Archive for Marzo, 2009

L’onda, dall’Italia alla Germania

Posted by Alessandra on Mar 26 2009 | Politica, Italia, Cinema

Nei giorni scorsi si è tornati a parlare dell’Onda, il movimento studentesco che a novembre sembrava voler scuotere il nostro Paese e che a Roma pochi mesi dopo si è invece ritrovato asserragliato nella cittadella universitaria, dove i manganelli hanno ormai libero accesso. Scontrin e violenze di cui si è parlato troppo poco, considerando che i manganelli erano rigorosamente al contrario, che è stata proibita una manifestazione senza validi motivi, che mai come in questa occasione è stato evidente il clima di repressione e fascistizzazione delle istituzioni che da un anno a questa parte si respira a Roma. 

Nel frattempo è arrivato nelle nostre sale “L’onda” di Dennis Gansel, giovane regista tedesco  politicamente impegnato e da noi sconosciuto: un film intenso, veloce, carico e al tempo stesso semplicissimo.Un film che dovrebbe vedere chi si crogiola nella tranquillità di una vita vissuta all’ombra di diritti acquisiti senza combattere e quindi dati per scontati, ma anche chi crede nella forza delle proprie idee e nel diritto di imporle ad ogni costo, in quanto portatrici di un mondo migliore per tutti. Un film che dovrebbe essere presentato in ogni classe di ogni liceo del così detto ‘mondo occidentale’. 

Inutile addentrarsi nella trama, nulla sfuggirà alla vostra compresione per mancanza di ulteriori detagli,  come dicevo lo vicenza è tanto densa quanto semplice. Ma una domanda, la domanda che mette in moto tutto, la riporto su queste pagine sperando che raggiunga il maggior numero di persone possibile, oggi più che mai: 

Sapete cos’è l’autocrazia? E la dittatura?…e davvero pensate che oggi nel nostro Paese non potrebbe più succedere?

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20 e 21 marzo - “E morirono tutti felici e contenti” a Bologna e Milano

Posted by Staff on Mar 20 2009 | Libri, Eventi

Venerdì 20 marzo 2009 - Ora: 19.30/22.00

Luogo: Betty & Books - Bologna
Indirizzo: Rialto n. 23/a

Presentazione del volume “E MORIRONO TUTTI FELICI E CONTENTI“. Antologia di fiabe non più fiabe a cura di Massimo Avenali, edita dalla Neo Edizioni. 18 autori per 18 fiabe rivisitate, riscritte, mutate. Racconti che dissacrano passato, presente e futuro, che portano a paradossi inattesi. Racconti che inducono a contrarsi amaramente sfoggiando un radioso sorriso sulle labbra. Un’opera corale che non si era ancora mai letta.

Obiettivo: contagiare uno dei cuori della Bologna storica con il proprio morbo sarcastico.Nella trasgressiva e colorata cornice di Betty&Books una serata ad hoc per un evento dai contorni fiabeschi ma dal cuore adulto, sarcastico, ironico, amaro.Previsto aperitivo mangereccio.

Interverranno gli autori Carlo Calcaterra e Giovanni Di Iacovo, il curatore Massimo Avenali e gli editori Francesco Coscioni e Angelo Biasella.

 


 

Sabato 21 marzo 2009 - Ora:18.00/20.00

Luogo:Union Club - Milano
Indirizzo:Moretto da Brescia n. 36

Presentazione del volume “E MORIRONO TUTTI FELICI E CONTENTI“. Antologia di fiabe non più fiabe a cura di Massimo Avenali, edita dalla Neo Edizioni. 18 autori per 18 fiabe rivisitate, riscritte, mutate. Racconti che dissacrano passato, presente e futuro, che portano a paradossi inattesi. Racconti che inducono a contrarsi amaramente sfoggiando un radioso sorriso sulle labbra. Un’opera corale che non si era ancora mai letta.

La Neo calcherà suolo milanese portandosi dietro il suo gioiello “E morirono tutti felici e contenti“: un’abbagliante luce di sarcasmo e amarezza, un concentrato epidermico di ilarità e brutture. Saremo ospiti dello Union Club di Milano dove presenteremo la sconsideratissima antologia di “fiabe non più fiabe” .Con noi gli autori Francesca Andriani, Angela Buccella, Giovanni Di Iacovo e Nicola Manuppelli. Tutti sotto l’occhio attento del curatore Massimo Avenali. La Neo Edizioni a seguito.All’intensa voce di Emiliano Torresi sarà affidata la lettura di estratti.

(dai comunicati Neo Edizioni)

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Maristella Lippolis, Adele né bella né brutta

Posted by Biba on Mar 19 2009 | Recensioni, Libri

Maristella Lippolis, Adele né bella né brutta (Piemme, 2008). Pagine: 235. Prezzo: € 14,50.
Adele è una donna normale, né bella né brutta, come ce ne sono tante. Conduce una vita apparentemente tranquilla. Abita in un paesino del centro Italia, ha quarantacinque anni ed è sposata con Antonio, uomo dalle idee fortemente maschiliste e razziste. Non hanno figli e la loro vita scorre in un equilibrio precario ma comunque in equilibrio. Ha deciso di lasciare il lavoro nel momento in cui si è sposata, conducendo così un’esistenza da casalinga, occupata nella cura della sua abitazione e di suo marito, rinunciando per sempre al sogno più grande: diventare un famoso chef.
Questo va avanti fino a quando la vita della protagonista cambia radicalmente nel giro di pochissimo, appena nell’arco di un paio di mesi per un lasso che va da aprile a giugno. Tutto comincia nel momento in cui Adele scopre qualcosa di Antonio, che sembra avere un’amante. In questa sua scoperta, che porterà ad altro, si rivela di grande aiuto la moglie di suo cognato, Irina. Fino a questo momento il loro rapporto è stato solo superficiale, mai andato oltre i convenevoli, ma è nell’istante in cui Irina le chiede qualche suggerimento per migliorare le sue capacità in cucina che l’affinità muta di colpo portandole a una complicità e a una affinità notevoli. Quando poi Antonio decide di partire con suo fratello per qualche giorno, Adele e Irina affrontano invece un viaggio nel passato, iniziandolo con la visita a una vecchia zia di Adele, Clelia, padrona di un ristorante in un paese molto distante.
Nei giorni trascorsi insieme Adele affronta diverse esperienze dimenticate, sepolte per paura delle conseguenze, che hanno segnato però il cammino della stessa compreso il matrimonio. Riaffiorano dunque tutti gli errori, le occasioni perse, le riflessioni su ciò che è stato e ciò che è.
Al termine della breve ma intensa vacanza tornano a casa, qualcosa è cambiato ma Adele non si sente ancora pronta ad apportare grosse modifiche alla sua attuale vita, forse anche perché ha ancora bisogno di tempo per poter capire al meglio cosa fare e come comportarsi. Tutto questo fino a quando Antonio non le chiede di organizzare una cena in onore della sua candidatura alle elezioni provinciali, con una lista razzista di sua invenzione. Ed è proprio in occasione dell’evento la donna metterà darà forma alle proprie idee, al suo essere, nell’impresa di riprendersi una vita sua e più vera.
“Adele né bella né brutta” è romanzo piacevole, a volte ironico, a volte anche commovente, da leggere tutto d’un fiato.

Maristella Lippolis è nata a Ventimiglia ma vive a Pescara. È laureata in Giurisprudenza e lavora per la Provincia. A parte il suo lavoro, organizza anche laboratori di scrittura autobiografica e di storia orale. Ha pubblicato “La storia di un’altra”, che ha vinto il “Premio Chiara” nel 1999, e “Il tempo dell’isola”, entrambe con le edizioni Tracce.

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Vorrei che il culo di Berlusconi fosse edificabile…

Posted by xamav on Mar 17 2009 | Sfoghi

Ovviamente il titolo è solo una provocazione, lo dico perché visto che ormai tutto succede allora non si sa mai che poi uno ci crede. Vorrei. Vorrei tante cose. Ogni giorno quando accendo la tv vorrei spegnerla subito. Vorrei. Vorrei che il Papa quando parla dal suo balconcino con gli anelli e quella croce d’oro che peserà più della sua testa, vorrei che il Papa quando si affaccia e parla dei poveri bambini dell’Africa, di pregare per loro, vorrei che ci andasse a vivere in Africa. E non a fare un giro veloce, che non ha tempo di vederli tutti gli stati dell’Africa. Beati allora quelli che ci sono nati, che di tempo per conoscere la loro terra beffata e occupata e sfruttata e macchiata di sangue e soldi occidentali ne hanno eccome. Almeno fino a  che un macete non gli taglia una testa o una mina non gli fa saltare qualche dito. Vorrei. Vorrei che in carcere ci finissero i bastardi senza cuore assassini e stupratori. Vorrei che tutti avessero una casa e non un 30% in più che dove cazzo lo faccio se abito in città e neanche ho i soldi per l’affitto figuriamoci per comprarla una casa in mezzo al cemento per poi tirarla su con le minchiate del governo. Vorrei. Vorrei tutti attorno a una bella tavola imbandita, e libera,  in mezzo a un verde incontaminato o quanto meno compatibile con l’essere umano perché se non è la natura che si adatta all’uomo e al suo ambiente mi risulta impossibile ormai che possa essere l’uomo a rispettarla nella convivenza. Che forse allora, ad averla una possibilità del genere, neanche di carceri e vite stabilite in cubature avremmo bisogno.

E tanto meno delle cazzate di chi ti entra nel culo da una parte, e nell’anima dall’altra.

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Terzani, Kapuscinski, Politkovskaja: viaggio nella vecchia e nuova Russia

Posted by kinski on Mar 16 2009 | Società, Recensioni, Politica, Libri, Letteratura

Sono le 13.40 di lunedì 19 agosto 1991 a Mosca, simbolo indiscusso e granitico dello strapotere sovietico c’è un colpo di stato, i neostalinisti cercano di far fuori Gorbacev. E’ l’inizio della fine. Il golpe dura tre giorni, i neostalinisti non hanno l’appoggio di nessuno, Gorbacev torna al potere ma solo per dimettersi poco dopo; Elsin, presidente della Russia, destituisce il partito comunista al potere e lo rende illegale. L’U.R.S.S. è morta, il comunismo finito, Lenin definitivamente sepolto.
Tiziano Terzani si trova sul lunghissimo fiume siberiano dell’Amur in quei giorni, sopra un barcone chiamato emblematicamente “Propagandist”. L’U.R.S.S. non era assolutamente una terra unica, ma un’unione neppure troppo unita, anzi spesso nemica, di razze e di popoli, di vecchi stati sovrani e potenti e di culture millenarie. Terzani freme, vuole andare a Mosca, sente di trovarsi nel preciso istante di un cambiamento epocale, eppure intorno a lui è tutto silenzioso, sull’Amur tutto è fermo, tutto è riamsto come ieri e come è da 70 anni. Pensa che forse è a Mosca che bisogna essere ora, pensa che laggiù a migliaia di chilometri di distanza dall’Amur nel cuore e nel cervello di questo infinito impero qualcosa stia succedendo lungo le strade, che anche il popolo stia parteciapando al radicale cambiamento della sua storia. Muoversi in Russia non è facile e il golpe dura troppo poco. Terzani arriverà a Mosca solo un mese e mezzo dopo quel 19 agosto a comunismo caduto. In quel mese e mezzo attraverserà tutta l’Asia centrale ascoltando le testimonianze di popoli per lo più sconosciuti o peggio dimenticati come i Tagiki, gli Uzbechi, i Kazaki, i Chirghisi e gli Armeni, passando per città cariche di storia come Samarcanda, Baku, Bukhara. Il suo è un viaggio affascinante che lo porta a stretto contatto con la povertà, la paura e il sospetto verso il prossimo che i 70 anni di comunismo sovietico hanno lasciato in quei paesi. Parallelamente risorgono il senso di rivalsa, il nazionalismo e il fondamentalismo religioso che trasformano l’Asia centrale in una polveriera pronta ad esplodere. In ogni città piccola o grande che sia vengono tirate giù le statue di Lenin con ogni mezzo a disposizione, tutte le statue, migliaia di Lenin fino alla Piazza Rossa di Mosca dove Terzani sussurra sotto gli occhi delle guardie del KGB “Buonanotte, signor Lenin” in quello stesso mese d’ottobre simbolo della rivoluzione.

Non è facile per chi, come me, ha comunque un profondo rispetto per l’ideologia comunista leggere attraverso le parole di Terzani il degrado sociale e l’apatia spirituale che gli anni del comunismo sovietico hanno consegnato ai popoli dell’Unione; ed è ancora più difficile per chi ha vissuto durante la guerra fredda nella convinzione che il comunismo sovietico fosse l’unica possibilità di riscatto sociale. Era tutto falso. L’ateicissima Unione Sovietica di Stalin era un cimitero a cielo aperto dove nel nome di una nuova religione terrena si potevano commettere eccidi, stermini e genocidi di massa. Kapuscinski giornalista freelance come Terzani , da polacco vittima del dominio sovietico, ripercorre nel suo Imperium un viaggio tra ricordi, racconti ed esperienze attraverso tutta l’Unione Sovietica dal 1939 al 1992. La sua penna è meno affascinante di quella di Terzani, grazie alla quale il paesaggio, i sapori e l’aspetto delle terre dall’Asia centrale fanno da contrappeso alla realtà sociale che in esse vive e si muove. Kapuscinski si sofferma sulla storia, sui tragici eventi che colpiscono, talvolta agnentando, il tessuto sociale russo e panrusso; la sua scrittura è più fredda, diretta ed inesorabile. “Imperium”  è una costellazione di fatti e situazioni che descrivono il tragico e drammatico fallimento del sistema sovietico, eppure nessuno, neppure in Russia, si aspettava che quel monolitico sistema sociale e amministrativo si potesse sgretolare con tale rapidità:
” (…) proprio prima del disfacimento dell’U.R.S.S., nella sovietologia occidentale in genere e tra i politologi americani in particolare, s’era diffusa la teoria che l’U.R.S.S. rappresentasse il modello del sistema più duraturo al mondo. (…), tra i politologi americani non ce n’era uno che avesse previsto la caduta dell’U.R.S.S.”. (TESTO INTEGRALE)
Come dire, il grande potere che può avere l’informazione e la propaganda sull’immagine e la forza del potere politico. Ed è proprio nell’informazione, o meglio, nei “viaggi collettivi della società russa nel mondo dell’informazione” che Kapuscinski vede uno dei due processi che hanno portato al crollo dell’U.R.S.S.(l’altro lo lascio scoprire alla vostra lettura). Lo stato sovietico teneva fortemente sotto controllo l’informazione e l’opinione pubblica a tal punto che era pericoloso anche solo esprimere un parere critico o contrario al sistema; ecco perchè la “Glasnost” introdotta da Gorbacev fu una vera e propria rivoluzione sociale e culturale. La fase di transizione che si vive non soltanto in Russia, ma in tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica ha portato grande scompiglio e indirizzi politici diversi in ogni nazione. Col grido morte al comunismo e viva la democrazia nei molti stati indipendenti nati dal crollo del ‘91 si può vedere di tutto; nella Russia federale c’è Putin che forse non è tanto diverso da uno Zar o da un segretario generale del vecchio partito comunista. Proprio come in passato si scopre che la maggior preoccupazione di Putin è quella di tenere sotto controllo l’opinione pubblica e quindi l’informazione. Tutti, o quasi, conoscono la giornalista Anna Politkovkaja uccisa “misteriosamente” nell’atrio del palazzo di casa sua a Mosca più di due anni fa. Lei raccontava le verità scomode, la tragica guerra cecena, i crimini commessi dall’esercito russo contro la popolazione, l’attentato al teatro Dubrovka dove fu instancabile mediatrica. Tutte verità che minano il buon nome di Putin che sulla lotta al terrorismo islamico e internazionale ha costruito la sua immagine e il suo potere. E’ stata uccisa da un sicario a faccia scoperta … “misteriosamente” … e non è stata l’unica. Dal 2000 la redazione del “Novaja Gazeta” il giornale dove Anna scriveva, nato nel ‘93 e da subito dichiaratosi indipendente, conta 5 vittime “misteriosamente” uccise oltre alle minaccie di morte ricevute da altri due giornalisti per le inchieste sul Caucaso e sull’uccisione della Politkovskaja stessa. Significative le parole del caporedattore Muratov che al rifiuto da parte della redazione di chiudere il giornale ha raccomandato di agire con cautela e di avere più rigardo per la propria vita. Proibito parlaresi intitola la raccolta di scritti della Politkovskaja uscita in Italia nel gennaio del 2007, edita da Mondadori: al suo interno un’interessante prefazione di Adriano Sofri e un insieme di articoli schietti e drammatici che ripercorrono le tragedie di una guerra che continua.
Non è tutto. Non figurano solo giornalisti nella lista di omicidi “misteriosi” della nuova Russia Federale, ma anche politici, e una in particolare una deputata e dirigente del partito “Russia Democratica” che si batteva per i diritti delle minoranze, soprattutto del Caucaso, e che già avevo incontrato nel libro di Kapuscinski; si chiamava Galina Starovoitova. Coraggiosamente aveva aiutato il giornalista ad entrare nel Nagorno Karabach, exclave armena in territorio azerbajgiano occupato dall’armata rossa e dalle milizie azerbajgiane. L’intento di Kapuscinski, far conoscere al mondo la situazione di quelle terre e il calvario del popolo armeno, l’intento della Starovoitova, fare in modo che Kapuscinski potesse vedere e parlare. Era il 1990, sarà uccisa “misteriosamente” otto anni dopo. Putin dichiarerà che non ci sono prove certe che si tratti di omicidio politico.
Venti anni fa crollava il muro di Berlino, la Russia federale compie 18 anni, ma il diritto all’informazione è un qualcosa che ancora non appartiene al popolo russo e panrusso.
Dovrebbe far riflettere la grande amiciazia che lega Putin a Berlusconi, dovrebbe far riflettere la considerazione che hanno questi due grandi amici dell’opinione pubblica.

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