimane per diverso tempo. La sua vita è interamente distrutta, la sua carriera così come la sua casa di produzione, è solo, non ha più nessuno al suo fianco, neanche un amico, tanto che il suo pensiero è quello di farla finita.
Saranno le figure che incontra in ospedale le persone che diventeranno più importanti nella sua vita. Tra queste una in particolare, Marianne Engels, la quale arriva un giorno in maniera del tutto inaspettata e inizia a prendersi cura di lui.
Lei è una scultrice di gargoyle, una donna molto particolare e bella. È stata una paziente del reparto psichiatrico dello stesso ospedale, probabilmente affetta da schizofrenia. Nasce così questo rapporto che diventa sempre più intenso. Marianne lo cura standogli vicina e raccontandogli incredibili storie, mettendolo al corrente anche della sua convinzione di essere nata ben settecento anni prima.
Gli narra innumerevoli situazioni, stati, eventi, gli dice che loro stessi erano già stati amanti in Germania, quando lei era una suora amanuense e lui un mercenario gravemente ferito di cui si era presa cura e che aveva aiutato a guarire. Nasce allora un vero idillio, che sfocia in un sentimento d’amore che il protagonista non aveva mai provato. Ma con il passare del tempo giunge anche il giorno in cui può uscire dall’ospedale e andare a vivere con la sua Marianne, in cui tutto dovrebbe soltanto proseguire nel migliore dei modi…
Questo romanzo è stato definito un caso letterario internazionale, un Inferno dantesco ambientato nei nostri giorni, tanto da riuscire a tenere legato il lettore e a fargli credere l’impossibile.

Andrew Davidson è nato in Canada. Laureato in letteratura inglese, ha insegnato per diversi anni in Giappone, per poi tornare a Winnipeg (Canada) dove tutt’ora vive. “Gargoyle” è il suo primo romanzo.

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